Non so se l’aria sta cambiando, se la “furbata” sta cambiando la sua traiettoria. Di una cosa son certo, la voce sta girando e, gira e rigira, vuoi vedere che qualcuno lassù si sta chiedendo perché un piccolo giornalista sta insistendo su questo problema? Ve lo dico subito. Credo nella bontà di quell’uomo che nell’anno 2003 da imprenditore onesto, innamorato del suo lavoro, dalla spiccata capacità di saper coniugare passione e competenza, con doti organolettiche non comuni, decise di “aiutare” altri imprenditori fondando la Feudi di San Marzano s.r.l. Credetemi, non sto parlando sotto l’effetto “In vino veritas”, di quel vino che “ubriaca” i Poteri Forti. Sto parlando con lucidità e per far conoscere, a chi non ancora sa, della figura apicale della Farnese Vini s.r.l. di Ortona (CH).
Tuttavia, e prima di continuare questo mio piccolo e umile articolo, libero da “ranghi” editoriali controllati, ricordo (e mi appello) che la Costituzione Italiana ha due articoli che dovrebbero tutelare la libera espressione e garantire la legalità di chi lavora per lo Stato Italiano. Nella fattispecie sono gli articoli 21 e 28. L’articolo 21 recita che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, mentre l’articolo 28 sancisce che “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.”
Perché dico questo? Semplicemente per ricordare a qualcuno e qualcosa che la mia integrità dipenderà da chi non accetterà di buon grado quanto sto scrivendo e scriverò, specie se oltre a chi è salito in groppa a un cavallo mal sellato, potrei essere interessato da quelli che cavalcano una causa iniziata difettata che ha il suo fulcro in un prodotto nobile, il vino.
Chiaramente, invito la controparte a pronunciarsi, a dire la sua, a inviarmi documenti che avvallino il contrario, affinché possa fornire ai lettori una visione completa su fatti, anche imparziale.
Taranto, veni, vidi, vici(?), quale frase più appropriata per presentare chi, come Giulio Cesare, preannunciò la sua rapida e arguta vittoria. Veni, vidi, vici(?), venni, vidi, vinsi(?), una citazione modificata per l’occorrenza dove il punto di domanda a “vici” è d’obbligo fino a che la giustizia, quella vera, avrà seguito. Una frase che non sta a esaltare la potenza bellica dell’imperatore, bensì la caratteristica della rapidità per la sua conclusione. Chi ha svolto studi classici e umanistici sa a cosa mi riferisco e precisamente a una parte della frase che Svetonio nella “Vita dei Cesari, I, 37” scrisse «…” Veni, vidi, vici” non acta belli significantem sicut ceteris, sed celeriter confecti notam…». Il fulcro di tutto sta proprio nel “…sicut ceteris…” che esalta l’astuzia e l’arguzia di chi come non altri mette in pratica.
Ritornare a ricordare di cosa stiamo parlando potrebbe sembrare ridondante. Tutto è già stato scritto, reso pubblico attraverso giornali, tv, radio e portali web. Ciononostante ribadire che in data 01 Ottobre 2003 tra la Farnese vini s.r.l. di Ortona (CH) e la Feudi di San Marzano s.r.l. di San Marzano di San Giuseppe (TA) venne costituita una società a responsabilità limitata denominata “Feudi di San Marzano”, con una partecipazione paritetica tra i soci pari al 50%. I rapporti tra i soci vennero regolati, oltre che dallo Statuto Sociale, anche da una “Scrittura Privata di Convergenza Imprenditoriale” sottoscritta in data 01 Ottobre 2003. Al quel tempo la Cantina e Oleificio sociale di San Marzano Soc. Coop. Agr. versava in pessime condizioni economiche, dovuto forse per gl’ingenti investimenti finalizzati all’ammodernamento della cantina e per i notevoli quantitativi di vini giacenti in magazzino, accumulati in più vendemmie e invenduti. Cosicché, come detto testualmente dai proprietari della Farnese Vini s.r.l. «La Farnese Vini s.r.l., proprio per “erogare ossigeno” al nuovo partner (la Cantina e Oleificio sociale di San Marzano Soc. Coop. Agr.), si impegnò presso quella cantina a imbottigliare circa due milioni di bottiglie con vini di provenienza pugliese. Con tal impegno e dispendio di energie umane e prevalentemente finanziario, rese possibile che la Cantina e Oleificio sociale di San Marzano Soc. Coop. Agr. raggiungesse quel “punto di equilibrio” produttivo necessario alla “sopravvivenza”».
L’operazione inizialmente produsse i suoi frutti, oltre che l’aumento della produttività, impegnando h24 la “Farnese” a lavorare infaticabilmente sui prodotti. Poi, inspiegabilmente agli occhi pubblici, ma non a quelli legali, la Farnese Vini s.r.l. iniziò una discesa societaria nei confronti della “Feudi” da cui non riuscì a risalire, fino al quasi totale fallimento societario della stessa “Feudi”, forse una discesa indotta.
Presumibilmente indotto, ho detto, perché dalle carte, anche legali, in mio possesso si evincono decisioni unilaterali che affossano la “Farnese” nei confronti della “Feudi”, pur avendo liquidità sufficiente a rimaner competitiva sul mercato vinicoltore in tutta la sua interezza. Ma le carte, anche quelle legali, nel caso in questione, non parlano di intrecci e legami tra persone e istituzioni, né svelano retroscena conosciuti solo da fonti investigative private. Con ciò non posso asserire con certezza alcune dichiarazioni che mi sono pervenute, posso solo renderle intuibili senza colpe altrui. Del resto mi manca il controcanto e rimaner imparziale è una prerogativa deontologica del giornalista.
Le fonti investigative, come del resto le carte legali, dicono tante cose, ma bisogna comprovarle agli occhi della legge prima di renderle pubbliche. Una delle dichiarazioni che ho ricevuto parla di amicizie tra persone togate e personaggi apicali della “Feudi” e della “Cantina”. Nulla di arbitrario ma suscettibile di approfondimento giacché i nomi rivelano presunti conflitti d’interesse. Amicizie, con rapporti amicali conclamati e cementati nel tempo, che potrebbero aver portato all’ingresso come legale nella “Cantina” l’Avv. Sebastio, quell’azienda amministrata dal sig. Cavallo. Per la cronaca è giusto dire che Sebastio era già legale della BCC -Credito Cooperativo di San Marzano- del sig. Cavallo Francesco detto Franco ed è il figlio del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto. Amicizie che si ritrovano anche nella scelta per il Presidente del Collegio Sindacale della Cantina e Oleificio sociale di San Marzano Soc. Coop. Agr. e del Presidente del C.d.A. della Feudi di San Marzano s.r.l. che risponde al nome della dott.ssa M. B., socia dello studio Vinciguerra (anch’esso legato alla “Cantina” da vari incarichi) e moglie del giudice C. F., Presidente Vicario della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Taranto. Sempre per la cronaca, imparziale ovviamente, sto parlando di quella Sezione che ha emesso la sentenza del Riesame dove non furono prese in considerazione le decisioni del Giudice di Chieti e del locale Tribunale del Riesame nei confronti della Farnese Vini s.r.l. Altre fonti, sempre private, parlano di assegni, fatture, vini “offerti” per suntuosi ricevimenti matrimoniali di personaggi importanti e in divisa. Rivelazioni, come detto, fornite da privati senza alcuna prova confutabile, né avvallata da documenti legali. Come pure parlano di dichiarazioni di esperti del vino per favorire la “Feudi” a spese della “Farnese”. Fonti private, investigative, che per quanto mi riguarda, da giornalista che racconta i fatti, vanno presi con le pinze e dichiarate nella loro interezza solo se avvallate da materiale cartaceo certificato e maggiormente se queste carte sono il frutto di trascrizioni di stenotipia e/o del Cancelliere di un’aula di tribunale.
Un dato tuttavia ha lasciato il segno per la “Farnese, soci e dipendenti” ed è quello della sentenza del 20 Marzo 2014 quando il Giudice unico Dott. Valentino Lenoci (Tribunale Civile di Bari Sez. specializzata in materia di imprese) dispose in via cautelare, ex art. 700 C.P.C., la completa esclusione della Farnese Vini s.r.l. come socio al 50% sul capitale dalla Feudi di San Marzano s.r.l. In sostanza pare che la “Farnese” sia stata sanzionata in un provvedimento d’urgenza basato su un conflitto tra soci piuttosto che di concorrenza sleale, come evincono alcune carte procedurali prodotte nell’anno 2012. Sentenze che la “Farnese” rigetta veementemente al mittente, il sig. Cavallo, in attesa di altre in corso.
Ad Maiora!
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