Adriana Faranda | Mario Moretti | Valerio Morucci [foto: www.antimafiaduemila.com]
Il 15 marzo 1978, alle ore 11:27 circa, una persona che per ora ha preferito rimanere anonima, dichiarando alla Commissione disse che assistette a un episodio che potrebbe essere di grande interesse per ricostruire le dinamiche precedenti all’eccidio di via Fani e al rapimento del presidente della DC, l’On. Aldo Moro. Dal racconto fornito agli inquirenti, questo testimone oculare vide sulla scena del rapimento un’auto bianca con targa CD, ovvero “Corpo Diplomatico”, con a bordo due persone, una donna e un uomo. Notarono pure che dopo aver parcheggiato il mezzo nel parcheggio antistante alla Chiesa di Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo, i due scesero dall’autovettura. Il conducente, rivolgendosi all’accompagnatrice, le avrebbe detto qualcosa in italiano, probabilmente sollecitandola a sbrigarsi. Per la distanza non riuscì a sentire le parole, ma l’impressione fu quella che si trattasse di un invito a far presto.
Nell’immediatezza, sul posto si presentò un’altra autovettura di colore scuro, di grossa cilindrata, che non riuscì ad identificare con precisione, ma dalla quale vide scendere quattro individui. Questi ultimi, senza parlare con gli occupanti della Fiat 128 familiare di color bianco, si diressero a piedi in direzioni opposte: due verso via del Babuino, passando vicino all’Obelisco, e gli altri quattro verso Porta Flaminia, passando anche loro vicino all’Obelisco. La Fiat 128 bianca con targa CD, invece, si allontanò verso via del Babuino con i due occupanti, mentre i quattro uomini dell’auto scura scomparvero a piedi in direzione di Porta Flaminia.
È importante ricordare che il parcheggio in questione è quello antistante la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, in Piazza del Popolo. In quel momento, un’altra autovettura di colore amaranto, presumibilmente una Renault, si è fermò dietro le due vetture già citate, precisamente dietro alla Fiat 128 familiare bianca con targa CD.
Tutti questi particolari, collegandoli ovviamente dopo il ritrovamento del corpo esamine dell’On Aldo Moro all’interno di una Renault amaranto, hanno sortito dubbi a chi sta conducendo l’inchiesta, che immediatamente ha collegato quell’avvistamento a quanto visto.
Il testimone, per la cronaca, rimase sul posto fino alle ore 11:27, dopodiché se ne andò.
Testimonianze e analisi
Sempre riferendo alla seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul Caso Moro, c’è chi quel 15 marzo 1978, nello svolgimento del suo dovere, il carabiniere Antonio Albuzzi, assistette a una serie di eventi, dichiarando che: «Alle 18.10 circa, ero fermo a bordo della mia vettura sul Lungotevere delle Navi al semaforo che segnava rosso di Ponte Risorgimento. Venivo affiancato da una Fiat 128 famigliare color bianco con due persone a bordo. Allo scattare del segnale verde venivo sorpassato dalla predetta autovettura che era targata CD1. Vi era anche un 7. Non ricordo le altre cifre. Pensai che il conducente abusava della targa Corpo Diplomatico. Esamino le fotografie n.16 e 17 dei rilievi tecnici di Polizia Scientifica concernenti il sopralluogo effettuato in via Mario Fani. La vettura è uguale a quella che io ho visto e la targa corrisponde a quella che la Fiat 128 familiare, da me notata, recava posteriormente.”
Esaminando le fotografie dei rilievi tecnici della Polizia Scientifica, in particolare le foto n° 16 e n° 17 relative al sopralluogo in via Mario Fani, si conferma che la vettura vista da Albuzzi corrispondeva a quella di cui si parla, e la targa era compatibile con quella della Fiat 128 familiare con targa CD.
Perché questa auto era presente nei giorni precedenti la strage?
Molti testimoni hanno riferito di aver visto ripetutamente una Fiat 128 familiare bianca con targa CD nelle vicinanze dell’abitazione di Aldo Moro, in via del Forte Trionfale, nei giorni prima del 16 marzo. Alcuni di loro hanno notato questa vettura fermarsi o sostare in punti diversi, anche a pochi metri dalla casa dell’onorevole. La frequenza con cui si è verificato questo stazionamento suggerisce che l’auto non fosse semplicemente un veicolo di passaggio, ma potrebbe aver svolto un ruolo di sorveglianza o di sorpasso.
Inoltre, testimoni come Pietrina Martini, infermiera presso la Villa Maria Pia in via del Forte Trionfale, hanno riferito di aver notato la stessa macchina in più occasioni, sempre di mattina, e sempre tra il 12 e il 14 marzo. La stessa si trovava spesso vicino alla zona, e anche vicino alla casa di Moro, senza che si notassero persone a bordo.
Altri testimoni, come Mario D’Achille, conducente di ambulanza, hanno osservato una Fiat 128 familiare bianca con targhe CD in due occasioni: il 12 marzo, transitando in via Cortina d’Ampezzo (oggi via del Forte Trionfale), e il 14 marzo, fermata davanti a un edificio che, secondo lui, si rivelò essere la Casa di Cura Villa Maria Pia, a pochi metri dall’abitazione di Moro. In quella circostanza, vide una donna scendere dall’auto e dirigersi all’interno di un istituto, mentre l’auto si ripartiva subito.
Un’auto di vigilanza o di scorta?
La ripetuta presenza di questa Fiat 128 familiare bianca con targa CD nei giorni prima dell’attentato solleva molte domande. Perché un veicolo così apparentemente modesto e poco appariscente si trovava frequentemente vicino a Moro? A che scopo? Potrebbe trattarsi di un’auto di vigilanza, di sorveglianza o di coordinamento, piuttosto che di un mezzo di terroristi. La targa “CD” potrebbe anche aver funzionato come un distintivo, un modo per riconoscersi tra operatori di sicurezza o forze occulte, come i servizi segreti o gruppi di intelligence come Gladio. Da notare che il modello “familiare” è un ulteriore indizio che è ricordato per la sua peculiarità, pertanto attendibile.
Testimonianze vicino all’abitazione di Moro
Pietrina Martini, sempre alla commissione, ha raccontato di aver notato, tra il 12 e il 14 marzo, una Fiat 128 bianca targata CD in via del Forte Trionfale, ferma in punti diversi e senza mai vedere persone a bordo. La stessa vedeva la vettura circa 10-15 metri dalla casa di Moro, e la sera prima dell’attentato, intorno alle 9.30 del mattino, la vide ancora in zona.
Un altro testimone, Mario D’Achille, ha riferito di aver incrociato una Fiat 128 bianca con targhe CD il 12 marzo, e di aver notato che la stessa auto, con la stessa persona alla guida, si trovava vicina alla casa di Moro anche il 14 marzo, fermandosi davanti a un edificio che lui credeva essere una scuola, ma che in realtà era la Casa di Cura Villa Maria Pia.
Alverino Taraddei, gestore di un negozio in via del Forte Trionfale, ha riferito di aver visto alcuni giorni prima del 16 marzo una Fiat 128 familiare bianca targata CD parcheggiata in zona, senza però attribuire particolare attenzione.
Che ruolo avrebbe avuto la Fiat 128 bianca con targa CD?
Dalle testimonianze raccolte emerge che la Fiat 128 familiare bianca con targa CD ha avuto un ruolo frequente e sistematico nei giorni precedenti l’attentato. La sua presenza costante nei pressi dell’abitazione di Moro e in altri punti strategici lascia supporre che si trattasse di un mezzo di sorveglianza o di una sorta di automezzo di sicurezza, piuttosto che di un’auto utilizzata dai terroristi.
L’utilizzo di questa vettura e della relativa targa potrebbe aver avuto uno scopo di riconoscimento o di copertura, forse appartenente a forze di intelligence o ad altre strutture in possesso di lasciapassare speciale. La possibilità che questa auto fosse sotto controllo della scorta di Moro, e che sia stata notata da persone come il maresciallo Oreste Leonardi — che aveva certamente un ruolo chiave nella sicurezza del leader DC — rende ancora più complessa l’interpretazione di quegli eventi.
Qual è la verita?
Dopo tutte queste testimonianze, tra l’altro oculari e che collimano con altre sulla presenza di un’autovettura senza ombra di dubbio riconducibile alla Fiat 128 familiare banca con targa CD, la Commissione ha chiesto che tutte queste testimonianze e ricostruzioni siano soggette a verifica approfondita e che siano allegati integralmente al verbale della riunione della Commissione in cui si è discusso di questi eventi. Solo attraverso indagini dettagliate e confronto dei dati potremo sperare di chiarire i molteplici aspetti di questa vicenda ancora avvolti nel mistero.
Ad Maiora!
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