| ph. miciogatto |
Con 14 voti contro e 8 a favore in Consiglio comunale, Foggia, per ora, non avrà il Pronto Soccorso Veterinario. L’emendamento è ufficiale e ha già registrato molte indignazioni dal popolo foggiano.
Un servizio importante, utilissimo, salvavita peri nostri amici più fedeli, perché son loro i più fedeli non quelli umani. Loro, gli animali domestici, principalmente, oggi sono stati sedotti e abbandonati. Uno screzio a chi durante questi anni ha investito amore, pazienza, tempo, salute e soldi per accudire chi li ama di più, senza nulla chiedere, senza pretese di fatto, solo un po’ di cibo e acqua, tanto amore e un rifugio.
Da una parte c’è chi attacca la decisione di una gran parte della maggioranza comunale, dall’altra chi la difende per scelte legate più alla sostanza del progetto che al merito. C’è anche chi ha cercato di mitigare il Niet al Pronto Soccorso Veterinario spiegando come in altri comuni italiani si sta cercando di strutturalo. Si attendono ciò che le categorie di parte, e non solo, vorrebbero indirizzare alla nostra classe politica cittadina.
Un dato è certo: Foggia politicamente non è pronta a emendare un servizio per animali che dev’essere al pari degli umani giacché ci son leggi, molto rigorose, che difendono i nostri amici a 4 e 2 zampe, con pinne comprese.
Tra i più critici c’è Nunzio Angiola, Consigliere comunale, segretario provinciale del movimento “Cambia”, chi ha presentato la proposta, per poi vedersela bocciare, che ha replicato con il seguente comunicato.
Pronto Soccorso Veterinario h24: un no grave, incorerente e politicamente irresponsabile. Per l’Amministrazione il Comune non deve occuparsi degli animali di affezione.
«La bocciatura del nostro emendamento al DUP del Comune di Foggia, finalizzato all’istituzione di un servizio di pronto soccorso veterinario h24 attraverso un’operazione di project financing, rappresenta una scelta politica grave, miope e profondamente distante dai bisogni reali della comunità.
La sindaca, la giunta e la maggioranza che la sostiene hanno di fatto sbattuto la porta in faccia a migliaia di cittadini foggiani, specialmente i meno abbienti, che convivono con animali di affezione e che quotidianamente affrontano difficoltà enormi in assenza di un servizio di assistenza veterinaria continuativa. Una decisione che non è solo sbagliata: è insensibile e priva di qualsiasi visione.
La posizione che emerge con chiarezza da questo voto è tanto netta quanto discutibile: per questa amministrazione, della tutela degli animali di affezione non deve occuparsene il Comune. Una linea che segna un arretramento culturale prima ancora che amministrativo. Eppure il punto è esattamente l’opposto: il Comune non è chiamato a sostituirsi al mercato, ma a governarlo, evitando che un servizio essenziale venga lasciato alle sole disponibilità economiche dei singoli o alla frammentazione dell’offerta privata. Senza un presidio pubblico, l’accesso alle cure veterinarie urgenti diventa inevitabilmente selettivo, con ricadute dirette sul benessere animale e indirette sulla sicurezza e sull’igiene urbana.
La proposta era chiara ed equilibrata: tariffe calmierate in base all’ISEE, per garantire equità sociale, sostenibilità economica e accesso anche a famiglie fragili, anziani e persone in difficoltà, prevenendo al tempo stesso abbandoni e costi futuri legati al randagismo. Non assistenzialismo, ma buona amministrazione.
Ancora più inaccettabile è la fragilità – per non dire inconsistenza – delle motivazioni tecniche addotte. Il parere contrario espresso dal dirigente all’ambiente, fondato sull’idea che il servizio non rientrerebbe nelle competenze comunali ai sensi della normativa regionale (LR 20/2020), è stato puntualmente e rigorosamente smontato da una nostra nota tecnico-giuridica. Ignorata. Semplicemente ignorata.
Siamo tra l’altro di fronte a un cortocircuito istituzionale evidente, che ben si presta a essere descritto con il proverbio di origine evangelica: ‘la mano destra non sappia ciò che fa la sinistra’.
Da un lato, si boccia un emendamento sostenendo che il Comune non possa intervenire perché si tratta di un servizio rivolto ad animali domestici privati; dall’altro, si mantiene nel DUP un obiettivo strategico che prevede esattamente la stessa cosa: ‘Istituzione del servizio di assistenza veterinaria h24’ nell’ambito delle politiche su randagismo e benessere animale. Una contraddizione macroscopica, che rasenta il ridicolo istituzionale.
Delle due l’una: o non si leggono gli atti che si votano, oppure si inseriscono impegni programmatici sapendo già che non verranno mai realizzati. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: i cittadini vengono presi in giro
L’emendamento ha ottenuto il voto favorevole di 8 consiglieri (Angiola, Amorese, Formica, Mainiero, Quarato, Rignanese S., Salemme, Strippoli), che ringrazio per la sensibilità e la responsabilità dimostrate, ed è stato respinto con il voto contrario di 14 consiglieri (Azzarone, Buenza, Cagiano, Capozzi, Ciruolo, Dal Maso, De Vito, Di Chiara, Dell’Aquila, Di Paola, Frattulino, Pontone, Rizzi, oltre alla sindaca Episcopo). I restanti assenti al voto.
Questa non è solo una bocciatura tecnica. È una scelta politica grave e deliberata, che certifica un modo di governare fatto di contraddizioni, superficialità e scarico di responsabilità.
E su questo, la città non potrà non chiedere conto».
Seppur a favore, votando si, Francesco Strippoli, Consigliere comunale di maggioranza del M5S in una nota stampa ha cercato di far chiarezza, richiamando l’attenzione su quanto è stato scritto sulla proposta fatta in Friuli Venezia Giulia e a quella di Roma.
«Nonostante il mio voto in aula sia stato convintamente favorevole a ogni iniziativa che miri alla tutela degli animali e al sostegno delle fasce più deboli della popolazione –commenta Francesco Strippoli-, ritengo doveroso fare un’operazione di chiarezza verso la cittadinanza, lontano da populismi e facili slogan.
Dobbiamo guardare ai fatti e ai contesti, partendo da un dato oggettivo recentemente evidenziato da un’inchiesta di Fanpage: in Italia non esistono ancora Pronto Soccorso veterinari pubblici. (Foto e link in basso).
Quella proposta in aula dal consigliere Nunzio Angiola è una favola che oggi non ha precedenti attuati nel nostro Paese.
Il “Modello Roma” e la realtà di Foggia
Il consigliere Nunzio Angiola ha citato l’esempio di Roma, ma è necessario analizzare con onestà cosa sta accadendo nella Capitale e quali siano le differenze strutturali con la nostra città:
Quello che aprirà a Roma nel 2027 sarà il primo ospedale veterinario pubblico gratuito in Italia. Non è, dunque, una realtà già consolidata, ma un progetto pionieristico i cui lavori sono partiti solo ora.
A differenza di quanto lasciato intendere, il servizio romano nasce prioritariamente per gli animali delle strutture comunali (canili e gatti delle colonie). Solo in una fase successiva si sta valutando l’estensione alle famiglie a basso reddito, ma esclusivamente per chi adotta dai canili municipali o dalle oasi feline come quella di Porta Portese.
Roma dispone di risorse e una capacità di indebitamento non paragonabili a quelle di Foggia. Nel caso di specie c’è la Comunità di Sant’Egidio che ha già avviato l’ambulatorio veterinario e che ha enormi capacità di investimento. Ben venga.
Foggia è da poco uscita da una fase di predissesto e ha la stragrande maggioranza dei fondi vincolati per coprire i contenziosi ereditati. 60 milioni a fondo di contenzioso.
Da tempo stiamo spingendo per una transazione per il contenzioso Amica che potrebbe sbloccare diversi milioni. Ma è un’altra storia questa.
Conclusioni
Promettere un servizio H24 tramite project financing senza una solida base di sostenibilità economica e normativa rischia di essere un esercizio di demagogia. La nostra sfida deve essere quella di costruire percorsi reali: iniziare dal potenziamento della gestione del randagismo e dei servizi minimi essenziali, protocolli di intesa con i veterinari del territorio e arrivare alla tanto attesa reperibilità veterinaria… un servizio possibile, fattibile, esistente altrove e che promuovo come soluzione concreta e pragmatica.
La tutela degli animali è un dovere civile, ma la buona amministrazione ci impone di non vendere sogni che, allo stato attuale, non hanno gambe per camminare».
Intanto il de profundis è calato sui nostri amici a 4 e 2 zampe, con pinne comprese.