Ulivo secolare bruciato a Macchia di Giovanni Ciliberti
Non è la prima volta che Giovanni Ciliberti, medico e primario in quiescenza, oggi imprenditore agricolo, interviene sulle problematiche che da anni, davvero tanti, attanagliano Macchia, borgo ai piedi di Monte Sant’Angelo dove il tempo pare (anche senza pare) si sia fermato. Oltre a far emerge le problematiche del borgo, dalla mancanza di servizi alle infrastrutture, la quasi assenza di presenze istituzionali e di sicurezza, la mancanza di lavoro e perciò il continuo spopolamento, c’è quello agricolo e pastorizio, due attività che stanno scomparendo e chi le mantiene in vita lo fa con grande difficoltà. Per non parlare di quella turistica che potrebbe dar una marcia in più se la zona costiera fosse davvero rivalutata e non dimentica nello sgretolarsi delle sue coste.
Quest’oggi Ciliberti, con una denuncia pubblica, pone in evidenza le difficoltà legate all’agricoltura, non solo per i pregiati vigneti, in particolare ai vasti campi di uliveti che primeggiano nell’area di Macchia. Ulivi secolari letteralmente andati in fumo, bruciati, arsi dalle fiamme per l’incuria istituzionale dei bordi delle strade interessate da incendi poiché l’erba secca fa da comburente per inneschi involontari e anche volontari. Lo fa citando un detto montanaro per poi argomentandolo rivolgendosi all’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo. [ndr.]
A cura di Giovanni Ciliberti
CHE C’COLEPE TÉNE LA IATTE SE LA PATRONE ÈJE MATT
«È un detto montanaro che calza a pennello perché afferma che non è il gatto il responsabile di un danno da lui arrecato ma è la padrona del gatto che non è stata in grado di prevenirlo conoscendo la sua natura.
Mentre a Mónde si ride, si canta, si balla, si pensa a realizzare asili nidi dove non nascono bambini, Macchia brucia.
In un mio terreno, il fuoco ha interessato una ottantina di alberi tra ulivi secolari e altri meno grandi.
Il fuoco è partito dalla cunetta della strada “U Muluttire” la cui erba non era stata fatta tagliare dal Comune e si è diffuso nell’uliveto di un ingegnere di Mónde che confina con il mio.
Di tutte le strade di Macchia qualche settimana fa è stata tagliata l’erba solo nel tratto della litoranea i cui lavori sono stati sospesi un anno fa.
Questo atteggiamento che definire “di menefreghismo” sarebbe un complimento è particolarmente grave perché a fine aprile c’è stato lo sfarfallamento della cicalina volgarmente chiamata sputacchina che è il vettore della Xylella fastidiosa che sul Gargano ha colpito oltre 170 ulivi a Cagnano Varano che confina con Mónde.
Noi quindi dovremmo stare particolarmente in guardia perché gran parte del terreno interessato non è coltivato!
La Regione Puglia ha deliberato di sfalciare le erbe.
PERCHÉ IL COMUNE DI MÓNDE ha completamente disatteso questa disposizione nei luoghi di sua competenza?
Quando termino i miei post con la frase “Mónde avrebbe bisogno di amministratori con altre caratteristiche” evidenzio la necessità che le forze politiche presentino candidati il cui impegno sia regolato dalla realizzazione anche se parziale di quanto previsto dalle linee programmatiche».