Dino Carta con la moglie Sara Traisci e il loro cane Maya
Nel mentre gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri stanno conducendo senza sosta le indagini sull’omicidio dell’incensurato 42enne personal trainer, Dino Carta, all’anagrafe Annibale, assassinato mentre era in strada con il suo cane Maya in via Caracciolo a Foggia alle ore 21:58:25 come riporta l’audio da quattro, o forse cinque, colpi di una pistola di piccolo calibro (presumibilmente una calibro7.65, e dopo le numerosissime manifestazioni di vicinanza di tutta la società civile, religiosa e politica della città di Foggia, e mentre si moltiplicano gli appelli di “chi sa, parli”, e doverosamente mentre il dolore dei familiari è vivo e perdurante, a distanza 5 giorni parla la moglie Sara Traisci. Lo fa davanti le telecamere della Rai al TG1.
Un racconto accorato, intriso di dolore per l’immensa perdita del caro marito e padre di due figlie, un appello di speranza affinché l’omertà che circonda questo nebuloso caso si rompa nel grido coraggioso di chi sa e parli.
Al TG1, al collega Gian Vito Cafaro, Sara, chiaramente ancora molto provata ma conscia del suo attuale importante ruolo mediatico per dar una svolta al caso, assistita dal suo legale l’avv. Michele Vaira, parla apertamente, ricostruendo degli attimi poco prima dell’omicidio per poi rivolgere un appello.
Dino era «Felicissimo di essere tornato prima a casa e mi ha detto 10 minuti e torno» ha confidato Sara, proseguendo con le ultime parole che poi gli ha rivolto: «Tempo che porto Maia e ci stiamo insieme». Purtroppo, come dice il collega Cafaro “dalla passeggiata con il cane Dino non è mai più tornato, l’hanno ucciso con quattro colpi di pistola. Dino aveva appena brindato con Sara i dieci mesi della loro bimba”.
«È una persona, è un marito, un uomo d’oro. Voglio capire io -prosegue Sara- perché hanno fatto del male a una persona che non ha mai fatto male a nessuno. È perché non dovesse essere più insieme alla sua famiglia e alle sue figlie. Io spero che ci sia meno omertà e ci sia più coraggio. Se qualcuno ha visto qualcosa, se qualcuno, anche un minimo particolare, di poterlo dire alle forze dell’ordine per fare chiarezza, per dare giustizia a Dino».
Parole che toccano il cuore e aprono la mente, in un momento di dolore che Sara non nasconde dinanzi la telecamera e che alla domanda di Cafaro: “Come pensi di affrontare la vita futura?” risponde: «Non so come, in che modalità, in che tempistiche, se piano piano, ma con l’aiuto del Signore».
Parole forti, di speranza e fede, di invito a chi sa, che tuonano per quella attesa di dar un nome e un volto all’assassino di Dino Carta, tuttora latitante e che potrebbe avere, si spera le ore e non i giorni contati.
Difatti le ricerche degli inquirenti si concentrano sempre più sul caso dell’incidente del 22 ottobre 2023, dove un giovane morì cadendo dal balcone di un’abitazione al terzo piano, dallo stabile dove abitava il padre di Dino, palazzo con l’impalcatura per lavori di ristrutturazione. Per quella morte il caso fu chiuso per incidente poiché sul corpo della vittima non risultarono tracce di colluttazioni ma solo lesioni compatibili alla caduta. Quella persona non era residente in via Caracciolo ma all’ex Onpi, era già noto alle Forze dell’ordine in particolare per un caso afferente ad un’operazione antidroga, e si trovava lì per gli arresti domiciliari. Presumibilmente tentò di “fuggire” dal “domicilio forzato” scavalcando sul balcone del Carta, per poi cadere nel vuoto. Un gesto in questi circa tre anni, a quanto pare, non digerito dai familiari del “domiciliato” giacché sui social v’è stato un susseguirsi di messaggi, a volte enigmatici altre no, sulla loro posizione in tal senso non corrispondente ai fatti.
Un caso che vede come principale indiziato quell’uomo incappucciato in sella ad una bici elettrica ripreso da una videocamera mentre presumibilmente andava ad uccidere Dino.
Ma le indagini non si stanno soffermando solo su quel particolare incidente e sull’uomo incappucciato. Altre piste si stanno battendo, appunto per non lasciar nulla al caso: sulla vita privata di Dino, di quella lavorativa, tant’è che si sta scandagliando tra le amicizie e i messaggi sul suo cellulare e gruppi social. A tal riguardo parrebbe che una pista porterebbe anche a chi è vicino al 39enne caduto e morto quel 22 ottobre del 2023, dove sarebbero emersi post ambigui.
Altro significativo indizio è il fraseggio intercorso quella sera del 13 aprile scorso tra Dino e il suo carnefice. Mettendo in secondo piano la frase finale «No, non ti vengo a disturbare mai più. Te lo giuro, te lo giuro. Te lo giuro, te lo giuro» che parrebbe pronunciata dalla vittima, ma qui i familiari negano la paternità di quella voce, quella che più ha attirato l’attenzione degli investigatori è: «Capisci, se cambi idea ti ammazzo?», che comprovverebbe, sempre che appartenga al contesto, momenti pregressi di tensione tra i due. Quell’audio, come già scritto nei precedenti articoli, è in analisi fonica forense al RIS, come lo sono ovviamente i bossoli ritrovati e particolarmente il caricatore rinvenuto in terra poco distante dalla scena del crimine. Qui si spera almeno di trovare un’impronta o il DNA dell’assassino.
Domani, lunedì 20 aprile 2026, si terrà l’esame autoptico, anche per stabilire quale dei quattro o forse cinque proiettili sparati alle spalle è stato fatale per Dino. Poi, secondo quando disporrà il sostituto procuratore inquirente Giuseppe Mongelli nel ridare il corpo ai familiari, verrà fissata la data, l’ora e il luogo per i funerali.
E sempre domani, alle ore 20, Foggia scende in strada per una commemorazione, con un corteo che vedrà l’inizio dal luogo dell’omicidio, in via Caracciolo, per proseguire verso il centro cittadino, fino a piazza XX Settembre, terminando proprio davanti la chiesa di San Francesco Saverio dove Dino era ministrante laico.
I carabinieri, da quanto si apprende, hanno ampliato il raggio delle indagini, analizzando moltissimi filmati delle telecamere degli impianti di videosorveglianza privati e pubblici. Un raggio perimetrale esteso per ricostruire il tragitto di arrivo e fuga del presunto killer incappucciato sulla bici elettrica, che raggrupperebbe quasi nella sua totalità l’area centro-nordovest e sudovest di Foggia, periferie comprese, forsanche da alcune indiscrezioni che hanno raccolto e che vedrebbe una precisa collocazione residenziale del soggetto preso in esame.
Tuttavia non si possono tralasciare gli appelli a non parlare. È nostro dovere di cittadini onesti e legali aiutare gli investigatori. Antonio Traisci, il suocero di Dino Carta, sempre al TG1 ha detto: «Dino era come un figlio, voleva sempre un mio parere sulle cose da fare. L’appello a chi è passato e non si è fermato. Servirebbe l’aiuto di qualcuno che magari per caso è passato di là». Parole, queste ultime, che configurano probabili testimoni non tanto durante l’omicidio che parrebbe esser avvenuto senza occhi indiscreti, piuttosto a chi da quel luogo subito dopo l’omicidio è transitato a piedi, sullo scooter, in auto e presumibilmente immortalato dalle videocamere presenti in zona.
Chi sa, parli!
Per chi vuol aderire alla raccolta fondi “Un aiuto concreto per le figlie di Dino” sulla pagina gofundme.com, che fa capo direttamente alla moglie di Dino, Sara Traisci, l’intestataria, ecco i riferimenti per la donazione, ovvero: Causale donazione – IBAN: IT61F0306915730100000061227. Fino ad oggi sono stati raccolti oltre 23mila e 500 euro. Foggia ha quel cuore immenso che ha sempre dimostrato. Grazie.
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