Una parte del Fiume Aniene a Roma nord
La Riserva Naturale della Valle del Fiume Aniene diventa Laboratorio Internazionale in ricordo di Paolo Cornelini e Giuliano Sauli, cofondatori dell’Ingegneria Naturalistica. Entro il 2050 i Paesi Europei dovranno recuperare il 90% delle aree degradati e 25.000 km di corsi fluviali.
Presenti personalità internazionali importanti come Paola Sangalli, Presidente dell’Associazione Spagnola Ingegneria e Paesaggio, Presidente della Federazione Europea di Bioingegneria.
“In Spagna dovranno essere recuperati ben 3000 km di fiumi entro il 2030. Questo è quanto previsto dal programma del Miteco che è il Ministero per la Transizione Ecologica. Gli obiettivi principali sono il recupero della connettività ecologica. Il secondo obiettivo è quello di restaurare anche la fascia riparia di questi fiumi, della vegetazione riparia e la qualità ovviamente dell’acqua.
Il programma comprende tutte le confederazioni idrografiche spagnole e alcune di queste sono più avanti in alcuni studi, come ad esempio la Confederazione Idrografica dell’Ebro, che è l’Ente pubblico spagnolo che gestisce le risorse idriche dell’intero bacino del fiume Ebro, nel nord- est della Spagna, con sede a Saragozza. Questa Confederazione ha un progetto europeo importante che si chiama Ebro Resilience. Ci sono anche tante cose fatte anche in Catalogna e nel Paese Basco perché le autorità sono locali e fanno tanti interventi. Anche le Confederazione Idrografica Del fiume Tajo e la Confederazione Idrografica del fiume Duero stanno sviluppando attività di recupero dei fiumi ”. Lo ha dichiarato la spagnola Paola Sangalli Presidente della Federazione Europea di Bioingegneria, intervenendo al Laboratorio Nazionale di Ingegneria Naturalistica in corso presso la Casa del Parco della Valle del fiume Aniene, a Roma.
Ben 40 studenti dell’Università della Tuscia con geologi, ingegneri naturalisti, biologi, agronomi e forestali, architetti paesaggisti, hanno dato vita ad azioni concrete di ripristino delle aree in prossimità del fiume Aniene.
Durante l’evento è stata evidenziata l’importanza dell’esistenza di una Riserva Naturale in area di espansione del fiume a tutela non solo dell’ecosistema ma anche delle zone residenziali.
La Riserva Naturale ha impedito l’espandersi delle aree residenziali.
“Sull’Aniene è a mio avviso è stata fatta una cosa bellissima. Abbiamo intanto dimostrato che tutti gli studenti e gli appassionati del settore, ma anche i cittadini, possono venire a vedere qui.
Abbiamo realizzato una gradonata viva. E tutti insieme, familiari, amici, professionisti e studenti, abbiamo tirato su un filare di populus tremula, pioppo tremulo, un doppio filare messo a quinconce, con un sesto di impianto che servirà anche ricordare a tutti noi, Paolo Cornelini, cofondatore dell’Ingegneria Naturalistica. In questo modo l’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica da vita ad una forma di Museo Diffuso di Ingegneria Naturalistica a partire dal sito della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene.
Abbiamo agito in area golenale dell’Aniene. Siamo andati a mettere delle piante ad alto fusto – ha affermato Riccardo Leone, architetto paesaggista – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica – che lasciano il passaggio delle acque, qualora ci fosse una piena straordinaria centennale, e non influiscono su quel trascorso dell’acqua.
Questa della Riserva Naturale della Valle del Fiume Aniene è un’area perfetta anche per tutelare le aree residenziali vicine. Soprattutto possiamo dire che noi siamo nella casa del fiume.
Quando straripa, il fiume fa il suo naturale corso. Quindi queste aree golenali servono proprio per tutelare l’edificato che c’è a monte”.
E’ in vigore la normativa europea Natural Restoration Law. Entro Agosto tutti i Paesi Europei dovranno approvare il Piano di Ripristino delle aree degradate
“Dalla Riserva Naturale della Valle del Fiume Aniene, abbiamo promosso l’iniziativa dei Musei Diffusi di Ingegneria Naturalistica lungo i fiumi, ricordando la figura di Paolo Cornelini e anche la figura di Giuliano Sauli, padri fondatori dell’Ingegneria Naturalistica. Abbiamo la necessità di riqualificare i fiumi nello spirito della Natural Restoration Law, la legge europea sul restauro delle aree degradate. Entro il 2050 dobbiamo recuperare ben il 90% delle aree degradate e addirittura 25.000 chilometri di corsi d’acqua. Qui siamo praticamente a Roma – ha affermato Federico Preti, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica – siamo vicinissimi alla città. Il fiume Aniene è esondato la l’ultima volta il 6 gennaio del 2026. Con l’aiuto dell’Associazione Amici del Parco dell’Aniene, abbiamo dato vita ad un’azione concreta. L’Aniene è Laboratorio Nazionale di Ingegneria Naturalistica con l’arrivo dei più importanti esperti italiani ed internazionali di questa disciplina e il coinvolgimento di Università come la Tuscia.
Bisogna rinaturalizzare le aree. Nel caso specifico dell’Aniene abbiamo una Riserva testimonianza che i fiumi esondano fanno il loro lavoro ma non trovando case non fanno morti e danni. Le opere che l’Ingegneria Naturalistica propone
forniscono anche dei servizi ecosistemici, con le Nature Based Solution, soluzioni basate sulla natura perché mantenendo funzioni tecniche, funzioni ecologiche, paesaggistiche e socio-economiche. Inoltre l’Ingegneria Naturalistica da lavoro ai giovani”.
Sull’Aniene il Laboratorio Nazionale di Ingegneria Naturalistica con conferenze ma soprattutto attività sul campo.
Un Laboratorio importante che ha fatto comprendere l’importanza dell’esistenza di aree di espansione verdi in grado di tutelare l’ecosistema ma anche le aree residenziali.
“Abbiamo visto sul posto a quale altezza sia arrivata l’esondazione del 6 Gennaio scorso. Stiamo parlando di un’altezza pari a circa 8 metri ed abbiamo anche notato l’alto consumo di salviettine imbevute. Questo lascia intendere che non solo i mari ma anche le acque dei fiumi non vengono rispettate dall’opinione pubblica. L’ Aniene è un fiume nel pieno centro Roma, affluente del Tevere e attraversa Roma Nord, un’area che è stata fortunatamente sottratta all’urbanizzazione e quindi qui il fiume ha possibilità di esondare. In caso di esondazione le acque del fiume, da come è possibile notare, arrivano anche oltre gli 8-10 metri oltre il livello attuale. Venendo sul fiume si vedono le tracce delle cose rimaste appese ai rami e quanto quindi siano importanti queste acque. Abbiamo visto dunque che il fiume può esondare senza creare danni in aree golenali facendo solo del bene alla natura perché l’interfaccia terra-acqua è fondamentale anche per la fauna – ha affermato Flora Vallone, Vice Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica e architetto paesaggista – e per le specie della bifauna. Oggi abbiamo realizzato appunto un cantiere in questi ambiti golenali, una gradonata, una piantagione di alberi, tra l’altro ricordando, e questo è importante, il nostro co-fondatore Paolo Cornellini, tra i padri fondatori in Italia dell’Ingegneria Naturalistica con Giuliano Sauli, scomparsi di recente.
Noi lanciamo un messaggio chiaro che parte dalla normativa europea della Natural Restoration Law. Tutti gli Stati membri, entro Agosto, dovranno presentare il Piano Nazionale di Ripristino, che prevede una complessità e vastità di interventi riguardanti il ripristino degli ecosistemi urbani, agroforestali, marini e chiaramente i fiumi e le aree natura, entro il 2030 ripristinarne il 30%, fino al 90% entro il 2050. Sono numeri enormi e riguardano il 94% dei comuni italiani che hanno problemi appunto di aree ed ecosistemi degradati e 8 milioni di abitanti a rischio, esondazione, frane, alluvioni”.