Monte Sant'Angelo, Scalinata di Torre dei Giganti. Parte integrante delle mura antiche

«Da più parti mi chiedono di intervenire sulla questione del rifacimento della scalinata di Via Torre dei Giganti.

Una questione che sta suscitando varie proteste da parte della popolazione contro la decisione dell’Amministrazione Comunale di rifare del tutto nuova, con pietre di Apricena, la scalinata, tanto da annullare qualsiasi riferimento all’antico decoro urbano e, quindi, al passato come espressione della cultura locale e, quindi, della propria identità.

Una questione che, secondo noi, in quanto storico, va inquadrata non solo da un punto di vista funzionale, quanto da un punto di vista storico-ambientale, tale da fare riferimento all’intero contesto urbano di tale scalinata, quando essa fu costruita e in quale contesto ambientale nacque, tale da portarci, nell’epoca passata,  nella parte alta della città, dove erano sorti, nel secolo XII-XIV, vari torrioni che facevano parte delle antiche mura della città risalente prevalentemente all’età normanna ed aragonese. Lungo tale cinta muraria, in seguito, fra il XVI e il XVII secolo, nacquero varie chiese e monasteri, generalmente fuori della cinta muraria, fra cui l’attuale Chiesa dei Cappuccini con annesso Monastero.

Via Torre dei Giganti è detta così perché la parte più antica del Castello era costituta da una possente Torre detta dei Giganti, risalente probabilmente al tempo dell’arcivescovo beneventano Orso I nell’837-38. Lungo tale direttiva, poi, si sviluppò la cinta muraria con varie fortificazioni, ampliate con interventi dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini e infine degli Aragonesi, che nel 1493 costruirono il massiccio torrione a carena che sovrasta la città.

Il convento fu fondato nel 1595 dall’ordine monastico dei Cappuccini, lungo l’antica cinta muraria, poco distante dal Castello, anche se in realtà essa risale ad epoche molto più lontane, quando si trovava in aperta campagna ed era e resta tuttora dedicata a San Nicola di Bari.  Man mano che i fedeli incominciarono a frequentare sia il convento, che la chiesa, costruita nel 1601, questi crebbero di importanza, tanto da ingrandire le loro fabbriche e da instituirvi un vero e proprio ospizio per i più poveri e per i tanti pellegrini che visitavano il Santuario di San Michele. Quindi, un’oasi di preghiera, di pace e di carità francescana, che si distingueva soprattutto nell’ospitalità per i religiosi forestieri che salivano al Gargano. Il convento, tra l’altro, accolse non meno di dodici Ministri generali dell’Ordine in visita all’Arcangelo, tra i quali S. Lorenzo da Brindisi.

L’attuale scalinata della chiesa dei Cappuccini fu costruita nel 1880 su progetto dell’Ingegnere Giuseppe Hueber, con il pianerottolo sporgente lungo la balaustra. Davanti alla chiesa dei Cappuccini, oggi, sorge la Piazza della Beneficenza, dove vi erano varie pie istituzioni, fra cui l’Ospedale Civile, l’Asilo di Mendicità ed altre pie istituzioni fra cui il Monte frumentario. In questa piazza, oltre alla chiesa dei Cappuccini, che un tempo era chiamata anche di San Nicolò, troviamo il Palazzo Amicarelli, la cui famiglia apparteneva alla benestante borghesia cittadina. L’attuale scalinata che porta verso Torre dei Giganti, venne costruita allorquando si abbatterono le torri, che vediamo in una delle foto del Tancredi, e la cinta muraria che si prolungava verso sud e, precisamente, verso il sottostante Rione Junno, dove oggi sorge una bellissima torre quadrangolare di età aragonese. Vicino tale torre, nella parte sinistra, vi era Piazza Cappelletti, il cui nome deriva da Mons. Benedetto Cappelletti, Arcivescovo della diocesi di Siponto, dal 1658 al 1675, il quale è stato il fondatore del Monte frumentario, che favoriva specialmente i contadini nella loro attività agraria. Tale istituzione andava incontro alla concessione di prestiti a basso tasso d’interesse, in cambio di oggetti dati in pegno. Ciò limitava, anche, il ricorso a prestiti ad usura, praticato da cittadini le cui condizioni erano al limite della sopravvivenza. Un tempo in questa Piazza Cappelletti sorgeva una bellissima colonna o obelisco, con un basamento molto corposo, su cui un tempo era depositata una statua della Madonna e non come erroneamente, oggi, vi è la statua di San Michele. Tale obelisco venne distrutto nella prima metà del Novecento, probabilmente dopo l’anno 1927.

L’attuale Convento dei Cappuccini, con annessa Chiesa di San Nicolò, fu fondato  nel  1595 dall’ordine monastico francescano, mentre la chiesa risale al 1601. Storicamente la Chiesa di San Niccolò, detta anche extra moenia, nasce, quindi,  lungo le mura della città e precisamente, su  una delle torri di età normanna che si congiungeva all’altra torre che era lunga le mura dove, successivamente, sorse il Palazzo Amicarelli, costruito nel 1894. Infatti, la torre si vede ancora in una foto della seconda metà dell’Ottocento, riportata dal Tancredi, dove è raffigurata, a sinistra,  oltre la torre normanna, anche la scalinata che porta al castello.

Nella parte posteriore Piazza dei Cappuccini,  lungo la Via che porta al Largo Giulio III, si notano resti di antiche mura, oltre che di torri ormai in fase di distruzione. Mentre poco distante, dietro il Palazzo Amicarelli, oggi, si nota ancora una torre quadrangolare di età aragonese, che, un tempo, aveva la funzione di difesa del sottostante Rione Junno.

Quindi, allorquando fu decisa la costruzione della Chiesa di San Niccolò, sia le mura che la torre, che si trovavano all’interno della Chiesa,  vennero abbattute e si decise di sopraelevare la Chiesa lasciando, nella parte sottostante, un vuoto di fondazione con lo scopo di essere utilizzato successivamente come ossario da parte dei Cappuccini. Evidentemente, come era usanza, prima che nascessero i cimiteri fuori le mura della città (Editto di Saint Cloud da parte di  Napoleone Bonaparte nel 1804, applicato in Italia dal 1806),  il vero e proprio cimitero del Convento dovette sorgere all’interno del monastero, oppure nel giardino circostante il Convento. 

Ora, ritornando all’attuale scalinata, certamente non può stare nell’attuale condizione impropria, per il decoro urbano e per il consumo ambientale dovuto al tempo e all’usura. Tuttavia, nemmeno può essere di giovamento una completa alterazione dell’esistente, in quanto la bellezza e l’identità di una città come Monte Sant’Angelo, si basano, più che sul presente, quanto sulla propria storia e sulla propria cultura, tale da creare quel filo conduttore che lega il presente con il  passato e ne fortifica lo spirito o il daimon greco, che i latini chiamavano il Genius Loci. Ogni manomissione dell’esistente, specie se riferito ad un contesto storico, non può alterare e, quindi, stravolgere il presente, in quanto ogni contesto urbano, specie se lo si riferisce ad un Sito UNESCO, con la sua Buffer Zone, deve tenere presente l’identità culturale di ogni singolo Monumento o Bene culturale.

In questo caso, anche la nostra scalinata, che porta alla Torre dei Giganti, è da considerarsi parte integrante del contesto storico e identitario della Buffer Zone e, quindi, degna di essere preservata e messa in debita sicurezza, senza alterare il suo aspetto, la sua funzionalità, la sua storicità estetica. Né si può usare un materiale differente, come la pietra di Apricena, soggetta alle intemperie e, quindi. alle eventuali crepature e scheggiature della stessa. Al limite, si può utilizzare la stessa pietra esistente, con una visione identica sul piano estetico, aggiungendo solo in qualche parte una nuova struttura di completamento.

E tutto ciò sempre nel rispetto della tradizione e della identità storica, non solo per quanto riguarda la scalinata, ma in genere per tutto il contesto ambientale del Centro storico, tale da salvaguardare i principi e i criteri che fanno parte integrante del documento riguardante la Buffer Zone di un Sito UNESCO».

FOCUS

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