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“Scommessa Collettiva” o “ad personam”?
Se è vero che Mario Adinolfi è reo di truffa ed evasione fiscale, come scritto nelle carte della Procura di Roma, è anche vero che da parte sua e dei suoi legali la presunzione di innocenza è legittima: è scritto nella Costituzione e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia sarà il processo, o i processi nei vari gradi di giudizio, a sentenziarlo, a mettere il sigillo. E giacché qui si parla di una persona che si professa morigerata di Dio, il sigillo si spera sia di cera lacca.
Le carte della Procura di Roma, come è scritto anche sul Il Fatto Quotidiano, descrivono un Adinolfi che con la “Scommessa Collettiva” prometteva guadagni facili a persone che investivano i loro risparmi. Tanto per ricordare l’indagato ha sempre avuto una certa fama da giocatore professionista di poker.
Dalle indagini svolte, ed ancora in corso, quella “Scommessa” parrebbe esser stata vinta dall’intransigente cattolicissimo Mario, che ha sempre predicato valori morali tradizionali e in linea con la fede cristiana. Sempre come è scritto nelle carte del GIP di Roma, Adinolfi avrebbe incassato dai partecipanti circa 3 milioni e mezzo di euro a fronte dei 369mila euro realmente finiti nella “Collettiva”, praticamente meno del 10%.
Ed allora la rimanenza dei soldi dov’è finita?
Dai controlli svolti dalla Finanza parrebbe che molti dei soldi ricevuti da Adinolfi sarebbero stati indirizzati verso case da gioco italiane e straniere, i casinò. Nei controlli delle movimentazioni bancarie, però, non comparirebbe il percorso inverso, in altre parole non risulterebbe nessuna vincita, ma anche nessuno accredito proveniente da quegli stessi casinò.
La Procura indica nelle sue carte una lista, come una simil spesa ad uso personale, che ha permesso all’indagato un lussuoso tenore di vita.
Si parla, o meglio è scritto di 45mila euro per l’acquisto di un orologio di marca Omega, 42mila euro per un quadro, 30mila euro per l’utilizzo tra barca e accessori per la bicicletta, 12mila euro per l’acquisto di una collana, 14mila euro per lingotti d’oro ed altri 114mila in catering, si proprio cibo per le sue esigenze culinarie.
Ma la lista non è terminata giacché le carte scrivono di altri 7mila euro di anticipo per Courmayeur, un affitto da 4.700 euro al mese e i lavori per la sala hobby.
Oltretutto, l’indagine ha scoperto versamenti di bonifici fissi da 470mila euro in cinque anni a un misterioso “Mister X” e di 1.800 euro al mese girati “religiosamente” a sua madre.
Ciò è quanto scritto dal GIP della Procura di Roma ed è bene ricordarlo perché qui nessuno sta processando Adinolfi, giornalisticamente si riporta quanto accertato dagli inquirenti. Il processo farà il seguito.
Non può sfuggire, però, agli occhi di chi legge che facendo due conti, al centesimo, la Procura ha accertato che il 97% di chi ha versato i soldi nella “Scommessa Collettiva”, di chi si è fidato ciecamente e religiosamente di Mario Adinolfi, è rimasto con un pugno di mosche tra le mani, come sottolineato da Il Fatto Quotidiano.
Ora si pone un problema, quello dei valori professati da Adinolfi, quelli dell’uomo tutto casa, partito, associazione e chiesa, quello per i più deboli, per la famiglia secondo il Cristianesimo, dell’uomo che a mo’ di Inquisizione tra giornali e talk show televisivi bollava usi e costumi moderni, anche stili di vita allargati, divorziati e arcobaleno.
Se risulterà vero ciò che l’indagine ha accertato quei valori professati che valore avranno?
C’è da dare ragione a chi lo inquisisce che fino ad ora è stato inquisito?
Al Popolo della Famiglia e alle associazioni affine, foggiane comprese che in questi giorni a comando si son svegliate, verrebbe da dire qual popolo e qual famiglia si sorreggeva sulla “Scommessa Collettiva”?
Chi lo difende ha letto i capi d’imputazione e soprattutto la sopracitata lista dei soldi?
È innocente, certo, fino a prova contraria e per il c.p.p., art. 533, fino ad oltre ogni ragionevole dubbio. Ma il dubbio è lecito specie fino a quando non si avranno risultanze certe ed incontrovertibili che fine abbiano fatto quei soldi che mancano dalle casse degli scommettitori/investitori.
Certo è che è stato creato un altro mostro e sbattuto in prima pagina, cosa che qui non accadrà, seppur non condivide il moralismo dell’imputato. Sarà la legge a farlo, innocente o colpevole. Non è abitudine di questo giornale. La sua foto non è in copertina.
Come pure è certo che questo giornale, con il suo direttore, non sarà mai megafono di falsi moralismi, di inquisizioni, non sarà mai il giudicante di stili di vita, usi e costumi, perché della libertà di espressione, di scelte familiari, di religione e etnia, è nel libero arbitrio della persona, che newsGargano, e il suo direttore, rispetta senza batter ciglio.
A Mario Adinolfi si augura di dimostrare il contrario ed uscirne innocente, l’Italia è garantista. Contrariamente faccia un bagno di umiltà, chieda perdono da buon cristiano qual è e si reputa, restituisca il maltolto e sconti la sua pena non da Re-bibbia ma a Rebibbia.
Ad Maiora!
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