Il corpo come luogo da osservare, attraversare e, infine, riconoscere. “Io e Te” è la mostra fotografica di Alessia Di Santo, a Foggia, presso il Palazzetto dell’Arte “Andrea Pazienza”, in corso d’opera fino al 31 agosto 2026.
“Io e Te”, come descritto nella nota inviata alla stampa, nasce da un percorso intimo affidato all’autoritratto e alla fotografia. Un lavoro nel quale l’immagine non ha semplicemente la funzione di documentare, ma diventa strumento per avvicinarsi a ciò che per lungo tempo è rimasto difficile da guardare e da nominare.
Il corpo diventa così spazio di confronto e di ricerca: fotografarsi significa ridurre una distanza, accettare la vulnerabilità, lasciare emergere ciò che chiede di essere riconosciuto.
“Ogni immagine è una traccia, una frattura, un tentativo di dare voce a ciò che non poteva più restare dentro”, spiega l’artista. È in questa tensione che si sviluppa l’intero percorso espositivo. La fotografia diventa uno spazio nel quale l’esperienza può essere nuovamente attraversata e portata fuori da sé. Il confine tra dentro e fuori si trasforma così in una soglia, mentre la carne, attraverso lo sguardo fotografico, diventa linguaggio.
Il progetto fotografico di Alessia Di Santo è promosso con il patrocinio del Comune di Foggia e di Impegno Donna.
Presentazione a cura di Lisa Graziano
«Ieri sera, guardando la sala del Palazzetto dell’Arte “Andrea Pazienza” gremita, ho pensato che il progetto “Io e Te” stesse già iniziando il suo percorso, compiendo l’obiettivo per cui è nato.
C’erano tante persone, molti giovani. Occhi lucidi, sorrisi, commozione e un’energia potente.
È stato bello essere accanto ad Alessia Di Santo (e a mamma Paola Rita Marra) in una tappa che non è stata semplicemente l’inaugurazione di una mostra, ma parte di un percorso culturale, artistico e fotografico nato da un bisogno profondamente intimo e che, scatto dopo scatto, ha assunto una dimensione collettiva, di comunità.
Perché anche la rabbia può diventare un punto da attraversare: può condurre alle fragilità che nasconde, trasformare le ferite in feritoie e aprire uno spazio nuovo dal quale guardare ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare. Senza cancellare la storia – non sarebbe giusto – ma imparando a raccontarla con una trama diversa.
Il senso più profondo dell’evento di ieri sera, per me, è proprio questo: un percorso artistico nato dal bisogno di guardarsi dentro ha trovato il coraggio di uscire fuori, diventando uno spazio emotivo e artistico nel quale anche gli altri hanno potuto riconoscersi.
Alessia ha fortemente voluto che questo accadesse a Foggia, nella sua e nella nostra città.
E quando qualcosa di così profondo, di così personale riesce a diventare patrimonio condiviso, una comunità non fa soltanto da sfondo: diventa parte del racconto.
Grazie ad Impegno Donna per l’opera quotidiana realizzata nel nostro territorio da 32 anni; al Comune di Foggia per l’attenzione che dedica ai giovani talenti; alle istituzioni presenti e ai cittadini e alle cittadine che c’erano e che ci saranno. La mostra è visitabile fino al 31 agosto.
Grazie a Giuseppe Lacertosa per le foto, istantanee di una serata di bellezza».