G. Piemontese «Bisogna riattivare l’ospedale di Monte Sant’Angelo»

a cura di Giuseppe Piemontese - Società di Storia Patria per la Puglia.

Il sopraggiungere repentino, per certi casi tragici, della pandemia da Covid-19, ci porta a rivedere tanti aspetti e problematiche del mondo di oggi, dai problemi sociali legati al lavoro, ai problemi razziali legati al  fenomeno dell’emigrazione, alle problematiche finanziarie legate alla globalizzazione in atto, alle disuguaglianze sociali, ma oggi più che mai, dobbiamo analizzare i problemi legati al settore sanitario e, quindi, a tutto ciò che in questi ultimi decenni ha comportato il mancato sviluppo di una vera e propria politica legata al mondo della salute, tanto da giungere, invece che incrementare il settore santuario, alla chiusura graduale di tanti ospedali minori  di città e  territori periferici rispetto alle grandi città urbane,   tanto da privare  il Sud di strutture sanitarie necessarie per affrontare i momenti critici riguardanti la salute dei cittadini. In altri termini dagli anni ’80 ad oggi abbiamo assistito alla chiusura, specie in Puglia, di numerosi ospedali civili o presidi sanitari, in nome del rientro dello spreco sanitario e quindi dell’equilibrio di bilancio. Un equilibrio che è stato messo in discussione da spese esagerate e da una gestione sanitaria molto allegra tanto da provocare un inaudito e grave deficit per quanto riguarda la spesa pubblica. E tutto ciò a discapito della popolazione pugliese e, quindi, della salute dei cittadini. Una situazione che con l’arrivo della pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza l’attuale crisi sanitaria e la insufficienza delle strutture ospedaliere in Puglia e specialmente nelle regioni meridionali, come la Calabria.  Tutto questo ci porta a riflettere sull’attuale situazione, in cui mancano medici e infermieri, oltre a  strutture ospedaliere che possano essere di supporto e di prevenzione per quanto riguarda la diffusione del virus Covid-19.

Ma ciò che è grave e che ha determinato oggi tale situazione, specialmente dopo la seconda ondata del Coronavirus, è la mancanza di operatori sanitari a livello generale e specialistico, e questo grazie al numero chiuso adottato in campo universitario, per quanto riguardano le Facoltà di Medicina e di Infermieristiche. Ed ecco allora che l’attuale pandemia deve mettere in gioco tutto ciò che è di sbagliato e di clientelismo baronale, in una società dove ancora vige la legge del più forte e dei privilegi di casta. E questo lo posiamo notare, non solo nel settore sanitario, ma anche nel settore del lavoro, degli investimenti pubblici a pioggia, nel settore finanziario, così come nella gestione dei beni comuni. Non è possibile, oggi, di fronte ad una emergenza epistemologica tanto vasta e mortale, assistere inermi alla chiusura e all’abbandono di tanti ospedali dismessi per motivi economici e di risparmio ad ogni costo, con ospedali costruiti nemmeno alcuni decenni fa, i quali sono stati abbandonati a se stessi, vedi l’Ospedale Civile di Monte Sant’Angelo, che negli anni Settanta e Ottanta, era in piena attività, con vari reparti aperti, come il settore analisi, il reparto di cardiologia, il reparto di medicina generale, il reparto ortopedico e, infine, il Reparto delle RSA. Un Ospedale grande e moderno, completo nelle sue strutture e nei suoi reparti, che la politica di questi ultimi decenni ha debellato e fatto chiudere, tanto da annullare del tutto la sua funzionalità riguardante la salute pubblica. Un Ospedale diventato l’ombra di se stesso, mentre maestoso si erge nella sua struttura, che potrebbe essere oggi riattivato per quanto riguarda la cura e l’ospitalità dei malati da Covid-19: un HotelCovid, tale da alleggerire i numerosi ricoveri che si stanno verificando verso l’Ospedale di San Giovanni Rotondo e l’Ospedale Riuniti di Foggia.

È tempo di riattivare il nostro Ospedale, dando nuova vita e vitalità alla sua funzione primigenia, quella di servire e di mettersi al servizio della gente del Gargano e dalla Capitanata, riattivando quei reparti che oggi si ritengono più utili ed urgenti, come il reparto medicina, il reparto analisi, il reparto chirurgia, il reparto cardiologia e infine migliorare e incrementare il reparto dell’Assistenza per gli Anziani. Questo è il momento giusto per iniziare a dare vita al nostro Ospedale, con una maggiore attenzione da parte della Regione e dei suoi Amministratori, fra cui il nostro Assessore Raffaele Piemontese, il quale potrebbe dare nuova vita e nuovo avvenire al nostro Ospedale, da cui dipendono tante vite e tante speranze, specie dei nostri giovani, che oggi sono sparsi in tutta Italia, in cerca di lavoro, ma soprattutto in cerca di una maggiore qualità della vita. È tempo che la politica incominci a prendere ed assumere le proprie responsabilità per quanto riguarda il “bene comune” che è soprattutto la Salute.

Il Sindaco di Monte Sant’Angelo, dott. Pierpaolo d’Arienzo, l’Assessore alla Sanità e ai Servizi sociali, il Presidente del Parco, il Presidente del Gal e tutti coloro che hanno incarichi politici e amministrativi a livello locale e provinciale si facciano promotori verso la Regione e i suoi organi politici, di riattivare l’Ospedale di Monte Sant’Angelo, purtroppo da molti anni abbandonato a se stesso e inattivo. Non è tempo più di distruggere ciò che abbiamo, con sacrifici e dedizione alla nostra terra, costruito e realizzato nel passato. E questo anche grazie ai nostri padri e ai nostri politici che negli anni passati hanno realizzato  il nostro Ospedale, con la speranza e l’augurio che potesse essere un presidio ospedaliero per la salvaguardia della salute cittadina e di quella dell’intero comprensorio del Gargano. Purtroppo in questi ultimi decenni la politica ha gradualmente distrutto tutto ciò che avevamo conquistato e costruito negli anni passati: Ospedali, Musei, Biblioteche, Comunità Montana, senza costruire nulla di buono e di grande, se non badare soprattutto al proprio tornaconto individuale, senza tenere presente il “bene comune” e quindi il bene della comunità.

Del resto, per quanto riguarda la Città di Monte Sant’Angelo, è sotto gli occhi di tutti  il decremento della popolazione in questi ultimi decenni, in cui è scesa dal 1971 al 2020 da 18.388 abitanti  a nemmeno 11. 918 (30 Aprile 2020), con una perdita di quasi il 40% . E questo perchè in questi ultimi decenni non si sono avuti grandi progetti, né grandi investimenti nei settori principali di sviluppo di una città, come possono essere l’Agricoltura, le foreste, i boschi,  i territori come la Piana di Macchia,  la Valle di Carbonara, Pulsano,   il Centro storico, il commercio, il turismo specie per quanto riguarda la ricettività e l’offerta e la valorizzazione dei suoi prodotti tipici, la rete stradale e il marketing territoriale. Il tutto ancora senza una adeguata Progettualità di sviluppo e di innovazione. È tempo  di ripensare e di riattivare i grandi progetti del passato, ma anche del presente, con una visione utopistica, di una città aperta al territorio, in cui la politica sia al servizio dei cittadini e  dei suoi beni comuni, fra cui principalmente la Salute.

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