Edgar Morin
PER L’AVVENIRE DELL’UMANITÀ.
In questi giorni, il 29 maggio 2026, è morto Edgar Morin, uno dei grandi pensatori del nostro tempo, vissuto a cavallo fra il XX e il XXI secolo, alla ricerca del senso della vita e del processo di umanizzazione dell’uomo attraverso la tecnica, ma soprattutto attraverso la politica.
Due elementi che sono alla base della civiltà di oggi, ma che purtroppo, secondo Edgar Morin stanno portando l’uomo verso la propria disumanizzazione, in un processo che vede da una parte la crisi del capitalismo e dall’altra il concetto stesso di globalizzazione. In base a tutto ciò mi sono rivisto alcuni passaggi essenziali del mio ultimo libro Il mondo che verrà fra paura e speranza, BastogiLibri, Roma 2026, e ho ritrovato in esso diversi pensieri ed opinioni di Edgar Morin, per quanto riguarda la ricerca di una nuova Via che superasse l’atomizzazione dell’uomo, ma soprattutto la difficoltà di pensare il presente alla luce degli ultimi avvenimenti che stanno accadendo nel mondo, e precisamente le guerre e le distruzioni di interi popoli e di intere culture e civiltà, fra cui la guerra fra la Russia e l’Ucraina e la guerra fra il mondo occidentale, fra cui gli Stati Uniti, e il mondo islamico-orientale, in primis contro l’Iran e i suoi alleati, in nome dell’integralismo e del fondamentalismo religioso abbracciato da numerosi gruppi terroristici, fra cui Hamas. Fenomeno che ha determinato l’eccidio dei numerosi ebrei il 7 Ottobre del 2023, tanto da causare la guerra fra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e Hamas. Un mondo in evidente difficoltà, che ho ritrovato in alcuni scritti di Edgar Morin, fra cui: La violenza del mondo. La situazione dopo l’11 settembre, Editore Ibis, Pavia-Como 2004; Educare per l’era planetaria, il pensiero complesso come metodo di apprendimento, Armando, Roma 2005; Il metodo (6 voll. 2001-2008); Dove va il mondo? Armando, Roma 2012; La via. Per l’avvenire dell’umanità, Raffaello Cortina, Milano 2012, per poi continuare con Il cammino della speranza, Chiarelettere, Milano 2012; La nostra Europa, Raffaello Cortina, Milano 2013; Il pericolo delle idee, Erickson, Roma 2015; Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina, Milano 2015, fino all’ultimo suo libro Le lezioni della storia, Garzanti, Milano 2025.
Clicca qui per il pdf “La via di Edgar Morin”
Recentemente ho voluto riprendere in mano il contenuto del libro La Via. Per l’avvenire dell’umanità di Edgar Morin e ho ritrovato tante idee che ho riportato nel mio recente volume, come per esempio il rischio di nuove guerre in questo inizio di Millennio e di cui stiamo assistendo tuttora; la crisi del capitalismo e, quindi, del concetto di occidentalizzazione che sta portando il mondo ad una evidente dualizzazione fra Occidente e Oriente, fra un Nord sviluppato e un Sud sottosviluppato, tanto da creare le premesse per le future guerre ideologiche, ecc. Il tutto, secondo Edgar Morin, visto nell’ambito della crisi della globalizzazione, che è il preludio ad una vera e propria crisi planetaria. In altri termini, secondo Edgar Morin, siamo passati dalla piovra del capitalismo finanziario a quella del fanatismo etnico-religioso.
Afferma a tale proposito Edgar Morin: “Nelle condizioni della globalizzazione neoliberale lo scatenarsi di un capitalismo planetario senza freni dagli anni Novanta ha amplificato tutti gli aspetti negativi dello sviluppo. Il costante aumento dei redditi di capitale a scapito di quelli da lavoro scava di continuo le disuguaglianze”.
Infine lo sviluppo avuto in questi ultimi anni ha determinato un continuo aumento del degrado ambientale, in diversi campi fra cui i centri urbani, l’agricoltura, le industrie, e anche nella biosfera con lo sfruttamento forsennato del petrolio a carbone, con la massiccia deforestazione, con gli snaturamenti provocati dalle culture e dall’allevamento industrializzati. In questo ultimo periodo, afferma Morin, la Madre-Terra è stata condizionata “da quattro motori incontrollabili: la scienza, la tecnica, l’economia, il profitto; e ciascuno di loro è alimentato da una sete insaziabile: la sete di conoscenza (scienza), la sete di potenza (tecnica), la sete di possesso, la sete di ricchezza. I lori effetti sono ambivalenti.
La scienza ha certamente consentito elucidazioni e suscitato applicazioni benefiche, ma ha prodotto le armi di distruzioni di massa, in particolare quelle nucleari, e anche possibilità sconosciute di manipolazione dei geni e dei cervelli umani. La tecnica, ambivalente per natura, ha asservito le energie naturali, ma anche gli esseri umani.
L’economia ha prodotto ricchezze inaudite e nello stesso tempo miserie senza fondo, e la sua mancanza di regolazione lascia libero sfogo al profitto, a sua volta propulso e propulsore di un capitalismo sfrenato, fuori controllo, che concorre alla corsa verso l’abisso”. E allora a questo punto Edgar Morin si chiede: “Quale è la Via affinché l’uomo possa essere padrone di sé stesso nel rispetto dell’altrui dignità, ma specialmente nella salvaguardia del Pianeta -Madre”.
“L’orientamento mondializzazione/demondializzazione, scrive Edgar Morin, significa che se si devono moltiplicare i processi di comunicazione e di planetarizzazione culturale, se si deve generare una coscienza di Terra-Patria, coscienza di una comunità di destino, si deve anche promuovere lo sviluppo locale nel globale. La demondializzazione darebbe una nuova vitalità all’economia locale e regionale. Rinnoverebbe l’alimentazione di prossimità, gli artigianati e i commerci di prossimità, l’agricoltura periurbana, le comunità locali e regionali.
La valorizzazione delle risorse endogene, materiali e immateriali, assicurerebbe autonomia e qualità alimentari, nonché igiene ecologica. Inoltre bisogna aumentare e attivare la democrazia partecipativa locale e regionale, così come con l’attuazione di una politica di civiltà che rivitalizzerebbe la convivialità e rigenererebbe le solidarietà”.
Tutto ciò che purtroppo oggi viene a mancare specie nelle comunità locali, a vantaggio dei partiti e delle istituzioni che pensano più a loro stessi e al loro tornaconto che alle comunità del territorio. In questo senso, quindi, c’è bisogno che l’uomo cambi la sua Via, che non è solo quella della tecnica, ma quella della sua umanizzazione.
In definitiva per Edgar Morin “la Comunità di destino della specie umana di fronte a problemi vitali mortali comuni richiede una politica dell’umanità e questa si dovrebbe fondare sul concetto di Terra-Patria, che porta in sé la coscienza del destino comune dell’umanità”.