Punti di (s)vista. A Lecco fino all’ultimo

Immortale? Dirompente? Miracolosa? Audace (più del Cerignola…)? Instancabile?

Se ne potrebbero elencare molti altri ma l’aggettivo è "deciso". Il Foggia ci ha creduto ed è stato deciso.

È in finale, contro tutto e tutti, contro il tempo finanche, soprattutto da chi si è visto sbeffeggiare all’ultimo secondo.

Rambaudi in tv l’ha ribattezzata “zona Foggia”, quella detta “Cesarini”, che ha incoronato l’allievo a scapito del maestro.

Non è tempo di consuntivi. Ci sono ancora novanta minuti di una finale da disputare contro un Lecco, a casa sua, dato prima per spacciato, poi vincente a Foggia (e qui ci ritorneremo…) che è arrivato in finale. Una similitudine tra le due finaliste “comoda” a chi sui pulpiti avrebbe preferito il Pescara e il Cesena. Chissà perché quando c’è di mezzo il Foggia si preferiscono altre squadre. Fatto è che, come la morte, il Foggia è passato con la scure decapitando le favorite. Una mattanza tutta sportiva. E scusate i termini.

Il ritorno sarà un match dove tutto può accadere, ovviamente con i Satanelli vincenti ci auguriamo. Novanta minuti, supplementari da evitare, di ulteriore batticuore, coronarie permettendo, dove i rossoneri devono dimostrare la forza recisa allo Zaccheria da un arbitraggio scandalosamente visto su Rai 2 e un VAR si spera sveglio.

Avvenimenti che la Lega Pro dovrebbe analizzare, sempre che abbia inteso la gravità delle decisioni assunte sul campo, compromettendo una promozione, e quelle dell’AIA nelle designazioni di direttori di gara e collaboratori davanti un video.

Inesorabilmente è il Foggia della “zona Foggia”, di quegli ultimi minuti, che rimescola le carte rimettendo tutto in gioco e vincendo. Una squadra a immagine e somiglianza del suo salvatore, mister Delio Rossi, che l’ha presa confusa e l’ha raddrizzata, l’ha forgiata.

Contro il Pescara, allo stadio Adriatico-Giovanni Cornacchia, si è visto uno dei miglior Foggia di questo campionato. Non solo gioco, e che gioco, ma cuore, volontà, determinazione, sofferenza, amore per la maglia. Lo stesso che migliaia di tifosi, e non solo locali, hanno dimostrato nell’accogliere la squadra al suo ritorno alle tre di notte. Gli stessi che dalle curve, dopo la partita contro il Lecco, hanno incoraggiato i gladiatori di Delio Rossi a non mollare, anzi a metter in campo per la partita decisiva, tutta la loro forza, tattica, volontà, cuore e anima.

Crederci più di prima è la parola d’ordine con la quale scendere in campo domenica 18 giugno, in quel di Lecco, sulle sponde di un lago per ora sopito.

C’è stanchezza. La fatica si fa sentire e i recuperi sono brevi. Ma come per incanto i rossoneri nei minuti finali sembrano rigenerati. E contro il Lecco lo ha dimostrato nuovamente, contro fischietti facili e sviste (non viste) da remoto.

È il Foggia dei miracoli, perché se è arrivato fin qui, lo è. Menzionare l’inizio fallimentare, tra polemiche, sconfitte, quattro cambi di allenatori, critiche da ogni parte, un patron-presidente chiacchierato, è storia passata, che rimane e fa riflettere e che fa sostanza per prossime avventure.

C’è voluto Mister Delio Rossi a ridar vigore e linfa vitale a una compagine ormai distrutta, allo sbando, senza riferimenti e con uno spogliatoio nudo. Ma anche un presidente, patron Canonico, che nel suo tattico andirivieni ha creduto nell’impossibile, nel miracolo foggiano.

Siamo a novanta minuti da un sogno, nelle ore correnti disturbato da prevendite bloccate, accrediti chiusi, ricorsi in attesa e chissà letti, figuriamoci se accolti, da squalifiche inattese e multe irritanti.

Ma il Foggia c’è e ci sarà a Lecco. E con esso la bolgia rossonera, fuori e dentro lo stadio, tutti a sostenere chi merita la promozione in serie B. È un dato certo.

A Lecco fino all’ultimo.

Ad Maiora!

#puntidisvista  ♨️ #freethinker  #Foggia #ForzaFoggia #zaFò

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