La Madonna dei Sette Veli - L'Iconavetere Patrona di Foggia
a cura di Giuseppe Saldutto.
Tra poco più di una settimana, i foggiani festeggeranno la Madonna dei Sette Veli: la Santa Vergine protettrice di Foggia, che apparve anche a Sant’Alfonso dei Liguori.
Padre Pio da Pietrelcina, conobbe la sua storia a Foggia, quando nel 1916 era in licenza militare da soldato per problemi legati alla respirazione. Prima di partire per Pietrelcina, andò prima a pregare la Madonna dei Sette Veli (una vetrata colorata nella Cattedrale dove oggi è esposto il Sacro Tavolo dell’Iconavetere, ricorda la visita di San Pio) e poi a incontrare e salutare la nobildonna Raffaelina Cerase.
In casa di Raffaella c’era un quadro della Madonna dei Sette Veli: tutto fatto a mano, opera unica, ricamato con una cornice pregiata, un ricordo della Madonna dei Sette Veli di Foggia, ma in miniatura, singolare e costoso dal punto di vista del manufatto artigianale e non industriale. La donna figlia spirituale della prima ora del mistico frate, saputo che lo stesso aveva visitato la Madonna dei Sette Veli fece dono di questo stupendo e prezioso quadro a padre Pio che accettò il dono che lui girò alla sua mamma Giuseppa appena arrivò a Pietrelcina.
Nella ricostruzione storica degli eventi, sappiamo che tale quadro, oggi è esposto nel Museo di padre Pio adiacente al convento dei Cappuccini di Pietrelcina. Sappiamo anche e con certezza che Mary Pyle, ha dichiarato su un foglio di carta che il quadretto (della misura di circa 18×24 cm) era nella casa della mamma di padre Pio e che la stessa Mary Pyle, durante il conflitto mondiale ha portato in convento l’importante reliquia consegnandola ai Cappuccini per proteggerla da eventuali disordini e saccheggi che potevano e sono accaduti in tutta Italia in quel periodo tormentato. Per la cronaca, Mary Pyle nel periodo della seconda guerra mondiale 1940/1943 visse in clandestinità; ad oggi non sappiamo in che modo o maniera, essendo americana per cui in conflitto con l’Esercito Italiano, riuscì a trovare riparo nella casa del fratello di padre Pio a Pietrelcina. Finita la guerra tornerà a San Giovanni Rotondo.
Poi il 21 febbraio del 1973, il superiore dell’epoca, padre Vito Buonsante, certifica la storia con la sua firma. Perciò, è errato attribuire a padre Pio una visita all’ex convento dei Cappuccini (oggi Parco dell’Inconavetere) che dal 1860 a seguire, con le leggi promulgate da Vittorio Emanuele II e Camillo Benso, conte di Cavour, scipparono beni alla Chiesa, per cui a Foggia, tale convento dei Cappuccini era dal 1860 fino al 1943 zona militare italiana deputata ai cavalli da guerra, sede pregiata della cavalleria da guerra fascista, assieme alle strutture dei Cavalli Stalloni da Guerra in viale Fortore oggi chiamato Parco “di Diomede” o “Diomedei”, che all’epoca, come anticipato, era “il Regio deposito cavalli da guerra”, poi denominato comunemente “Cavalli stalloni”.

Sempre per la cronaca, del convento del Parco dell’Iconavetere oggi è rimasto solo un muro cadente, dopo i bombardamenti del 1943. Come pure l’ex Caserma Oddone era dal 1250 in poi una chiesa/convento istituita da San Francesco e materialmente anche dal Beato Giacomo, suo confratello in vita, che si stabilì, visse e morì proprio in tale convento il con permesso dell’Imperatore Federico II, e che fu chiamato dopo la morte del Santo “Convento San Francesco”. Infatti, presumibilmente le sue ossa sono state riesumate pochi mesi fa, purtroppo senza conoscere la destinazione.
Sia l’ex Caserma Oddone (1860 circa/1990 circa) già ex convento San Francesco (epoca Medioevale fondato da San Francesco d’Assisi) e il convento Cappuccino dove oggi sorge il Parco dell’Iconavetere, l’Esercito Italiano non le ha potute restituire alla Chiesa, cosa che è avvenuta con tantissimi edifici religiosi che potevano essere restituiti dopo i Patti Lateranensi. Tra le varie motivazioni quella più significativa è perché entrambe le strutture religiose hanno condotte sotterranee di fuga e le relative polveriere, dove erano custodite armi. Cunicoli chiusi dall’interno, con le mine anti intrusioni per evitare di lasciare armi ai nemici, quelli che erano appena entrati in Italia e avevano conquistato Foggia.
Tra le varie notizie sui sotterranei di Foggia, emerge quella che nel dopoguerra fu rinvenuto all’interno un soldato nazista morto probabilmente di fame e di noia mentre era a guardia del posto che non poteva abbandonare, pena la fucilazione. Era rigido su sé stesso e seduto, tra le mani aveva l’arma, sembrava una statua, una abbandonata in campo dal suo superiore ne bunker.