La scomparsa di Pina Belli d’Elia, grande studiosa e scopritrice del romanico-pugliese

Pina Belli D’Elia

Appello per l’istituzione di una Pinacoteca a Monte Sant’Angelo

di GIUSEPPE PIEMONTESE

Ho appreso con dolore la scomparsa di Pian Belli D’Elia, scopritrice dell’arte romanica pugliese. Una studiosa da cui io stesso ho appreso tanto, fra cui  la grande professionalità, ma soprattutto l’amore verso la Puglia e in particolare verso la Capitanata, di cui ha saputo scoprire il grande fascino dell’arte romanica, che si lega indissolubilmente con la storia e la cultura dei suoi centri urbani, fra cui Troia, Foggia, Manfredonia-Siponto,  Vieste,  Monte Sant’Angelo. Del resto il mio primo libro Monte Sant’Angelo Artistica. Alle sorgenti del romanico pugliese (1975) nasce dalla Mostra “Alle Sorgenti del Romanico.  Puglia XI secolo”, da Lei organizzata a Bari nel 1975, in cui metteva in primo piano, per quanto riguarda la città di Monte Sant’Angelo, i suoi appunti critici riguardante  il Santuario di San Michele, il trono vescovile,  il pulpito dell’Acceptus, i vari frammenti scultorei che oggi si trovano nel Museo Lapidario, le porte di bronzo,  nonché le osservazioni critiche riguardanti le città di Bovino, Troia, Vieste, Siponto, ecc. Un mondo affascinante, pieno di spunti riguardante la nascita e lo sviluppo del romanico pugliese. Ma il mio interesse è andato al di là di tutto ciò, nel voler scoprire, insieme,  il rapporto fra arte romanica e il pellegrinaggio, da cui nasce poi la civiltà occidentale e quindi l’unità europea. E su questo argomento Pina Belli D’Elia si è soffermata molto, allorquando ha voluto approfondire il grande patrimonio storico-artistico dell’intera Puglia, legato principalmente alle grandi cattedrali pugliesi e quindi alla  Puglia Romanica, di cui Pian Belli D’Elia ha scritto un bellissimo libro per conto della Casa Editrice  Jaca Book (2003).

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Santa Lucia e Santa Barbara. Opera di Pietro Vannucci, detto il     Perugino (1448-1523), maestro di Raffaello (1483-1520).

 Un libro altamente qualificante per la profondità del pensiero critico, ma soprattutto per la conoscenza della cultura artista della nostra Puglia, lei che era di origine milanese e lombarda. Evidentemente della cultura lombarda deriva l’intuito che l’arte romanica non nacque in Lombardia, ma soprattutto in Puglia, per quel rapporto simbiotico fra la cultura orientale e quindi bizantina e la cultura occidentale ed europea, legata alla cultura barbarica dei Longobardi e dei Normanni, per poi svilupparsi a contatto con la cultura sveva e angioina. Un legame stretto fra Pina Belli D’Elia e la Puglia, tanto da diventare quasi una sua seconda patria di elezione, ma soprattutto una sua connaturale cultura identitaria, che si amalgamava con la sua sete di conoscenza e di valorizzare tutto ciò che toccava. Un tocco di grande maestria e diffusione di bellezza, la stessa che l’hanno portato  a scoprire l’arte delle nostre città pugliesi, fra cui quella della Capitanata, verso cui la studiosa ha avuto sempre un grande amore e una grande conoscenza. Come del resto ciò fu testimoniato allorquando nel 1999 dovette curare, insieme a Giorgio Otranto, la Mostra L'Angelo la Montagna il Pellegrino: Monte Sant'Angelo e il santuario di San Michele del Gargano, con cui si proponeva di offrire un itinerario sintetico ma accattivante attraverso i tempi e i luoghi legati alla presenza dell’arcangelo Michele, con particolare riferimento al santuario del Gargano e alle località circostanti collegate dalle strade della devozione e del  pellegrinaggio. Inoltre curò, con amore e passione,  il Catalogo  Per la gloria dell’Arcangelo (2001), riguardante le collezioni del Museo Devozionale della Basilica di San Michele sul Gargano, insieme al catalogo Fragmenta (2001), riguardante il Museo Lapidario del Santuario micaelico, di cui fu coordinatrice scientifica insieme a Rita Mavelli, Anna Maria Tripputi, Stefania Mola e Gioia Bertelli.  Successivamente pubblicò diversi articoli riguardante il  Santuario di S. Michele Arcangelo e il pellegrinaggio al Gargano. Ma al di là di tutto ciò Pina Belli D’Elia fu una grande organizzatrice e scopritrice dell’arte pugliese riguardante non solo la scultura e quindi le cattedrali, ma soprattutto il patrimonio pittorico, sparso in tutti i centri della Puglia. Da ciò nacque la Pinacoteca provinciale di Bari, di cui la studiosa fu la Direttrice dal 1974 al 1988, tanto da diventare essa stessa l’incarnazione di un grande patrimonio culturale da trasmetter alle nuove generazioni. Infatti la Pinacoteca diventò, sotto la sua direzione,  lo specchio della pittura pugliese, un tempo misconosciuta al contesto pugliese, promuovendo l’acquisizione di numerose opere pittoriche, tanto da portare la Pinacoteca di Bari a divenire una delle collezioni d’arte più importante del Mezzogiorno d’Italia. Esempio da imitare, per la nostra provincia di Foggia, ma soprattutto per una città come Monte Sant’Angelo, che si pregia di essere la Città dai due Siti UNESCO. Una città che purtroppo non ha ancora  una Pinacoteca, nè un Museo d’Arte Contemporanea.

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Josè de Ribera, detto    Lo Spagnoletto (1591-1652):
Cristo con la Corona di spine.

Richiesta che più volte  ho rivolto all’Amministrazione Comunale, ma che purtroppo ho avuto sempre delle risposte negative o elusive. Eppure ogni città ha bisogno di rispecchiarsi e di identificarsi nel proprio patrimonio culturale, di cui una Pinacoteca o un Museo d’Arte dovrebbe essere l’elemento qualificante per apprezzare la bellezza dei suoi Beni culturali, fra cui le opere pittoriche, che molto spesso sono abbandonate nelle stanze dei nostri amministratori o in locali abbandonati e chiusi, senza che il pubblico possa goderne la bellezza e il fascino della propria arte  e della propria cultura. Infatti, tra i meriti di Pina Belli D’Elia c'è anche l'intuizione di aprire al confronto tra antico e contemporaneo, mettendo in esposizione permanente insieme opere antiche e moderne. Per questo faccio un appello all’attuale amministrazione per fondare e quindi istituire, qui a Monte Sant’Angelo, una Pinacoteca d’arte moderna e contemporanea, attraverso anche donazioni di opere in mano ai privati, fra cui il sottoscritto. In questo modo la città di Monte Sant’Angelo diventa degna di insignirsi del fregio di Città UNESCO, ma soprattutto si attua quello che è stato sempre il sogno di Pian Belli D’Elia, cioè creare in ogni luogo un “cantiere della conoscenza”, attraverso la tutela e la valorizzazione di ciò che i nostri padri ci hanno lasciato e ci hanno voluto rendere partecipi della loro cultura artistica. Del resto Pina Belli D’Elia spesso soleva dire che la Puglia, e nel nostro caso Monte Sant’Angelo,  può tornare ad essere una regione, o una città,  per gente dal palato fino, con la consapevolezza diffusa dei patrimoni locali, per una loro migliore difesa, valorizzazione e opportunità di crescita culturale. In questo modo, secondo  Pina Belli D’Elia, bisogna  conoscere le pietre ad una ad una, sovrapposte come si sovrappone la storia dell'uomo e le cattedrali costruite sulle acropoli. Esse sono il segno che il tempo non passa e si dimentica, ma lascia la memoria del suo passaggio, attraverso l'opera dell'uomo, così il tempo si deposita, si stratifica, si legge.

GIUSEPPE PIEMONTESE - Società di Storia Patria per la Puglia

 

Last modified on Giovedì, 26 Luglio 2018 07:27
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