La prima foto scattata dalle Brigate Rosse il 19 marzo 1978 [fonte: www.fabioruini.eu]
Sono mesi che la Commissione Parlamentare sul Caso Moro sta riesaminando il caso. E ne sono altrettanti che sta svelando verità mai palesate, ma ipotizzate. Un lavoro certosino quello svolto da tutti i membri della Commissione, in particolare quello svolto dall’On. Gero Grassi che ha voluto fortemente questa Commissione. Da circa due mesi Grassi sta aggiornando il suo sito web con tutti gli articoli che parlano del rapimento e omicidio del fu Presidente della DC, Aldo Moro. Un archivio messo in piedi grazie al materiale in esame donato dalla famiglia Moro, dalla moglie, dai figli. Un’offerta fatta col cuore che ha fame di verità e giustizia e sete di conoscenza, la stessa che molti giornalisti hanno, compreso il sottoscritto, studioso di Moro. Non a caso, come ribadisco da tempo, e ne vado orgoglioso, seguo con assiduo interesse i lavori della Commissione, anche grazie all’aiuto diretto di Gero. Con ciò affermo che la Commissione deve andare avanti. Credi che siamo prossimi a un bivio, ma la via della verità è spianata. La Commissione ormai ha l’obbligo morale e istituzionale di farci conoscere la verità, quella ver non quella costruita e spesso deviata da altrettanti soggetti “deviati”. Persone che in un certo qual modo si sono intersecati nelle fitte maglie di una vicenda che ha la trama più fitta di un tessuto acrilico e che oggi potrebbero rivelare fatti che avrebbero ripercussione sul mondo politico, economico e della sicurezza nazionale. La verità deve emergere tutta nella sua interezza. Bisogna andare fino alla fine, a costo di far emergere nomi che potrebbero risultare scomodi, anche se appartengono al passato e ora defunti.
Vi riporto una dichiarazione di Gero Grassi, dove illustra sinteticamente i lavori della Commissione.
«Dopo mesi e mesi di studi, indagini, lettura di documenti, fino a ieri secretati, credo di poter affermare con grande consapevolezza che le indagini effettuate dopo il 16 marzo 1978, in occasione del dramma di Aldo Moro, soffrono di grande superficialità, omissioni colpevoli, manchevolezze, tentativi di sviare il raggiungimento della verità.
Tanti testimoni non ascoltati, tanti interrogatori che non quadrano ed una routinaria attività di indagine dalla quale non emerge mai il pathos necessario per sottolineare la volontà di dare un quadro esatto di quello che successe in via Fani, a Roma, il 16 marzo 1978.
Possibile che oggi e solo oggi, grazie a “volenterose” testimonianze, stiamo conoscendo il quadro di azione del rapimento di Aldo Moro e dell’omicidio della sua scorta?
Quello sinora offerto era statico e privo di elementi provanti che evidenziano un quadro contraddittorio delle fasi dell’eccidio e di quelle immediatamente successive.
I racconti riscontrati oggi ci inducono a dire che le Brigate Rosse non erano sole, nonostante le loro bugie e che diverse persone collaborarono per la ‘buona riuscita’ della operazione “Fritz”.
Possiamo affermare anche che le tante indagini sinora effettuate mancano di una visione comune e di un quadro d’insieme.
Possiamo dire anche che la verità sul caso Moro non si è voluta raggiungere per evitare pericolose ammissioni ed il coinvolgimento di sepolcri imbiancati singoli ed associati che da anni sul silenzio hanno fatto la propria fortuna.
Per saperne di più, visita il web site www.gerograssi.it link Aldo Moro.
Ad Maiora!
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