Puglia. Legalità: in commissione criminalità il punto sull’attuazione del testo unico regionale e delle norme antiusura e antiracket

Difesa della legalità e lotta alla criminalità: la Regione non ha competenze di contrasto, ma può impegnarsi nella prevenzione, educazione e confronto. È quello che ha fatto e che sta facendo, distinguendosi in particolare nell’attività di ascolto delle altre Istituzioni e dei cittadini, significativa e fondamentale attraverso il portale della partecipazione. Nella prima seduta operativa, la nuova commissione speciale, di studio e inchiesta del Consiglio regionale sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, ha fatto il punto di quanto finora realizzato.
“Occorre partire dal passato per capire cosa fare in futuro”, ha osservato il presidente Renato Perrini, aprendo l’audizione di due dirigenti regionali impegnati nel settore. “La nostra attività - ha aggiunto Perrini - è in continuità con l’impegno della commissione speciale della scorsa legislatura, che ha operato intensamente, presieduta da Rosa Barone”.
Domenico De Giosa, dirigente da poco in quiescenza della sezione sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni e antimafia sociale, ha ricordato l’attività svolta. “Un’esperienza entusiasmante, una full immersione nelle debolezze della Puglia”: l’organismo ha incontrato procuratori della Repubblica, presidenti di tribunali, vertici delle Forze dell’Ordine, giornalisti esposti e il fondatore dell’Associazione Libera, Don Ciotti. Tra i risultati, una sinergia con la scuola per attuare progetti educativi moralizzanti, rivolti ai più giovani, per far crescere la cultura dell’antimafia e della legalità.
D’intesa con la Conferenza nazionale dei Parlamenti regionali è nata da tutte le commissioni antimafia consiliari la proposta di legge alle Camere per riconoscere premialità alle imprese che denunciano la pressione della malavita organizzata e casi corruttivi. Altro successo: il Protocollo Liberi di Scegliere, fatto proprio da tutte le Regioni. La Puglia lo sottoscriverà per prima, a breve, coinvolgendo i soggetti competenti, oltre all’associazionismo, su progetti a favore dei minori di nuclei familiari criminali.  
La Giunta regionale pugliese ha adottato il piano triennale di prevenzione della criminalità e quello per le migrazioni e la lotta al caporalato, nel quadro di una politica di prevenzione e contrasto non repressivo della criminalità organizzata. Il segretario generale della Presidenza, Roberto Venneri, ha fatto il punto sullo stato di attuazione delle leggi regionali 14/2019, testo unico in materia di legalità, regolarità amministrativa e sicurezza) e 25/2015 (Misure di prevenzione, solidarietà e incentivazione finalizzate al contrasto e all’emersione della criminalità organizzata e comune nelle forme dell’usura e dell’estorsione). In due documenti ha fornito una sintesi di interventi e misure di un’attività rivolta a promuovere la legalità come educazione alla corresponsabilità sociale.
Sono previsti finanziamenti a progetti di antimafia sociale nella società civile, forme di sostegno a cittadini e imprese vittime di estorsioni e del racket. L’urgenza di contrastare il fenomeno dell’usura si è resa ancora più stringente per le ricadute della pandemia da Covid sulle famiglie più deboli ed esposte al rischio.
Venneri ha ricordato il ruolo di Stefano Fumarulo, il dirigente prematuramente scomparso che nel 2015 ha avviato le strutture dell’antimafia sociale regionale.
In conclusione, oltre a sollecitare attenzione sulle ludopatie, il capogruppo Davide Bellomo ha chiesto al presidente Perrini di mettere in calendario l’audizione del nuovo procuratore capo di Bari e della DDA di Bari e Foggia. Ha sollevato l’esigenza di non concedere i finanziamenti sulla semplice dichiarazione d’essere sottoposti ad usura: servono denunce circostanziate, corredate dal parere della Procura. Per il consigliere Sergio Clemente andranno sentiti anche i prefetti e i rappresentanti delle associazioni che operano sul territorio.

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