16 marzo 1978, Via Mario Fani, Roma. Rapimento dell'on. Aldo Moro e uccisione della sua scorta [foto Archivio ©Maurizio Riccardi]
Più versioni a volte discrepanti a volte similari, ma poi nei dettagli diverse, le verità sul Caso Moro.
A chi credere, allora?
La seconda Commissione parlamentare d’inchiesta ci prova a far chiarezza. E visti gli attriti subiti che denotato paure di chi le causa, le omissioni poi ritrattate di diversi auditi, non solo brigatisti ma persone dello Stato, l’incrocio di più documenti italiani ed esteri, la vera verità sta nelle carte in mano alla Commissione, che rimangono e, se sono avallate da testimonianze, certificati, prove e controprove, diventano verità: e quelle della Commissione lo sono.
Ben 2250 documenti acquisiti e 440 operazioni investigative della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul Caso Moro attestano fatti che l’allora (e forse l’odierno) Stato hanno negato.
Quel giorno di marzo, il 18 dell’anno 1978, in via Mario Fani, come più volte detto e scritto, non c’erano solo le Brigate Rosse, anche agenti sotto copertura dei Servizi Segreti italiani del Sismi e del Sisde, anche quelli deviati e forse di Gladio, della CIA, del Mossad e del KGB, civili e militari della massoneria P2, mafiosi di cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita, ognuno con un compito, chi attivo d’azione, chi di sostegno, chi di copertura, chi di controllo.
Ma la novità che è emerso da alcune testimonianze, analisi di fotografie e documenti incrociati con atti federali italiani ed esteri, è che quel giorno in via Fani c’erano anche agenti della BND, la Bundesnachrichtendienst i servizi segreti tedeschi. Che ci facevano lì anche loro? A quanto pare la presenza fu marginale, non attiva ma operativa per il controllo.
Tutto fu anche immortalato da molte fotografie scattate dal fotografo Antonio Ianni, ora in pensione ma al tempo collaboratore dell’Ansa, che in Commissione ha dichiarato di essere arrivato in via Mario Fani prima delle ore 09,30 del 16 marzo 1978. Lui arrivò in via Fani, e c’era poca gente, quand’ancora i cadaveri della scorta non erano stati ricoperti dai teli bianchi, come poi si vedrà nelle foto divulgate dalla stampa.
Il racconto di Ianni continua affermando che quando arrivò non c’erano le Forze dell’Ordine e che riuscì a scattare oltre 100 foto senza che nessuno glielo impedisse. L’affermazione, che potrebbe sembrare verosimile, è vera e racconta una verità fino ad ora mai detta e scritta. Se si osserva bene la foto del poliziotto Iozzino questo è fotografato ancora a terra scoperto, e così anche molte foto scattate dentro le auto mitragliate. Aggiunge pure che in quel momento stava sorvolando un elicottero di colore bianco e senza simbolo. Poi racconta che la stessa sera nella sua abitazione subì la visita di ignoti, che misero a soqquadro l’appartamento senza rubare nulla, entrando senza scassinare la porta. Poi si accorse nel sottosopra che portarono via i rullini delle foto, mentre altri vennero trafugati dall’archivio fotografico dell’Ansa. Racconta pure che voleva sporgere denuncia ma venne scoraggiato con la frase: «Sarà l’ufficio politico» gli dissero gli agenti.
Comunque, per chi volesse approfondire l’attività della Commissione parlamentare sul Caso Moro può visitare il web site www.gerograssi.it, troverà documenti interessanti e inediti.
Ad Maiora!
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