Monte Sant’Angelo. Lo stato di abbandono dei palazzi Grimaldi e Ciampoli

a cura del prof. Giuseppe Piemontese -Società di Storia Patria per la Puglia

«Ringrazio sentitamente il nostro concittadino Michele Lauriola, Presidente dell’ArcheoClub di Monte Sant’Angelo, per l’ottimo articolo riguardante la mia lettera al Sindaco sul decoro urbano. Una lettera che ha avuto molto consenso e ha dimostrato che ormai l’opinione pubblica sta acquistando una nuova coscienza e conoscenza per quanto riguarda la conservazione e la valorizzazione del proprio patrimonio storico-culturale, specie se esso riguarda il decoro urbano e quindi i palazzi storici della città. Palazzi che per la maggior parte sono in un completo abbandono, così come le facciate degli immobili che si trovano lungo il corso principale della città. Il tutto  in uno stato di inaudita bruttezza architettonica e ambientale, con pezzi di cornicioni pericolanti e senza sicurezza per i cittadini. Facciate di immobili abrase dal tempo e dall’umidità, senza che i singoli proprietari intervengano per ripristinare il decoro urbano e mettere in sicurezza soprattutto i palazzi storici.
Inoltre ringrazio anche l’Ing. Vincenzo Simone, che attraverso la sua lettera ha voluto ribadire l’importanza del decoro urbano per una città come Monte Sant’Angelo, quale città dai due Siti UNESCO, ma soprattutto la necessità di un organico intervento urbanistico di recupero e  di valorizzazione dell’esistente. Nell’articolo si fa presente che forse è giunto il momento che, prima di ricevere le diffide dal Comune per quanto riguarda la pericolosità dello stato di abbandono dei vari palazzi storici, i singoli proprietari  potrebbero sfruttare l’occasione  che lo Stato propone per quanto riguarda gli sgravi fiscali. Inoltre il nostro primo cittadino, dovrebbe obbligare per legge i singoli proprietari a ristrutturare i loro immobili, così come ha fatto il sindaco di Ostuni.

Da anni ormai il nostro patrimonio architettonico, sia nel Centro storico che nella Città consolidata, è abbandonato e privo di qualsiasi intervento pubblico e privato, con facciate ormai decrepite e abrase dalla povere e dal tempo, oltre che dall’umidità crescente. Vedi per esempio le pareti della Pro Loco, in  Via Reale Basilica n. 38-40, un bene pubblico, che rispecchia lo stato di degrado della nostra città, situato proprio lungo il Corso, come del resto vi sono molti altri immobili, ormai del tutto abbandonati e tenuti in maniera indecorosa, fra cui il portale e la facciata in Via Reale Basilica n 68. di proprietà della famiglia Prencipe, le facciate esterne del Palazzo Basso, il prospetto esterno degli immobili situati in Via Castello n. 1-3 e così via 

Oggi voglio sottoporre all’attenzione cittadina, e anche all’attenzione della nostra Amministrazione comunale, lo stato di degrado e di mancanza di sicurezza soprattutto di due Palazzi storici, quello dei Grimaldi, in Via Reale Basilica,  proprio di fronte il Santuario di San Michele e  Palazzo Ciampoli, situato in Corso Garibaldi n. 43. Due Palazzi storici simboli della feudalità garganica e dei cosiddetti “galantuomini”, che condizionarono per secoli la vita cittadina garganica.

PALAZZO GRIMALDI fu costruito nel 1750 dall’ultima erede dei Grimaldi, la principessa di Gerace Maria Teresa, la quale, non potendo più sostenere l’aggravio di spesa che il castello sua dimora richiedeva, si fece costruire adiacente la Basilica il “Palazzotto Nuovo”, così chiamato perché di nuova costruzione in stile barocco. Nel Settecento si entrava attraverso un grande portone, ormai abbruttito dal tempo, che si trova attualmente murato su Via Carlo d’Angiò proprio di fronte la Basilica. Solo successivamente fu aperta un’altra entrata su via Reale Basilica n. 4. Oggi si entra, quindi, attraverso questo portone che dà in un androne coperto e si accede, poi, salendo diversi scalini, in un ballatoio scoperto, con al centro la scalinata. A piano terra si trovavano la stanza del guardiano, due camere adibite a carcere, la stalla e il pagliaio. Per mezzo di una scalinata di 27 gradini, di pietra dura, si accede all’appartamento composto di parecchi vani e accessori.  Il Palazzo oggi è tenuto in pessime condizioni. La facciata è

caratterizzata da ampi balconi in stile barocco, ornati da eleganti sculture e decorazioni. Internamente è stato ristrutturato secondo le necessità dai proprietari che si sono avvicendati. I Grimaldi sono stati i più grandi feudatari del Gargano. Il feudo di Monte Sant’Angelo fu acquistato nel 1552 da Gerolamo Grimaldi, che lo trasmise ai suoi discendenti per ben 250 anni. Fino al 1729 il barone Giovanni Grimaldi, con la moglie Margherita Doria, abitava nel castello di Monte Sant’Angelo, circondato da un gran numero di camerieri, guardiani, damigelle, maestro di corte, segretario ecc. Forse a causa di tanto benessere e di tante spese di rappresentanza, nel 1750, la figlia Maria Teresa, lasciò la vecchia residenza del castello e si trasferì nella nuova, appunto l’attuale Palazzo Grimaldi. La principessa, però, a causa di molte obbligazioni contratte con il Governo napoletano, si disfece del feudo  e lo vendette nel 1802 al Comune di Monte S. Angelo, al prezzo di 30.000 ducati, così come risulta da un documento depositato presso la Biblioteca Comunale di Monte S. Angelo “Istrumento di compravendita fatto dall’Università di Montesantangelo del feudo della città medesima” dell’illustre Principessa di Gerace. Il palazzo fu poi rivenduto, dopo tempo, a un ricco signore di Monte, Donato Simone. Il figlio di Donato, che ereditò il palazzo, andò in rovina e lo vendette a Vincenzo Amicarelli, filosofo e avvocato di gran fama, chiamato il “Leone di Puglia” per la bravura nel difendere le cause. La figlia di Vincenzo Amicarelli, Rosalia, lo vendette, a sua volta, a Fabrizio Simone per lire 100.000, che lo diede in dote, nel 1921, al figlio dr. Matteo Simone. Alla morte di questi, il palazzo è passato alle due figlie Michelina e Roxana, quest’ultima moglie del dott. Matteo Potenza, residente in Mattinata.

PALAZZO CIAMPOLI si trova in Corso Garibaldi n. 43 ed è stato costruito nel Settecento dal canonico Domenico Ciampoli, il quale viene ricordato in quanto riuscì, durante il saccheggio del santuario nel 1799 da parte dei francesi repubblicani, a mettere in salvo la croce filigranata di Federico II, gettandola nel pozzo adiacente alla Grotta, donde poi sarebbe stata tirata fuori. La costruzione si presenta con un bel portale in stile barocco, da cui si entra in un atrio interno scoperto, dove vi sono diversi locali a piano terra. Tramite una scalinata si accedeva ai piani superiori. Successivamente l’aspetto esterno venne rimaneggiato e modificato nel 1933 ad opera di

Simone lo Russo, sicché oggi è difficile separare le parti originali da quelle contraffatte. La famiglia dei Ciampoli appartiene alla nobiltà locale, distinguendosi sempre nei momenti di bisogno della gente. Insieme ad altre famiglie, come i Rago, i Gambadoro, i Vischi, i Torres, i Cassa, i Giordani, i Ciampoli appartenevano a quelle famiglie che erano affittuari delle terre feudali e dei beni ecclesiastici.  Generalmente in queste famiglie esisteva sempre un ecclesiastico, che tutelasse i rapporti con la Chiesa, ma che salvaguardasse anche l’integrità del patrimonio ereditato quasi sempre dal figlio maggiore. Dall’elenco dei carbonari montanari risulta che  il Decurione Domenico Ciampoli era carbonaro. Tuttavia, nella prima metà dell’Ottocento, i Ciampoli risultano proprietari terrieri, i quali si arricchirono grazie alle leggi eversive della feudalità, che tolsero molte terre agli enti religiosi, per divenire in seguito possedimenti dei grandi agrari  o “galantuomini”. Dette proprietà terriere si formarono specialmente nella piana di Mattinata e nella vallata di Carbonara, oltre che nella piana di Macchia, nelle zone di Vota, Casiglia, Signoritti e Montagna.

Purtroppo, oggi, entrambi i Palazzi, sia quello dei Grimaldi, che  quello dei Ciampoli, sono ridotti allo stato di ruderi, abbandonati dai loro proprietari, con facciate fatiscenti e muri screpolati, con infissi pericolanti e vetri pensolanti, tanto da minacciare la sicurezza dei cittadini. Inoltre vi sono muri screpolati e cornicioni cadenti, con tubazioni per lo scorrimento delle acque

piovane rotte tale da creare umidità lungo la facciata esterna. Il tutto nell’incuria generale e nella mancanza di sensibilità e di responsabilità dei proprietari e delle autorità comunali. È tempo di intervenire con le leggi correnti verso i proprietari e ripristinare l’antico splendore e un adeguato e civile decoro urbano. Non è possibile, per una città UNESCO, e per il rispetto della comunità tutta, assistere a tale indecoroso spettacolo, così come non è possibile stare inermi di fronte alla bruttezza di tante facciate di immobili lungo il Corso. È tempo di un intervento pubblico verso i singoli proprietari, costringendoli per legge a intervenire e mettere in sicurezza i loro immobili, anche perchè è in gioco la bellezza e l’aspetto estetico dell’intera città, oggi

visitata da milioni di persone. A tale proposito il sottoscritto lancia un appello alla sensibilità di quanti amano il proprio paese e la sua memoria storica, nell’intraprendere qualsiasi azione contro tale stato di indecorosa situazione. Una sottoscrizione pubblica per il bene e il decoro urbano della città, visto che l’Amministrazione non si muove. Spetta a noi tutti  incominciare a prendere

coscienza e conoscenza che la città è un “bene comune” e, quindi, che essa appartiene a tutta la comunità cittadina e va difesa e tenuta in ottima condizione architettonica e ambientale. Ne va del futuro stesso della nostra città, visitata ogni anno da milioni di persone, che voglio trovare nella nostra città Arte e Bellezza. Quella Bellezza che, secondo Dostoevskij, salverà il mondo, ma che innanzitutto deve albergare in noi stessi, nella nostra mente e nei nostri cuori, in quanto cittadini del mondo. Il grado di civiltà di una nazione, di una regione, ma soprattutto di una città, sta proprio nel rispetto e nella salvaguardia del nostro patrimonio culturale,  nella nostra memoria storica, nella nostra identità, che ha fatto si che la città acquistasse, nel 2011, il riconoscimento UNESCO, quale Patrimonio Mondiale dell’Umanità».

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