L’evento culturale come fattore di sviluppo locale di Giuseppe Piemontese

L’esempio di Gegè Mangano, insieme al suo amico Giuseppe Gabriele, creatori del Festival dell’Orecchietta, tenutosi in questi giorni in Largo delle Clarisse in Monte Sant’Angelo, ha avuto un grande successo per una larga partecipazione dei giovani e di gente proveniente da ogni parte della Capitanata, ed esso sta a dimostrare che a volte le idee “utopistiche” stanno alla base di ogni progresso e di ogni attività, tale da cambiare il volto di un paese, ma soprattutto ad innescare, da un’idea, l’inizio dello sviluppo locale, che dovrebbe essere alla base di ogni città, che vuole far della cultura e del turismo il proprio motore e il proprio fattore di crescita.

Da quanto ho potuto constatare direttamente, lo svolgimento dell’evento, ha prodotto tanto entusiasmo e partecipazione da parte della gente e soprattutto dei giovani che hanno apprezzato molto l’iniziativa, ma soprattutto hanno interpretato in maniera organica e simbiotica il rapporto fra ambiente ed evento, fra natura e cultura eco-gastronomica, oggi impersonata in maniera egregia da Gegè Mangano e Giuseppe Gabriele, di cui dobbiamo apprezzare il loro coraggio e la loro ferma volontà di dar vita e nuova vitalità al nostro Centro Storico, attraverso la loro arte, ma soprattutto attraverso la loro sensibilità nel voler scoprire ad ogni costo il Genius Loci o l’anima del luogo tramite la cucina garganica e quindi la propria cultura legata alle tradizioni popolari.

In questo modo l’evento diventa cultura e storia di una comunità, ma soprattutto diventa il momento di riscoperta di  un luogo, tanto da creare le basi per uno sviluppo locale basato sulla propria identità e sulla propria cultura, sia essa ambientale che gastronomica. Del resto, specie per i centri minori, lo sviluppo locale si deve basare soprattutto sulla cultura e quindi su determinati standard di marketing territoriali, tanto da creare le basi per uno sviluppo integrato fra cultura  e territorio, in un processo che veda in primo piano la partecipazione della gente, ma soprattutto la presenza degli operatori turistici e commerciali del proprio territorio. In questo senso  gli eventi culturali, in tutte le differenti forme, dimensioni e connotazioni, costituiscono una straordinaria ricchezza delle città e dei territori in quanto espressione d'identità e di comunità, di narrazioni e di nuovi linguaggi creativi.

In questo caso diversi sono gli aspetti che consentono di classificare i grandi eventi, oltre alla loro natura e il loro contenuto: la scala dimensionale, le conseguenze economiche che generano, le caratteristiche delle attività di servizio indotte, le strutture e gli attori coinvolti, il target di riferimento e il ruolo dei mezzi di comunicazione. In questo senso  i grandi eventi costituiscono un elemento fondamentale per supportare una efficace attività “citymarketing”, il cui compito spetta principalmente all’iniziativa politica e quindi alle amministrazioni locali. In altre parole un grande evento deve produrre effetti a lungo termine, altrimenti tutto rimane in una dimensione effimera e senza tempo. E questo porta ad introdurre il concetto di eredità di un evento, elemento che deve essere opportunamente progettata, programmata, così come devono essere studiati i simboli, i valori, i messaggi, le operazioni dirette e indirette di marketing territoriale. In altre parole vi si afferma un nuovo modello di citymarketing, nel quale la visibilità della città o del luogo, diventa elemento fondamentale nella competizione nazionale ed internazionale. Ma teniamo a precisare che non vi è sviluppo se il tutto non viene calato nella cultura della popolazione e per la popolazione, per cui ogni evento deve essere l’espressione di un processo organico di reinvenzione della propria ragion d’essere, che consiste principalmente nella riscoperta della propria identità culturale.

Così oggi noi siamo convinti che per realizzare tale fine vi debbano essere grandi eventi, tale da rapportarli a tutto ciò che può essere di caratterizzante della cultura locale. Per esempio la musica, le tradizioni locali, la cucina, la moda, il cinema, i Beni culturali e quindi l’arte, l’ambiente, fra cui l’architettura e l’urbanistica, per non parlare poi del territorio, nelle sue peculiarità agro-rurali e quindi alimentari. Il tutto visto nell’ambito della riscoperta della bellezza e dell’arte in generale, che derivano essenzialmente dal luogo dove gli eventi si esplicitano e si realizzano e che hanno come base la finalità di tutelare innanzitutto l’ambiente e le sue tradizioni, ma anche di valorizzare quanto viene preposto e quindi reso fruibile. Una bellezza che sia sinonimo di arte e quindi di meraviglia, di riappropriazione della dimensione umana, ma nello  stesso tempo ambientale e quindi spirituale. Del resto l’arte, così come la bellezza, non è altro che l’insieme fra corpo e spirito, fra finito e infinito, fra caducità ed eternità. L’evento, per essere tale, deve far riscoprire tali dimensioni, sia dell’animo umano che del luogo, in un rapporto simbiotico fra corpo e anima, fra natura e spirito (daimon greco), fra il luogo stesso e la comunità che vi abita, tale da creare in sè quell’appagamento dei sensi, ma soprattutto un sentimento di voler “star bene” nell’ambito di una maggiore riscoperta della propria cultura di appartenenza.

E questo è stato, io credo,  e lo sarà speso anche in seguito, lo scopo dell’evento creato da Gegè Mangano, con la sua passione di grande chef, nel voler scoprire, tramite la cultura locale, le sue radici e la nostra appartenenza alla cultura locale. In questo senso ogni evento può dirsi riuscito se lascia dietro di sé un ricordo e un segno indelebile di aver fatto di nuovo rivivere un luogo, una parte di città, nel nostro caso, il centro storico di Monte Sant’Angelo, oggi del tutto dimenticato e in completo abbandono. In questo modo ogni evento di grande rilevanza porta con sé rilevanza culturale ed economica, oltre che benefici sociali, politici ed ambientali.  Infatti, ospitare un grande evento può rappresentare una opportunità unica per migliorare le capacità organizzative, ma anche di progettazione e realizzazione dell’intera comunità ospitante.

Essere al centro del mondo per due o tre settimane e organizzare una manifestazione di successo può costituire una opportunità per promuovere sviluppi tecnologici, creatività e abilità delle imprese locali, talenti specifici. Inoltre anche sul piano politico i grandi eventi possono avere impatti positivi, nel creare i presupposti per aumentare maggiore consenso verso l’amministrazione e rafforzare così il senso di appartenenza e di maggiore responsabilità civile e sociale,  determinando così nuove forme di compartecipazione pubblico-privato.

Ma soprattutto il grande evento  crea emozione e benefici psicologici, oltre che economici, che permettono ad una comunità di crescere e di svilupparsi in maniera equa e fattiva. Infatti,  tutti i cittadini si sentono coinvolti emotivamente e le aziende private hanno l’opportunità di farsi conoscere in un mercato internazionale. Del resto l’organizzazione di grandi eventi, poi, porta all’interazione tra diversi  soggetti  e quindi alla generazione di vere e proprie “reti”, su cui si basa il mercato nazionale ed internazionale,  incrementando così forme di collaborazione tra i protagonisti della politica, oltre a promuovere nuove partnership economiche. Però, oggi, il tutto deve essere visto nell’ambito di un Piano di Rigenerazione Urbana Sostenibile, che ha lo scopo di sviluppare dinamiche sociali ed educative, che possono innescare il cambiamento della comunità attraverso processi di cittadinanza. Rigenerazione, quindi, non solo dell’ambiente e quindi dell’architettura e dell’urbanistica, ma soprattutto una Rigenerazione umana, con la consapevolezza che solo la cultura possa creare le basi per un vero sviluppo locale, attraverso grandi eventi legati ad un vero ed organico marketing territoriale.                                                   

GIUSEPPE PIEMONTESE Società di Storia Patria per la Puglia

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