Foggia, devota all’Iconavetere, la Madonna dei Sette Veli

Foggia è devota al Sacro Cuore di Maria e il 22 marzo è festa patronale. A differenza di altre città, la Madonna è festeggiata due volte, anche il 15 agosto. Difatti a Foggia il ferragosto è “Mariano” dove i foggiani ringraziano la Santa Vergine per il raccolto di grano avuto. Analiticamente le due date, 22 marzo e 15 agosto, sono direttamente legate al ciclo della semina e del raccolto del grano. Gli altri anni la celebrazione del 22 marzo era impreziosita dalla processione, dove il Sacro Tavolo dell’Iconavetere veniva portato a braccia per le vie cittadine. Ieri era il 22 marzo e nella Cattedrale di Foggia si è celebrata la Santa Messa, cantata dal coro della Cappella Musicale Iconavetere, funzione svolta in presenza con le dovute sicurezze sanitarie. Non ha avuto luogo la processione, un rito molto sentito dai foggiani, per le limitazioni sanitarie per la pandemia in corso. È dal 2020 che il Sacro Tavolo dell’Iconavetere non esce in processione in questa occasione. Una tradizione sentita e che ogni anno ricorda la protezione celeste cui Foggia gode.

Di seguito si propone la storia della Madonna dei Sette Veli; a seguire un testo di Alfredo Nazareno d’Ecclesia, “Foggia città di Maria", interessante storiografia sociologica sul Sacro Tavolo dell’Iconavetere, sulla città, sulle chiese e la sua diocesi. La redazione.

FOGGIA 22 marzo, la Madonna dei Sette Veli. La storia

Nel 1062 Foggia era solo un piccolo borgo dell'antica metropoli Daunia di Arpi ed esistevano pochi casolari arroccati intorno alla Taverna del Gufo che si perdevano solitari nella campagna arroventata. A quel tempo nel territorio erano presenti parecchi laghetti e stagni, resti delle piogge invernali. Fu su una di queste pozze che ebbe inizio la storia della Madonna dei Sette Veli e, con essa inevitabilmente, la storia di Foggia.

Alcuni contadini, che conducevano i buoi all'abbeverata, videro tre fiammelle posate sulle acque. Incuriositi e timorosi, si avvicinarono a quella strana apparizione. Rinvennero, così, sepolta nella melma, una grande tavola avvolta in teli. Dopo averla ripulita scoprirono che era un'icona che né l'acqua né le traversie del tempo erano riuscite a distruggere del tutto. Nonostante fosse degradata, si distingueva bene l'immagine della Vergine Madre di Dio nell'atto di offrire all'adorazione il suo Figlio Gesù. I buoni contadini rivestirono l'immagine di veli nuovi e la portarono in una vicina casupola, la Taverna del Gufo. La capanna divenne ben presto il centro religioso e di pellegrinaggio della zona, e nei dintorni si costruirono molte case. I forestieri cominciarono ad affluire numerosi per venerare la Madre di Dio, ma anche per trafficare con i pastori abruzzesi che affollavano la zona da settembre a maggio. La Taverna del Gufo, con la sua preziosa icona, divenne il centro di un agglomerato che sia i forestieri che i paesani chiamavano volentieri Sancta Maria de Focis, a ricordo della Vergine Santa e delle tre fiammelle apparse sulle acque del lago.

Nel 1080 Roberto il Guiscardo volle che sullo stagno, dove era stato rinvenuto il Sacro Tavolo, fosse costruita una grande chiesa per venerare la sacra immagine. Appena ultimata, la chiesa venne elevata al rango di Chiesa Palatina e l'immagine della Vergine vi trovò la sua definitiva sistemazione. Nel 1172 il tempio venne ampliato su interessamento di Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono. Con la chiesa cresceva anche la città che divenne ben presto una delle più importanti del Regno. La storia del santuario s'identificò con quella della città. Mentre la città s'ingrandiva, la chiesa veniva abbellita e arricchita di arredi, nuove rendite e privilegi. Tutti i Re, dai Normanni agli Svevi, agli Angioini fino agli Aragonesi, gli Spagnoli e, infine, i Borbone, considerarono quella di Foggia come una delle chiese più care. Il re Carlo I d'Angiò, morto a Foggia nel 1285, volle che nella Chiesa di Santa Maria fosse sepolto il suo cuore. Il Sacro Tavolo oggi si presenta tutto ricoperto da preziosi drappi riccamente ricamati. Verso la sommità si vede un'apertura ovoidale ricoperta di stoffa nera.

Il 1731 fu un anno importantissimo nella storia di questo santuario e di tutta la città. La Chiesa Collegiata di Foggia venne semidistrutta da un violento terremoto. Il Sacro Tavolo era alloggiato nella chiesa di San Giovanni Battista. Il 22 marzo, giovedì santo, mentre il popolo era tutto raccolto nella partecipazione alla messa, si vide distintamente apparire nella piccola finestra ogivale del Sacro Tavolo il volto della Vergine Madre di Dio. Alfonso Maria de' Liguori, appresa la notizia, volle recarsi a Foggia per rendere omaggio alla Vergine Santissima. Anche lui ebbe il privilegio di vedere la Madonna che appariva come una giovinetta di 13-14 anni col capo coperto di velo bianco, ma un'altra cosa importante è quella che Alfonso Maria de' Liguori sotto gli occhi dei partecipanti, come se fosse un predestinato, si sollevò dalle base. Le apparizioni si rinnovarono fino al 1745.

Nel 1782 la sacra immagine venne incoronata con decreto del Capitolo Vaticano e nel 1806, per volere di Pio VII, la chiesa di San Giovanni Battista fu illustrata col titolo di Basilica Minore. Infine, nel 1855, con la istituzione della Diocesi di Foggia sotto Pio IX, la Chiesa di Santa Maria de Focis venne elevata a cattedrale della nuova diocesi. Le celebrazioni festive si svolgono due volte all'anno; dal 20 al 22 marzo per ricordare le apparizioni avvenute nel sec. XVIII e dal 13 al 16 agosto.

Storia e Religione. FOGGIA città di MARIA

a cura di Alfredo Nazareno d’Ecclesia

La città di Foggia sorse nei primi decenni dell’anno 1000 lungo la strada dei pellegrinaggi (via Longobardorum) che conduceva da Benevento a Siponto e Monte Sant'Angelo, un tratto della quale, l’odierna via Arpi, risulta costituire sin dalle sue origini l’asse stradale principale della città. Alcuni documenti considerano Foggia erede di Arpi, antica città greca fondata da Diomede, in realtà molti secoli separano la data dell’abbandono degli abitanti di Arpi dagli anni della fondazione di Foggia,

Secondo la leggenda, le origini della città risalgono al rinvenimento della tavola della Madonna Iconavetere (Antica Icona) o dei Sette veli, un’antica immagine raffigurante la Vergine Maria, affiorata sulle acque di un pantano nei cui pressi era stata nascosta, avvolta in drappi o veli (sette sta per molti). L’icona fu ritrovata nel

luogo tradizionalmente identificato con piazza del Lago, nei pressi dell’attuale cattedrale, da alcuni pastori incuriositi alla vista di un bue che s’inginocchiava al cospetto di alcune lingue di fuoco che ondeggiavano sull’acqua.

I primi documenti storici attendibili, risalenti agli ultimi anni dell’XI secolo, in cui si parla della nostra città, citano una chiesa o un casale, poi castrum, denominati “S. Maria de Fogia” o “S. Maria de Focis”. Nel tempo, a indicare la città è rimasto solo il Fogia, divenuto Foggia, perdendosi l’esplicito riferimento alla Vergine.

Foggia, il cui nome non deriva da Fossa, come alcuni affermano, ma dalla parola “greca” phos, (luce, splendore), essendo gli abitatori greci venuti nell’Arpi1, ma secondo il Du Cange2, potrebbe, tra l’altro, indicare: precipizio, fosse acquitrinose che circondano il territorio della città. È interessante notare come sia l’acqua sia il fuoco siano diventati nel tardo Seicento gli elementi fondamentali dei racconti d’inventio (ritrovamento) della Madonna di Foggia e caratterizzino ancora oggi lo stemma araldico della città.

Secondo la tradizione religiosa Il binomio “Maria-Foggia”, culto-città, è rappresentata dalla chiesa di S. Maria, originariamente Collegiata (Collegiata è il titolo attribuito a quelle chiese in cui la Santa Sede ha istituito un capitolo o collegio di chierici o membri del clero definiti canonici. Tale privilegio spetta normalmente alle chiese Cattedrali, sedi di una cattedra vescovile).

La Cattedrale era il vero fulcro materiale e spirituale della vita cittadina: per secoli la comunità civile è coincisa con la comunità dei fedeli. La città è stata la sua chiesa, ne ha portato il nome e attorno ad essa ha organizzato la vita urbana.

Esaminando la tradizione locale, vediamo che i due momenti cruciali della culto a Maria sono collegati al Medioevo, fondazione della città, e a quello del Settecento con la ricostruzione di Foggia dopo il violento terremoto del 20 marzo del 1731che la distrusse. Il terremoto saldò ancora più fortemente il legame della città con la Madonna dei Sette Veli.

L’icona fu salvata dalla rovina della cattedrale e trasportata nel convento cappuccino in via San Severo. La sacra Icona, il 22 marzo mostrò il Suo volto ai tanti foggiani accorsi in quel terribile momento a chiedere conforto alla loro Patrona. Dall’oculo, posto all’altezza della Madonna, apparve miracolosamente in alcune occasioni il sacro volto.

Le apparizioni a sant’Alfonso de’ Liguori, con sua dichiarazione scritta nel 1732 ed esistente nell’archivio della città e ad altri, subito dopo il catastrofico sisma del 1731, segnarono l'affermazione definitiva del culto dell’icona velata e della leggenda di inventio (ritrovamento),

L’immagine rappresenta la Madonna, a tutta figura, che regge all’altezza della vita un gracile Bambino benedicente. Entrambe le figure hanno grandi nimbi o aureole (disco luminoso posto sulla testa o intorno a essa, nell'iconografia sacra cristiana) un tempo impreziositi da pietre. L’icona s’ispira alla tradizione bizantina, fu venerata certamente senza veli nella chiesa di santa Maria sin dal secolo XI. Tra fine Cinquecento e metà Seicento dovette accadere qualcosa che obbligò i cittadini ad avvolgere nei veli la loro antica Icona e a venerarla così coperta sino ai giorni nostri3. Nelle processioni e in altre importanti festività l’icona è rivestita con una teca d’argento, realizzata da Giandomenico Vinaccia, famoso argentiere napoletano.

La Madonna dei Sette Veli è l’emblema di una fede che crede senza bisogno di vedere. Essa costituiva e costituisce ancora oggi la ‘reliquia’ più antica della città di Foggia. Altre città hanno le mura, altre il castello o storici ed insigni monumenti; altre cattedrali che custodiscono preziose reliquie; Foggia ha la sua Iconavetere.

Conoscere la città rende più leggibili certi aspetti della religiosità locale, significa anche rendere riconoscibile l’identità culturale di questa nostra città aperta e ospitale.

Accenni sulla Cattedrale e la Diocesi

La diocesi di Foggia è stata eretta nel 1855 dal papa pio IX, fino a quella data, infatti, la Chiesa foggiana era stata dipendente dalla Diocesi di Troia.

Ben più antica la sua Cattedrale, chiamata della Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, che è citata nei documenti sin dal 1092; le fonti storiche e la stessa analisi del tessuto urbano confermano l’origine della città attorno alla sua cattedrale.

L’imponenza dell’edificio, in somiglianza ed emulazione con la vicina Cattedrale di Troia, testimonia la rivalità tra i due centri, accentuatesi quando Troia e Foggia assunsero a grande importanza nel Medioevo su opposti schieramenti: Troia, fedele al Papa; Foggia, prescelta e amata da Federico II quale sua ”inclita” (nobile) sede imperiale. I santi Guglielmo e Pellegrino ospitati nella città evidenziano il ruolo di Foggia come città di transito verso l’Oriente.

In seguito al terremoto del 1731, l’Edificio fu modificato totalmente nella pianta, originariamente a croce latina e a tre navate e ora a navata unica, fu rifatta la parte superiore della facciata, trasposizione in stile barocco dall’originale stile romanico pugliese. Attualmente, in Cattedrale, si possono ammirare dieci vetrate istoriate, che raccontano le diverse vicende della città, disegnate dall’architetto Milione di Napoli.

Le tre vetrate dell’Abside: l’Assunta, al centro; l’Incoronazione del Sacro Tavolo e l’Elevazione della chiesa a cattedrale nonché la vetrata dell’ingresso principale, hanno un preciso riferimento all’origine religiosa della città.

Conclusione

Questa breve ricerca, a mio modesto parere, vuole presentare la storia della città che nel corso dei secoli ha espresso la devozione a Maria, apparsa nell’Icona ritrovata misteriosamente in un pantano, Ci sono tante pagine di Storia che accompagnano la nascita, la crescita, le sofferenze, le ansie di un intero popolo. Intorno al culto della Madonna dei Sette Veli è nata la Cattedrale che esprime la fede di un popolo anche attraverso le opere artistiche che diventano cultura di un popolo, luogo della memoria. L’Iconavetere è una luce sul cammino del popolo foggiano al fine di evidenziare i valori del Bene, del Bello e del Vero.

_______

1 Renzo Infante, La Madonna velata di Foggia, Fondazione dei Monti Uniti di Foggia,2019, p.18
2 Ibidem
3 Renzo Infante, La Madonna velata di Foggia, Fondazione dei Monti Uniti di Foggia,2019, p 35.

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