nota di Potito Perruggini Ciotta, presidente Osservatorio Nazionale “Anni di Piombo”.
È difficile credere ai propri occhi, ma stamattina a Foggia sono apparsi i tabelloni per la propaganda referendaria in una forma che definire caotica è un eufemismo. Nonostante le formali diffide e le reiterate richieste di conformità, ci ritroviamo di fronte a pannelli incompleti, con solo cinque spazi su sei assegnati, e — come se non bastasse — un unico spazio destinato contemporaneamente ai comitati del “Sì” e del “No”. Sembra una scena da “Scherzi a parte”, ma purtroppo è tutto vero. Questa confusione istituzionale rappresenta l’ennesima offesa alla trasparenza democratica e al diritto dei cittadini ad una corretta e paritaria informazione elettorale. A ciò si aggiunge l’assoluta assenza di numerazione e identificazione dei pannelli, rendendo impossibile ogni verifica formale o ricorso ordinato. È un episodio gravissimo che merita l’immediato intervento della Prefettura e del Comune, chiamati a rispondere di una gestione che oggi espone la città di Foggia al ridicolo e mina la credibilità dell’intero procedimento referendario.
L’Osservatorio Nazionale “Anni di Piombo” non resterà in silenzio davanti all’ennesimo esempio di disorganizzazione amministrativa e chiede che vengano ristabilite subito le condizioni minime di regolarità e parità di trattamento tra tutti i soggetti politici.
“L’informazione è il cuore pulsante di ogni democrazia: solo un cittadino informato può esercitare consapevolmente il suo diritto di voto, diritto conquistato con il sangue e il dolore degli italiani. Quale Presidente dell’Osservatorio Nazionale Anni di Piombo, spinto dal senso di responsabilità verso questa eredità sacra, non posso restare in silenzio. È inconcepibile che su una materia costituzionale così delicata – la riforma della giustizia – l’Amministrazione Episcopo dimostri tale incompetenza e superficialità, calpestando il rispetto dovuto alla sovranità popolare” dichiara Perruggini. “Non solo ritardando l’installazione dei tabelloni oltre i termini di legge, ma arriva l’umiliazione di confondere elettori e comitati costringendoli a condividere lo stesso spazio propagandistico. È un vero attacco alla democrazia causato dall’inadeguatezza degli amministratori”.