Sono troppi, davvero tanti, i casi di omicidio e femminicidio in Italia. Come pure le “gratuite” aggressioni e pestaggi di gruppo spesso anche di minorenni in branchi o baby-gang come le definiscono, le violenze verbali e sessiste, gli agguati di stampo mafioso e di solitari anche incensurati che fanno giustizia da sé. La soppressione di una persona, il far male fisico spesso invalidante, è diventato ahinoi un “gesto comune”. Che non è un pourparler che accomuna violenza, tanto meno una statistica per classifiche da fine anno. È l’oggettiva verità dell’oggi “comun vivere” in una società drogata nell’emulare ciò che fagocita all’assuefazione al male ed anche TV e cinema. Spettacolarizzazioni di fiction e film che tutto vomitano e niente trattengono, romanzando finanche verità storiche che andrebbero raccontate nella loro intima e cruda e nuda verità. È anche l’amara consapevolezza di perdita di valori educativi che avevano regole e principi genitoriali e formativi, un tempo delegati anche a docenti scolastici e pedagogici.
Entrando nel merito della riflessione, a Foggia, come in altre città italiane ed estere, nelle strade e tra le mura cittadine si consumano delitti. Assassinii di incensurati, femminicidi annunciati, pestaggi di gruppo per futili motivi, aggressioni per quattro spiccioli, rapine mordi e fuggi, assalti ai bancomat di piccoli borghi. E ne potremo elencare altri. Ci soffermiamo sugli ultimi casi avvenuti a Foggia, in un mese di aprile 2026 difficilmente da dimenticare, che non va assolutamente obliato per non “assassinare” la memoria di chi innocentemente ha perso la vita, di chi ha subito un torto, di chi sta lottando tra la vita e la morte.
Un incensurato ucciso con 4 proiettili alle spalle (13 aprile 2026) è l’incontrovertibile violenta realtà di chi ha premuto il grilletto di quella calibro 22. Dino Carta, 42 anni, è morto, forse agonizzante, lasciando moglie e due figli. È morto e non si sa il perché, forse una vendetta trasversale per punire un’altra persona, o forse… ma saranno gli investigatori a stabilirlo. Dino era una brava persona e c’ha rimesso la vita. Una mano dal facile indice che spesso si vede in TV ha concluso la sua esistenza. E con essa probabilmente il futuro della sua famiglia. Indagini in corso.
Un femminicidio annunciato di un’incensurata (23 aprile 2026), una donna dedita alla famiglia, da tempo vittima di litigi coniugali, da quanto emerge dalle testimonianze condominiali, uccisa dal marito geloso con 4 colpi di pistola È il caso di Stefania Rago, 46 anni, che nel suo profilo Facebook aveva scarpette rosse come foto. Segnali evidenti non accolti, non percepiti che poi diventano quel morboso argomento dove tutti a “babbo morto” riflettono e poi parlano. Costituitosi, è stato arrestato.
Gli scappava e l’ha fatta in strada (notte tra 26 e 27 aprile 2026), in un anfratto di una piazza semibuia e nascosta dietro il Palazzo di Città. È il caso del 24enne Rosario Stallone, massacrato di botte all’una di notte e lasciato in terra da un branco di giovani solo per aver urinato. Ora è cosciente, fuori pericolo ma in rianimazione dopo una prognosi non tra le più positive. Ha lesioni multiple al cranio. Cosa ha fatto di male? Una pipì? Embè, chi di noi e chi di quei delinquenti non l’ha mai fatta in strada perché impellente e senza aver modo di farla in un bagno di un bar, giacché di quelli pubblici non v’è neanche l’ombra? Indagini in corso.
Quartiere Ferrovia, ad ogni ora se ne sente una. Aggressione agli anziani, alle donne, per pochi spiccioli o una collanina, spesso con conseguenze gravi per la vittima. Liti e risse di gruppo, anche con coltelli alla mano, che siano italiani o extracomunitari non è la nazionalità a determinare la causa. La matrice di quella violenza che induce a manifestarla per appropriarsi è ciò che non si ha. Ovviamente i casi sono esponenzialmente maggiori tra extracomunitari, tra gang interne che si azzuffano per il controllo del territorio e di ciò che smerciano. Alcuni identificati e fermati, altri no.
Spaccavetri, il dilemma che non fa dormire neanche le Forze di polizia oltre ai cittadini sempre più preoccupati per le loro auto e che vorrebbero farsi giustizia da soli. Un “fenomeno” che purtroppo sta prendendo sempre più piede tra chi per un oggetto di modico valore, anche meno di tre euro, causa un danno di centinaia di euro. Ombra nella notte, ora anche di giorno, che avrebbe più volti non ancora noti e che se infastiditi ti minacciano con un coltello e scappano. Indagini in corso.
Superando i confini comunali, nella vicina Manfredonia; «Ti auguro di essere violentata da uno straniero» (29 aprile 2026), la violenza verbale e sessista rivolta a Maria Teresa Valente, assessora con delega al “Welfare di Comunità e Cultura” durante la seduta consiliare sulle politiche da adottare in merito all’arrivo dei richiedenti asilo presso la Casa della Carità. Attacco contro un’istituzione, ancor più grave contro una donna e delle istituzioni, che seppur solitario alza la temperatura di una comunità, come altre, facilmente emulabile da altri se non contrastato presto e nella legalità delle leggi vigenti.
Si deve andare avanti in questo indimenticabile mese d’aprile foggiano? Credo che si possa chiudere, tanto le esortazioni a chi ha il dovere di garantire la sicurezza di cittadini ed esercenti son state ampiamente fatte da migliaia di persone.
O si deve decretare il game over?
Intanto il Foggia Calcio è retrocesso in sedie D e per chi vive di pane e pallone è tristemente più grave di quanto scritto finora, anche se spera in un ripescaggio. Ma neanche lì, nel bisunto palazzo di vetro della FIGC, siamo graditi, e da anni.
Questa è la Foggia di adesso.
Oggi la società civile utilizza termini e azioni di usi e costumi in linea all’emancipazione morale e del rispetto dei ruoli. Nulla da eccepire, anzi è un ottimo valore aggiunto, religioso e laico, che purtroppo, a volte ed anche spesso, porta all’eccesso delle azioni, specie educazionali laddove non si vuol riconoscere il dolo difendendo a spada tratta e senza ragion di comprensione il torto arrecato. Come anche l’utilizzo di termini complimentali che l’estrema ratio di estremismi surrogati da rispetto reciproco mutano in offese penalmente perseguibili.
Quel bon-ton, quella dolcezza, quel pudico osservare, quel rivolgere un innocente complimento alla bellezza, quella verità detta conversando, sono state soppiantate da norme e azioni che si trasformano aritmeticamente in punizioni e, nel peggior dei casi, in violenze corporee. Il puzzle del buon vivere ha inserito altre pedine, edulcorate, artefatte, anche marce e soprattutto duplicate da ciò che il mainstream e l’assuefazione sociale suggerisce.
Fa rabbrividire che la comunità non prenda coscienza che questo problema, oltre ad ingigantirsi giorno dopo giorno, sta possedendo le generazioni, quelle giovani in particolare. È preoccupante. Rimane un problema, perché se vi fosse coscienza diverrebbe una questione, perciò discussione, perciò coinvolgimento, perciò aver chiare le idee per affrontarlo e sopprimerlo anziché evidenziarlo.
È come se vi fosse un atteggiamento ostativo del mondo primeggiante dell’apparire, che nutre le masse, narcotizzandole unilateralmente di auto egocentrismo.
Qui non si analizza il precipuo motivo psicologico, neanche quello sociologico, che spetta agli addetti ai lavori. Si affronta giornalisticamente quello dell’azione, quella cronaca che ogni giorno sbatte in prima pagina persone diventate mostri. Il cronista non può sottrarsi ad analizzare ciò che uccide anche la morale e l’etica della società. Deve raccontare i fatti, informare su ciò che ci circonda, su chi li vive e come lo fa nel contesto pubblico e per come lo trasfigura, che restituisce, obtorto collo, una realtà trasformata, spesso plasmata unilateralmente dai social con racconti metropolitani.
Il giornalismo osserva, chiede, analizza, dibatte, discute, suggerisce anche alternative libere da idealismi per il bene comune, purtuttavia se oggigiorno molti dei suoi lo fa con posizioni di parte, procacciando consensi, salendo sul carro vincente, perciò danneggiando la funzione.
L’utilizzo dei termini nel giornalismo è anche educare chi legge. Se per uno scoop e un clickbait invece di acquazzone si scrive bomba d’acqua, se invece di assassino si scrive killer, e via dicendo, chi legge avrà una realtà artefatta che nell’inconscio potrebbe scatenare cattive azioni. Potrebbe! È il mainstream e l’assuefazione sociale che oggi lo vogliono; chi li persegue tradisce la funzione preposta. Ed è anche un errore che tutti abbiam fatto, ma almeno c’è chi fa mea culpa e si reindirizza verso la strada corretta.
Parallelamente dai governi si sfornano decreti più che leggi, per arginare, non debellare, il fenomeno. Eppure i nostri codici civili e penali, procedure annesse, sono ben strutturati e chiari. Tutti relazionati ad una Costituzione che ben norma e che è raggirata da politici di famelica gloria.
Se entrassimo nell’atavico problema con cui tutti cercano di giustificare che la parziale applicazione delle leggi è correlata alle artatamente costruite attenuanti, alle carceri sovraffollate, ai sempre più domiciliari poco stringenti e controllati, alla carenza di educatori per minori, e chi più ne ha ne metta, non ne verremo mai fuori. C’è la linea guida, è la Costituzione Italiana: basta rispettarla e applicarla.
Intanto, se si ritornasse a studiare l’educazione civica, se si ritornasse ad avere senso di appartenenza, se si applicasse come stile di vita la cultura della legalità, la cultura del rispetto e di libertà altrui, se si vivesse rispettando gli altri e le leggi vigenti, se si capirebbe che il libero arbitrio è quella volontà di decidere ed esser liberi senza esser manipolati per quattro spiccioli da chicchessia, dai mainstream sempre più invadenti e soffocanti e da un’assuefazione sociale che andrebbe resettata, se si…, se si…, se si…
Ad Maiora!
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