Migliaia di persone nella chiesa del Santissimo Salvatore, a Foggia, hanno dapprima atteso, poi assistito ai funerali e infine salutato il feretro di Dino Carta, assassinato in via Caracciolo la sera del 13 aprile scorso alle ore 21:58:25.
Una chiesa gremita, dove finanche l’angolo più lontano e i loggioni sopraelevati non son stati sufficienti a contenere le migliaia di foggiani accorsi per l’ultimo saluto terreno a Dino, riuniti anche fuori le mura ecclesiastiche. Strade chiuse, interdette al traffico per permettere in sicurezza lo svolgimento dei funerali, celebrati dall’Arcivescovo Metropolita di Foggia-Bovino, Mons. Giorgio Ferretti. Dinanzi l’ingresso della chiesa c’era il Gonfalone della Città di Foggia, con tanto di rappresentanza in alta uniforme della Polizia Locale. E tra la fiumana c’era le Forze dell’ordine, gli investigatori, la stampa.
C’erano ovviamente i familiari, dolorosamente abbraciati tra loro e circondati degli amici di Dino. C’era Maya, spaventata dalla gente che guaiva, quel pianto di un cane che ha perso il suo padrone, che sentiva la sua presenza ma non lo vedeva, non gli diceva le solite parole d’amore come quando la portava a passeggio, l’accarezzava, le faceva le coccole. Scene commoventi, di straziante dolore che ha coinvolto quelle migliaia di persone, anche quelle in uniforme e i giornalisti.
Una santa messa molto coinvolgente, dove Mons. Ferretti non ha risparmiato messaggi di invito a farsi avanti chi ha stroncato la giovane vita del 42enne, di chi ha reso vedova una donna, la giovane Sara, e orfane due figlie, Diaria Pia di 11 anni e Silvia Pia di appena 10 mesi. «La fraternità è stata violata, ancora una volta, in questa terra, e il sangue di Abele il giusto è stato nuovamente sparso nelle strade di Foggia…. Sì, Foggia alza la testa! Ribellati alla violenza, all’ingiustizia, al sopruso, al pizzo, alla criminalità. Cara Foggia, non è normale che un uomo venga ucciso sulle tue strade».
Fraternità violata, il sangue di Abele il giusto sparso sulle strade di Foggia, l’invito a ribellarsi alla violenza, frasi che suscitano quella collera, anche laica rabbia ma religiosamente risuonano come una preghiera al bene, a destarsi dinanzi all’efferatezza. E con l’auspicio che prevalga l’amore nel sano gesto di costituirsi, di dare un volto e un nome a chi ha ucciso, nella fede e speranza di riconversione, l’Arcivescovo lancia il suo monito con parole anche dure ma chiare, rivolte direttamente all’assassino: «Caino dove sei? Che hai fatto? Il sangue di Dino grida dal suolo di questa città….Nessuna colpa è troppo grande per non meritare perdono, ma il perdono nasce dal pentimento…Basta sangue».
L’omelia dell’Arcivescovo Metropolita di Foggia-Bovino, Mons. Giorgio Ferretti
«Caino e Abele sono fratelli, ma il cuore di Caino è chiuso all’amore e alla fraternità. Entrambi, Abele e Caino, sono figli di Dio ma Caino questo lo ha dimenticato. La vita di Caino non può essere gradita al Signore perché è nutrita di sopruso, di violenza. Per lui non c’è un Dio a cui rendere conto. Dio allora lo ammonisce. Il Signore disse a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto”. Caino vive di rancore, di rabbia, ha il volto coperto, vive nell’inferno di un cuore violento.
Dio ama Abele, uomo semplice, simpatico, pacifico, credente. Dice la Genesi che Abele è “il fratello”. Così Dio amava la vita di Dino perché era un fratello, un amico, un marito, un padre, un credente. Dino onorava Dio con la sua vita, gli era devoto nel servire messa, disponibile alle necessità dei bisognosi e della Chiesa. Ma Caino uccide il fratello. “Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise”. Caino non ascolta Abele, si scaglia contro di lui e lo colpisce a morte.
La fraternità è stata violata, ancora una volta, in questa terra, e il sangue di Abele il giusto è stato nuovamente sparso nelle strade di Foggia.
Oggi il Signore chiede a Caino: “Dove sei? Dov’è Abele, tuo fratello?”. Perché? Perché ancora sangue innocente è stato versato?
Caino risponde: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”. E Dio incalza: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano”.
Oggi anche noi ti chiediamo: io te lo chiedo in nome di Dio e della giustizia: Caino dove sei? Che hai fatto? Il sangue di Dino grada dal suolo di questa città.
Caino pentiti, consegnati alla giustizia. Fratello, ricorda che hai Dio come padre, egli piange per la tua violenza e per il male che hai fatto. Non lasciare che Dio ti maledica, ti condanni: pentiti! Un giorno anche tu ti troverai come tutti noi di fronte al tremendo tribunale di Cristo!
Davanti a lui nessuno si può nascondere. Caino sappi che nessuna colpa è troppo grande per non meritare perdono. Ma il perdono nasce dal pentimento.
Carissima Sara; care Diara e Silvia; cari Antonio e Pina; cari Ida e Alessandro; cari Antonio e Daniela; cara Raffaella; oggi vorremmo farvi sentire tutta la nostra vicinanza, il nostro affetto. I vostri don Giulio, don Carmelo, don Filippo, sono qui con voi. Tanti foggiani (con la loro sindaca) sono qui per voi. C’è lo Stato. C’è tanta gente. Tanti uomini e donne di Foggia che in questi giorni hanno alzato la testa e camminato per le strade della città, con coraggio di fronte al male.
Sì, Foggia alza la testa! Ribellati alla violenza, all’ingiustizia, al sopruso, al pizzo, alla criminalità. Cara Foggia, non è normale che un uomo venga ucciso sulle tue strade. Non è normale che si giri armati per la città. Non è normale che i giovani abbiamo coltelli.
Foggia basta! Basta mogli e figli che piangono i loro mariti. Padri e madri che piangono i figli. La scia di sangue è lunga ormai decenni. Basta sangue. Tutto questo deve finire. Lo vogliamo tutti. Lo sogniamo tutti. Alziamo la testa, con coraggio. Uniamoci, denunciamo, ribelliamoci al male. Lo dobbiamo ai nostri figli, alle prossime generazioni di questa terra. Lo dobbiamo a Dio che ci ama e piange per i peccati e le colpe di tutti!
E tu caro Dino, riposa nel cuore di Dio. Tu che hai servito messa nelle chiese di questa città, godi oggi della pace che si vive nell’eterna liturgia del cielo. Incontra Abele il giusto, tuo fratello, che ti accoglie in paradiso e con lui riposa nella pace promessa da Dio ai suoi figli buoni e costruttori di fraternità.
Amen».
Chi sa, parli!
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