Frame del servizio su Rai 2 del programma “Ore 14” del 6 aprile 2026 ore 23
Dopo che la Rai, sia nel TG1 sia nel programma “Ora 14” su Rai 2, ha diffuso un video e un audio nei momenti prima e durante l’omicidio di Dino Carta, incensurato, il 42 personal trainer assassinato mentre era in strada con il suo cane Maya in via Caracciolo a Foggia alle ore 21:58:25 come riporta l’audio da quattro, o forse cinque, colpi di una pistola di piccolo calibro (presumibilmente una calibro7.65), tanto si è detto, finanche esercitando un non so che di investigazioni di chi dovrebbe far solo cronaca, raccontare i fatti così come son avvenuti in base alle informazioni degli inquirenti, al massimo ipotizzando con il dovuto condizionale scenari acquisiti da chi risiede nell’area della scena del crimine. Invece, nei salotti Rai si è passati a supposizioni poco verosimili, forse vicine alla verità, ma senza la dovuta verifica nell’attribuire voci. È ciò che hanno rimarcato i familiari della vittima, avallati dal loro legale, avv. Michele Vaira, finanche con l’invito alla cautela del procuratore capo di Foggia dott. Enrico Infante.
Per tal “monito” quest’oggi, venerdì 17 aprile 2026, su Rai 2 il programma condotto da Milo Infante, “Ore 14”, anche dopo aver acquisito altre informazioni, quelle divulgabili ovviamente, e sempre dagli inquirenti, ha rimandato in onda quell’audio, rivisto nell’attribuire le voci e ricostruendo verosimilmente ciò che è accaduto quella terribile sera del 13 aprile scorso, tracciando anche il probabile tragitto percorso dall’assassino, prima e dopo l’omicidio.
Intanto le indagini proseguono senza sosta, dove gli investigatori stanno acquisendo altri indizi e testimonianze. La traccia audio, registrata da una telecamera di un appartamento privato posizionata a circa 30 metri dalla scena del crimine su via Pisacane, è nelle mani del RIS per le dovute analisi forensi e perciò attribuire nomi a quelle voci. Mentre il 20 aprile prossimo dal sostituto procuratore inquirente Giuseppe Mongelli è stato disposto l’esame autoptico, per poi procedere alla restituzione della salma a suoi familiari per lo svolgimento dei funerali.
Dalla nuova ricostruzione emergono particolari che potrebbero portare alla risoluzione del caso nei prossimi giorni, sempre che gli investigatori riescano a dar un volto e poi un nome alla persona sulla bicicletta elettrica di piccole dimensioni. E si, quella bici è stata indentificata come tale, ed è già un indizio importante. Come son sicuri che alla sua guida v’era un uomo e non una donna, giacché inizialmente tra buio e cappuccio non era molto chiaro. Gli inquirenti sono sempre più certi che quella persona sia l’assassino. E questo anche in base alle ultime immagini acquisite da altre telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, tutte private, che immortalano il ciclista nel suo tragitto.
Difatti i carabinieri sostengono che l’omicida, sempre se fosse la persona sulla bici elettrica, sarebbe transitata dapprima nel piazzale di San Giuseppe Artigiano, immortalato dalla prima telecamere posta al primo piano di uno stabile (presumibilmente entrato nel piazzale da viale Ofanto per come transita), per poi proseguire su via Carlo Pisacane attraverso l’uscita prossima laterale del piazzale, quella destra seguendo il senso di marcia stradale. Qui avrebbe incrociato la sua vittima. Dopo il presunto diverbio durato pochi secondi prima degli spari, lo avrebbe freddato con quattro, forsanche cinque, colpi sparati dalla pistola, presumibilmente calibro 7.65, in base ai bossoli ritrovati in terra e al caricatore rinvenuto poco distante dalla scena del crimine. Poi si sarebbe allontanato, forse senza neanche curarsi di accelerare la corsa, in sella alla bici elettrica verso viale Mazzini per svoltare poi su via Massimo D’Azeglio. Ad un certo punto, da quanto si vede da un’altra ripresa di una telecamera, sempre di un appartamento privato, avrebbe sbandato. Forse è stato l’attimo che avrebbe perso il caricatore, poi ritrovato dai carabinieri su quella via, un attimo di tentennamento probabilmente per recuperalo senza riuscirvi, per poi dileguarsi su viale Ofanto. Da qui non si sa più nulla, anche se gli inquirenti hanno acquisito altre immagini di telecamere sia dagli impianti di videosorveglianza privati sia da quelli pubblici posizionati in prossimità del semaforo all’incrocio tra viale Mazzini e viale degli Aviatori sia da quelli di alcuni esercizi commerciali presenti nell’area pocanzi descritta.
Parrebbe che il cerchio si starebbe chiudendo intorno al presunto killer di Dino Carta, all’anagrafe Annibale, purtuttavia non avendo ancora riscontri certi sul movente. La pista più accreditata dagli inquirenti è una vendetta trasversale, covata da tempo dall’omicida, dopo l’incidente del 22 ottobre 2023, dove un giovane morì cadendo dal balcone di un’abitazione al terzo piano, dallo stabile dove abitava il padre di Dino, palazzo con l’impalcatura per lavori di ristrutturazione. Per quella morte il caso fu chiuso per incidente poiché sul corpo della vittima non risultarono tracce di colluttazioni ma solo lesioni compatibili alla caduta. Quella persona non era residente in via Caracciolo ma all’ex Onpi, era già noto alle Forze dell’ordine in particolare per un caso afferente ad un’operazione antidroga, e si trovava lì per gli arresti domiciliari. Presumibilmente tentò di “fuggire” dal “domicilio forzato” scavalcando sul balcone del Carta, per poi cadere nel vuoto. Un gesto in questi circa tre anni, a quanto pare, non digerito dai familiari del “domiciliato” giacché sui social v’è stato un susseguirsi di messaggi, a volte enigmatici altre no, sulla loro posizione in tal senso non corrispondente ai fatti.
Ovviamente gli inquirenti stanno battendo più piste, anche nell’ambito lavorativo e in quello privato, analizzando anche il telefono cellulare della vittima posto sotto sequestro. Martedì 21 p. v., inoltre, è stato previsto l’esame dattiloscopico sul caricatore ritrovato in terra, appunto per ottenere quante più informazioni.
Sempre secondo le altre immagini delle telecamere, potrebbero sortire altre due o tre persone che avrebbero potuto incrociare l’assassino e altre che son passate mentre era in terra la vittima. Si parla di persone a piedi, di due su uno scooter e altre in auto.
E mentre Foggia attende risposte e l’epilogo su una così brutale azione, a tener viva l’attenzione è sia il procuratore Infante che invita a chi sa qualcosa di farsi avanti e collaborare con la giustizia, sia l’avvocato dei familiari di Dino Carta che rasserena la stampa e la cittadinanza sulle condizioni dei suoi assistiti che sono fiduciosi nelle indagini in corso. Contestualmente tiene a precisare che Dino quel tragico 13 aprile 2026 era tranquillo, aveva appena lasciato la suocera nel vicino piazzale per proseguire la passeggiata con il suo cane Maya, come del resto faceva ogni sera, dopo aver cenato con i suoi cari. Aveva finanche scherzato via cellulare con un amico, inviandogli una foto della cena.
Una normale e tranquilla giornata purtroppo terminata in tragedia.
Per chi vuol aderire alla raccolta fondi “Un aiuto concreto per le figlie di Dino” sulla pagina gofundme.com, che fa capo direttamente alla moglie di Dino, Sara Traisci, l’intestataria, ecco i riferimenti per la donazione, ovvero: Causale donazione – IBAN: IT61F0306915730100000061227.
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FOCUS:
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