Canusium | ph. ArchaeoReporter
Il 03 luglio 2026 si è conclusa la terza campagna di scavi a Canosa di Puglia, sulla collina San Pietro appena fuori il centro abitato, purtroppo funestata da un acquazzone che ha impedito l’open day programmato il 2 luglio.
I risultati della campagna 2026 sono stati molto importanti. ArchaeoReporter ha documentato questo importantissimo evento, un vero e proprio “cold-case” archeologico, dove son stati rinvenuti reperti di pregiata manifattura risalenti all’epoca romana.
Come scrive ArchaeoReporter “Questa ricca serie di reperti di lucerne romane ci porta a parlare di una serie di due cold-case archeologici, una vera e propria caccia alla produzione antica sulle sponde del Mediterraneo, dove venivano fabbricati, in quali fornaci i detective, sono gli archeologi dell’Università di Bari e di Foggia e la Fondazione archeologica canosina. Uno dei casi, appunto, quello delle lucerne appare risolto, erano indubbiamente prodotte nell’antica Canusium”.
Come spiega il prof. Giuliano Volpe, archeologo e docente universitario: «In un quartiere artigianale uno degli elementi che normalmente si riesce a rinvenire sono mucchi di scarti, di materiale scartato sia durante la cottura, sia perché è rotto, o anche semplicemente perché è invenduto. Noi abbiamo avuto la fortuna di rinvenire alcuni grandi mucchi di materiale buttato via. Come sempre i rifiuti sono archivi di informazioni importanti.
Qui abbiamo anfore, lucerne in gran numero, ceramiche comuni di vario tipo per la mensa, la dispensa, in parte già scavati staticamente, in parte ancora conservati in situ e che hanno prodotto già oltre un centinaio di cassette di materiali che ora saranno trattati, schedati, documentati e che potranno costituire un elemento interessantissimo per creare una tipologia della produzione di ceramiche a Canosa sostanzialmente nell’età augustea tra i decenni del primo secolo avanti Cristo e i primi decenni del secolo dopo Cristo. Gli scavi sulla collina di San Pietro a Canosa rappresentano un po’ come accade spesso per chi compie un delitto quando si torna sul luogo del delitto. È quello che è successo per noi archeologi perché abbiamo scavato 25 anni fa qui all’inizio degli anni 2000 il grande complesso dedicato a San Pietro costruito dal Vescovo Sabino dove il potente Vescovo del VI secolo prevedeva la sua sepoltura e fu un luogo che diventò anche destinazione di pellegrinaggio.
Poi abbiamo dovuto sospendere quello scavo che all’epoca era in proprietà privata e più recentemente, tre anni fa, su sollecitazione della Fondazione archeologica canosina che ha acquisito l’Aria e che in questo momento è anche titolare della concessione di scavo, le università di Bari e di Foggia hanno deciso di riprendere gli scavi a San Pietro diretti oltre che da me da Maria Turchiano dell’Università di Foggia e da Giovanni Devenuto dell’Università di Bari. In questo caso abbiamo potuto prolungare di molti secoli la frequentazione in questa porzione del suburbio canosino perché le indagini hanno portato a individuare un nucleo dell’abitato daunio attestato qui almeno dal VI-V secolo a.C. ma forse anche già prima e poi una grande domus aristocratica che viene abbandonata, anche corriti di abbandono, intorno alla fine del I secolo a.C. Abbiamo potuto individuare due fornaci, due grandi fornaci di livello industriale e proprio quest’anno in particolare degli grandi butti con scarti di vario tipo, materiale buttato via, abbandonato perché deformato, perché non perfetto o perché invenduto e con migliaia di frammenti di vario tipo tra cui importanti anfore commerciali. Per la prima volta abbiamo la certezza, la conferma di una produzione di anfore qui a Canosa».

«Il cuore del quartiere artigianale –prosegue il prof. Volpe– sono ovviamente le fornaci e grazie anche alle prospezioni geofisiche preventive è possibile individuarne finora due o meglio tre perché una è stata sostituita da una più recente e due grandi fornaci di livello industriale. Qui vediamo (riferendosi al video, ndr.) il vano di accesso per chi si occupava del materiale per produrre il fuoco, il calore, quindi immaginate qui che è tasto di legna e questa è una delle grandi fornaci che in questo momento stiamo consolidando per evitare il distacco degli strati di intonaco. Qui si possono vedere dimensioni veramente enormi di questa fornace, qui vediamo il piano di cottura e poi l’ambiente in cui avveniva la cottura della ceramica ed ecco l’altra fornace, a non grande distanza dalla zona in cui erano i magazzini in cui abbiamo trovato gli scarti di produzione.
C’è il settore dell’area di San Pietro in cui sono presenti strutture relative ad un nucleo abitativo di età Daunia e poi vede la nascita di una grande Domus che viene abbandonata intorno alla metà-fine del I secolo a.C. Tra le cose interessanti di questo nucleo residenziale sono una serie di vasche che abbiamo pensato di collegare con il lavaggio e il trattamento delle lane, una delle attività più importanti di Canosa in età Daunia, ma soprattutto in età romana quando la città diventa uno dei luoghi principali della transumanza e quindi del trattamento delle lane, sono note le fulloniche di Canosa e poi in età Tardoantico un gineceo, cioè una grande industria imperiale, di proprietà imperiali in cui venivano impiegate donne, schiave, per la produzione di tessuti, tra cui i famosi birri canosini, mantelli con cappuccio molto diffusi».