Leonardo Ricucci durante una festa con i Muli Bardati
Un nuovo fatto di sangue scuote il Gargano. All’alba di mercoledì 17 settembre, in una zona isolata fuori Monte Sant’Angelo, precisamente in località Sitizzo, in un’impervia area di Bosco Quarto nella valle Carbonara, dove finanche gli smartphone non hanno banda, nei pressi di una masseria, presumibilmente della sua famiglia, è stato ritrovato il corpo senza vita di Leonardo Ricucci, 38 anni, di professione fornaio, a bordo di una Jeep di color nero, crivellata sul frontale e dal lato conducente.
L’uomo era stato cercato dai familiari per ore, dopo che non aveva fatto ritorno a casa la sera precedente. Le ricerche dei Carabinieri della locale stazione sono scattate immediatamente poco dopo la denuncia di scomparsa del 38enne. Su indicazione degli stessi familiari, le ricerche si sono concentrate sull’ultima meta dove nelle ore precedenti si era recato il Ricucci. Qui il macabro ritrovamento.
Secondo una prima ricostruzione, Ricucci sarebbe stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, pallettoni sparati con un fucile, tipica arma utilizzata dai clan della mafia garganica, specie quando devono regolari dei conti sospesi.
Restano ancora da chiarire sia la dinamica che il movente dell’omicidio. Gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri stanno lavorando per ricostruire gli spostamenti della vittima nelle ultime ore e comprendere se il delitto sia maturato in un contesto criminale o per motivi personali. La dinamica, tuttavia, fa pensare a un delitto di mafia.
Chi era Leonardo Ricucci
Leonardo Ricucci, secondo le testimonianze e il sentir popolare e per la vita che conduceva alla luce del sole, era un uomo esterno a dinamiche malavitose e ancor più grave a quelle mafiose. Era sposato e padre di due figli, lavorava nel panificio di famiglia a Monte Sant’Angelo e quotidianamente si occupava di portare il pane ai comuni limitrofi. Leonardo era una delle anime più attive e operose nel gruppo dei “Muli Bardati” che ogni anno sfila per la festa patronale verso l’Abbazia di Pulsano. Era sempre in prima linea quando nelle piazze di Monte si organizzavano eventi folcloristici dei vari gruppi di pastori locali, cantava in pubblico per allietare i partecipanti e si faceva ben notare duranre le feste danzanti.
Ciononostante non può essere tralasciato che era il cugino del famigerato boss Pasquale Ricucci, detto “fic secc”, soprannome che contraddistingue tutta la famiglia, ammazzato nel 2019, l’11 novembre, a capo del clan Lombardi-Ricucci-La Torre, storico e irriducibile rivale del clan dei montanari li-Bergolis-Miucci. Il cugino Pasquale, per onor di cronaca, negli anni precedenti era gregario di spicco nel clan dei montanari li-Bergolis-Miucci-Lombardone per poi passare al comando con Marco Radunano (di Vieste )con gli scissionisti Lombardi-Scirpoli-Raduano. Sempre Pasquale Ricucci sei anni fu ammazzato mentre rientrava nella sua abitazione della contrada di Macchia, ai piedi di Monte Sant’Angelo, lungo la costa. Ad ucciderlo, quanto detto dai pentiti, furono proprio i suoi vecchi alleati mafiosi montanari. La storia ci riporta a quelle faide che si protraggono da decenni di generazione in generazione, iniziate con contese per terreni agricoli e per pascoli e relative greggi, per poi sfociare nel traffico di armi, droga e appalti.
Un dettaglio che non è sfuggito alle cronache, suscitando chiacchiericcio, del resto senza peso, l’unico precedente con la giustizia di Leonardo era quello del 13 luglio 2013, che a causa di una rissa in strada fu arrestato perché morse l’orecchio di un agente fuori servizio che cercava di sedare gli animi. In quell’occasione il Ricucci era in compagnia con D’Ercole, oggi imputato in nel maxi processo “Omnia Nostra”, riguardante il clan Lombardi-Scirpoli-Raduano, quello che un tempo il cugino Pasquale era reggente.
Il dolore della comunità
A commentare il grave fatto di sangue è stato il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo d’Arienzo, che ha parlato di un delitto che “scuote profondamente la comunità” e che richiama tutti a non abbassare la guardia.
Il primo cittadino ha ricordato come la città, negli ultimi anni, avesse ritrovato una dimensione di maggiore serenità grazie al lavoro congiunto di istituzioni, magistratura, forze dell’ordine e società civile. “Monte Sant’Angelo deve continuare a essere un baluardo di legalità e sicurezza – ha sottolineato – restando unita contro ogni forma di violenza”.
L’omicidio di Ricucci riporta l’attenzione sulla fragilità del territorio garganico, da sempre al centro di equilibri delicati, e riapre interrogativi sul futuro della lotta alla criminalità.