Nuova vita e luce alla storica Fontana Monumentale di Biccari

Ci sono storie che vano raccontate per loro unicità storica in un territorio da far conoscere.

La provincia di Foggia è ricca di storia, di racconti che la impreziosiscono. Tutti concentrati nei paesi, in quei piccoli borghi dei Monti Dauni e del Gargano.

Ciò che si sta raccontando, avvallata da fonti storiche letterarie, ha come protagonista una fontana. L’acqua da sempre è stata sinonimo di vita, di progresso, di tecnologia, ripresa a più parti e da più persone per raccontare momenti vissuti, testimoniando anche successi nelle più svariate arti e mestieri.

A Biccari, piccolo borgo sui Monti Dauni in provincia di Foggia a 450 metri s.l.m. con poco più di 2.720 anime - dall'ultimo censimento della popolazione-, c’è una fontana monumentale, di elevata valenza storica, costruita in epoca borbonica nei primi decenni dell’Ottocento e poi rigenerata, in perfetto stile fascista, nei primissimi anni del Ventennio, che a breve verrà restaurata grazie ad alcuni fondi che il Comune ha ottenuto. Lo ha annunciato il Sindaco, Gianfilippo Mignogna, da sempre attento al territorio e incline a valorizzare ciò che sia Biccari, sia tutto il territorio di pertinenza, sia quello limitrofo, può essere attrattiva e perciò utile alla comunità.

La fontana è composta da un portico con quattro colonne reggi trabeazione, come architettonicamente è definita, con una targa commemorativa –non originale- della costruzione posta al centro. Al di sotto presenta tre vasche sorrette da scanalature dove confluisce l’acqua attraverso tre bocche di altrettanti mascheroni. Il particolare che balza all’occhio, di chi la osserva attentamente, è la capacità di raccolta d’acqua delle due vasche laterali più capienti di quella centrale, oggetto di studio di ingegneri, architetti, storici del luogo, sulle varie costruzioni idriche che i Borboni attuarono.

Studi che ritroviamo, insieme a digressioni storiche che caratterizzarono Biccari durante le varie epoche, da quella borbonica, passando per quella fascista, fino a quella repubblicana dei giorni nostri, in un saggio molto interessante dello studioso locale Giuseppe Osvaldo Lucera dal titolo “Historia del “Pubblico Fonte” di Biccari”, edito nel 2016, che racconta la storia dell'acquedotto comunale di Biccari.

Il saggio racconta in modo impeccabile le varie fasi di manutenzione, ammodernamento e utilizzazione, cui la fontana fu sottoposta nei decenni descritti, ponendo in evidenza l’assoluta importanza di portare acqua corrente nei centri abitati, dove un tempo era esclusiva delle piazze. Biccari ne fu, e lo è tuttora, la testimonianza di una complessa infrastruttura di ingegneria idrica studiata in base ai dislivelli montani. La fontana, come descritto nel saggio succitato, è alimentata da acqua trasportata “da una lunga galleria, oggi percorribile ad altezza d’uomo, lunga circa 120 metri, larga, nel punto più alto, di circa mt. 2, alla cui estremità si biforca in altri due percorsi, lunghi rispettivamente 40 metri circa, aventi le stesse funzioni e caratteristiche. Le tre gallerie risultano scavate nel ventre della nostra montagna, luogo questo ideale per captare acque sorgive, al fine di convogliarle in direzione del nostro paese e dissetare l’atavica arsura di Capitanata. Ma non proprio stranamente l’attuale percorso insiste su di un vecchio tracciato, costruito appunto in epoca borbonica, che rappresenta ed assume, se riferito a quel tempo, la testimonianza di una vera e propria opera moderna ed avveniristica, frutto dell’ingegno umano sia Siciliano che Napolitano, quindi Duo Siciliano”.

Senza star qui a descrivere tutte le fasi del saggio, cui si raccomanda di chiederne informazioni allo scrittore, quello che preme porre in evidenza è non solo l’intervento di restauro e manutenzione anche l’importanza di ridare valore storico con un intervento permanente di abbellimento luminoso. Un intervento artistico-funzionale di lighting design che permetta al complesso monumentale della fontana di manifestarsi ed evidenziarsi nel contesto urbano come giusto che sia, valorizzato appieno nelle sue fattezze ma soprattutto nel suo valore simbolico che oggi permane nella storia della comunità biccarese.

L’acqua, assieme alla luce, è l’elemento vitale per eccellenza. Se questi due elementi non ci fossero, sarebbe impossibile la vita come la intendiamo sulla Terra. L’intervento è porre al centro il valore primordiale dell’acqua esaltato dalla luce. Un binomio indissolubile che reputiamo oramai scontato o poco valutato.

L’illuminazione, quindi per valorizzare il valore simbolico di questa fontana pubblica nel contesto cittadino e storico non solamente illuminando la fontana, ma facendone uscire l’identità storica e comunitaria che è impressa nelle sue pietre. Un modo di illuminare che non è accendere alcuni proiettori ma è usare con sapienza ed eleganza la luce sui volumi, sulle superfici e sui materiali. Permettere al monumento di “parlare” e non rimanere nel solito silenzio anonimo di una illuminazione vecchia e mal fatta. Le possibilità di valorizzazione sono tante se affidate a un professionista capace e che sa manipolare la luce nella sua essenza.

Si potrebbe, ad esempio, sempre mediante la luce, far riaffiorare e rendere visibile il percorso che l’acqua fa per raggiungere la fontana e quindi esaltare quella via dell’acqua che ha permesso alla città di svilupparsi ottenendo così un nuovo sentiero turistico.

Se gli interventi di sistemazione e restauro vengono effettuati in direzione di una completa logica di valorizzazione è possibile ottenere non solo la restituzione del bene, ma anche un beneficio artistico ed economico. Creare nuove metodologie di turismo contemporaneo, creandoli da zero, e non come capita spesso doverli scimmiottare prendendoli altrove e quindi arrivare inesorabilmente sempre e come minimo secondi. Ma copiare è più facile che creare.

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