16 marzo 1978, Via Mario Fani, Roma. Rapimento dell'on. Aldo Moro e uccisione della sua scorta [foto Archivio ©Maurizio Riccardi]
Ritorna a riunirsi la seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul Caso Moro per raccogliere altre testimonianze.
Martedì 02 e mercoledì 03 giugno 2015, la Commissione ha ascoltato prima un poliziotto testimone della strage e un altro importante per la vicenda, inquanto parrebbe esser stato il primo a giungere sul luogo dopo il rapimento del Pres. Aldo Moro e la mattanza della sua scorta.
Lui è Francesco Pannofino, attore e doppiatore, al tempo studente universitario in matematica alla facoltà della Sapienza di Roma, che abitava a due passi da via Mario Fani.
Quel 16 marzo 1978, (il racconto è una sintesi di quanto da lui riferito, nda.) Pannofino avrebbe dovuto sostenere un esame di algebra, recandosi in facoltà con lo scooter. Ma il mezzo non partì e così decise di prendere un autobus. Mentre si recava alla fermata deviò il suo solito percorso, recandosi all’edicola per comperare un quotidiano. Leggendo il giornale udì dei rumori, non erano i soliti petardi ma simili a un martello penumatico, come riferì in commissione. Poi la consapevolezza che erano colpi d’arma da fuoco, di mitragliatrici che non smettevano di sparare. Poi il silenzio, quello surreale che qualcosa di tremendo era accaduto, un silenzio interrotto solo dalle urla della ragazza dell’edicola. Fa due passi, incrocia una donna che in fretta e furia in preda al panico cercava la via di casa ed è lì in via Mario Fani. Dinanzi a lui sangue, tanto sangue, auto scontrate e forate da chissà quanti proiettili. Incredulo, spaventato, si avvicina al luogo dell’eccidio. Con i suoi occhi vede due corpi che giacciono a terra, Raffaele Iozzino, già morto e Francesco Zizzi, agonizzante, gravemente ferito, supino in terra con la testa piegata sul busto e coperta di sangue.
Questa in sintesi è la ricostruzione fornita alla Commissione, avuta da una fonte che rimane anonima, che ha verbalizzato e gelosamente custodita negli atti. La testimonianza di Francesco Pannofino non è solo una cronaca del fatto, è una fotografia istantanea e violenta che la Commissione ha confrontato con le versioni fornite da altri, in particolare da alcuni poliziotti che asseriscono di esser giunti per prima sul luogo. Resta, tuttavia, una prova di un civile, uno studente che si stava recando in facoltà, di chi casualmente era lì e perciò molto valida per risolvere gli enigmi di altre versioni di agenti che si contrappongono
La testimonianza di Francesco Pannofino non è solo una cronaca del fatto, è l’indelebile ricordo personale di una giornata che non avrebbe mai voluto vivere, è quel prezioso contributo alla ricostruzione storica. Il suo intervento aiuta a delineare il quadro di quella mattina drammatica con elementi che magari sfuggono ai documenti verbalizzati.
Difatti nell’atto della Commissione appena trascritto, rilasciato dalla stessa fonte che rimane anonima, si legge che «L’esatta ricostruzione della scena del crimine – assunta tra gli obiettivi obbiettivi primari di questa fase dei lavori della Commissione – impone l’attenta rivisitazione dei contenuti descrittivi dei fatti di via Fani, come scaturiti da numerose fonti dichiarative. Sotto questo profilo, assume rilievo ciò che ha riferito Francesco PANNOFINO, teste oculare posizionato in prossimità del punto della strage. Del PANNOFINO, com’è noto, si sono occupati quanti hanno puntualmente rivisitato i contenuti delle dichiarazioni dei testimoni oculari. Tra questi BIANCO e CASTRONUOVO, che mettono in risalto la coincidenza delle sue dichiarazioni con quelle di Bruno BARBARO in merito all’arrivo dell’ALFASUD beige, fermatasi “a circa cinquanta metri dall’Alfetta di scorta, dalla quale scese una persona con la paletta in mano, che gridava frasi sconnesse”. Sul punto, i due autori scrivono: “Bruno Barbaro e Francesco Pannofino. testimoni parziali dell’agguato. hanno raccontato di un’auto che giunse dalla parte alta di via Fani subito dopo la conclusione della sparatoria fermandosi poco prima del/’Alfetta di scorta dell’onorevole Moro. Si trattava di un’Alfasud beige dalla quale scesero alcuni uomini con la paletta della Polizia. Uno di loro gridò disperato: “Oddio, i colleghi!”, riferendosi agli agenti della scorta. In pratica, uomini delle forze dell’ordine in borghese giunsero in via Fani ancor prima dell’arrivo delle volanti: poliziotti o carabinieri la cui presenza non è mai emersa né in sede giudiziaria né giornalistica {…}” (R. BIANCO-M. CASTRONUOVO, Via Fani ore 9,02, Roma, 2010, pag.125)».
Il documento prosegue che: «Sebbene le dichiarazioni del PANNOFINO siano così ampiamente richiamate, le {ricerche dei verbali della sua testimonianza non hanno prodotto risultati positivi presso gli archivi della Commissione. Pertanto è necessario assicurare che agli atti siano resi disponibili i suddetti verbali (istruttori e dibattimentali), anche in vista dell’eventuale acquisizione di ulteriori particolari dalla fonte, all’esito del novum rappresentato dall’individuazione del personale della polizia di Stato immediatamente giunto in via Fani a bordo di un’auto civetta. A tal fine la Commissione potrà valutare di dare ingresso alla formale acquisizione di copia integrale di tutti i verbali delle dichiarazioni istruttorie e dibattimentali rese dal PANNOFINO e degli eventuali atti istruttori ad esse riferibili, dando mandato all’ufficiale di collegamento dell’Arma dei Carabinieri per i conseguenziali adempimenti.
- b) L’impossibilità di dare ingresso all’esame del dottore Marcello GIANCRISTOFORO, all’epoca dei fatti in servizio presso la Digos di Roma, indicato dal poliziotto Emidio BIANCONE, conducente dell’ALFASUD beige, quale uno dei due funzionari prontamente giunti in via Fani a bordo di quell’auto (l’altro era Domenico SPINELLA, ora deceduto, all’epoca vice questore con funzioni di dirigente della DIGOS di Roma), priva la Commissione della possibilità di poter assumere dalla sua viva voce ulteriori elementi di interesse. Si sarebbe trattato di un approfondimento rilevante (e mai espletato nel corso delle indagini) in quanto plurime fonti testimoniali mettono in evidenza che quell’auto, priva di insegne di istituto, giunse sul luogo dell’agguato pochissimo tempo dopo la fine della sparatoria.
Tuttavia, come già rilevato in precedenza, anche altri funzionari risultavano all’epoca in servizio nella medesima divisione, ed è sommamente probabile che essi possano contribuire all’esatta ricostruzione dei fatti.
Tra questi i dottori Francesco Paolo CAPELLI, Fabrizio GALLOTTI e Vittorio FABRIZIO. Tutti e tre lasciarono la Digos romana in epoca successiva alla strage, ma prossima all’evento.
Allo stato degli atti, anche al fine di valutare l’opportunità di un’eventuale audizione dei medesimi sulle modalità operative ed organizzative del loro ufficio, appare di interesse acquisire il foglio matricola di ciascuno, così da poter meglio conoscere il contesto nel quale essi operarono, quando si misurarono con la complessa materia delle indagini sulle brigate rosse, soprattutto durante e dopo la vicenda MORO.
Pertanto, la Commissione potrà valutare l’opportunità di dare preliminarmente ingresso all’acquisizione dei fogli matricolari di ciascuno di essi, all’ uopo delegando l’ufficiale di collegamento della Polizia di Stato per l’espletamento degli adempimenti di rito presso i competenti uffici del ministero dell’Interno.
- c) Parimenti, resta da prendere in considerazione il complesso ed attivo ruolo del funzionario di polizia Carlo DE STEFANO, che nelle vicende investigative del sequestro MORO ebbe parte attiva.
Tuttavia la specificità del ruolo del DE STEFANO, successivamente assurto ai vertici della polizia, appare meritevole di diretto vaglio in sede di audizione, atteso che del DE STEFANO si sono osservati finora profili operativi, taluni problematici, meritevoli di diretto vaglio da parte dei Commissari in sede di audizione.
In attesa delle determinazioni sul punto, mi riservo di provvedere alla stesura di un appunto orientato a segnalare le tematiche di interesse sul punto.
- d) L’ultimo profilo che appare utile richiamare è rappresentato dai contenuti della relazione di servizio dell’agente della polizia Renato DI LEVA.
L’agente DI LEVA, in data 16 marzo 1978, descrive il suo operato nell’immediatezza della strage, dopo essere giunto in via Fani contemporaneamente alla prima volante ivi accorsa.
Dalla relazione si evince l’immediatezza di quell’intervento. Scrive, infatti, il DI LEVA: “[…] nel momento in cui mi sono avvicinato alla “Volante” per presentarmi ai colleghi ho notato a/l’incrocio una Fiat 128 di colore blu ministeriale, con a bordo tre o quattro persone vestite con l’uniforme, mi sembra dell’aeronautica militare, che, a forte velocità, provenendo dalla strada, che poi ho saputo chiamarsi via Fani, ha imboccato via Stresa procedendo nel prosieguo di questa, verso l’alto …”.
Quindi il DI LEVA e la prima volante, “che procedeva con il segnale di emergenza acceso” (così come descritto nella relazione dell’agente, ove tuttavia non viene precisato se si trattava del segnale acustico oppure del lampeggiante, o di entrambi) giungono in via Fani pochi secondi dopo la sparatoria. Tanto che lo stesso DI LEVA nota il veloce allontanamento della 128, ultimo veicolo dei BR in fuga.
Quella relazione viene redatta lo stesso giorno dei fatti ed è indirizzata al “Sig. Dirigente la DIGOS” e, per conoscenza, alla Sezione Motociclisti del Comando servizi tecnici. Essa costituisce un reperto importante, perché finora non è stato possibile esaminare le relazioni dei componenti di quella prima volante giunta in emergenza e di quelle successivamente confluite sul posto (la questione è oggetto di separate “osservazioni e proposte operative”): pertanto, per pronta evidenza, ne allego il testo integrale.
Per questo motivo, anche in riferimento al DI LEVA, in vista di una sua eventuale audizione, la Commissione potrà valutare di dare ingresso all’acquisizione di copia integrale di tutti i verbali delle dichiarazioni istruttorie e dibattimentali rese e degli eventuali atti istruttori ad esse riferibili, dando mandato all’ufficiale di collegamento della polizia per i conseguenziali adempimenti.
Segnalo, infine, l’opportunità di acquisire agli atti anche il “foglio matricolare” del teste, richiedendolo alla competente Direzione del ministero dell’Interno».
Comunque, per chi volesse approfondire l’attività della Commissione parlamentare sul Caso Moro può visitare il web site www.gerograssi.it, troverà documenti interessanti e inediti.
Ad Maiora!
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