Foggia. Omicidio tabaccaia Franca Marasco. La famiglia vuole chiarezza e totale verità sul movente

L’assassinio della 72enne tabaccaia sig.ra Franca Marasco ha scosso non poco la comunità foggiana. Plauso per la cattura in pochissimi giorni dell’assassino, reo confesso, ma non tutto è terminato.

Difatti, ciò che fa riflettere, inquirenti, opinione pubblica, familiari, è il movente. Quei 75 euro sottratti con violenza mentre l’omicida uccideva l’anziana donna.

Inoltre, vi sono altri punti da chiarire, seppur Mosslli Redouane, 43enne di nazionalità marocchina, accusato di omicidio, rapina aggravata e porto illegale di armi, e da domenica in isolamento nel carcere di Foggia, dinanzi al suo legale, l’avv. Nicola Totaro, durante l’interrogatorio, avrebbe detto tutto. Zone d’ombra che gli inquirenti stanno cercando di chiarire, come il tragitto e il cambio di abiti durante la fuga, l’aver sottratto anche i cellulari, il perché di quel tabacchino e a quell’ora e dopo la riapertura dalle ferie estive. Ed ancora, come mai l’omicida da Torremaggiore, dove lavorava e dormiva, si trovasse a Foggia.

Se per l’opinione pubblica basta che è stato assicurato alla giustizia un omicida, non lo è per i familiari che chiedono di far luce sul caso, vogliono la completa verità, perché qualcosa non quadra. A tal proposito, si esprimono attraverso il loro legale, l’avv. Enrico Rando, che in una nota alla stampa dicono: «Risalire alla completa verità dei fatti è l’unica arma per ricucire una ferita aperta per l’intera comunità foggiana e per dare speranza anche a colui che con la sua generosità è riuscito a commuovere coloro che hanno tratto in stato di fermo l’indiziato: un bambino di appena sette anni simbolo di una città che ha deciso di reagire. A seguito del fermo del presunto autore dell’omicidio, la sorella Rosa e la sua famiglia esprimono il loro plauso ed un sentito ringraziamento alle istituzioni, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dauno e al comando provinciale dei carabinieri di Foggia per l’impegno profuso nelle indagini serrate che hanno consentito, in brevissimo tempo, l’individuazione del presunto colpevole del tragico fatto di sangue. Soddisfazione emerge inoltre dalle dichiarazioni apprese dalla stampa di una piena confessione del delitto da parte del fermato, mentre non poche perplessità ed un certo sconcerto hanno colpito la famiglia Marasco nel leggere della sua ‘gridata’ volontà di non uccidere. Quando le dichiarazioni dell’indagato, come nel caso specifico, sono contraddette dalla realtà oggettiva dei fatti, vanno considerate menzogne ed inutili tentativi di ‘alleggerire la propria posizione’ e come tale vanno intese. La violenza con cui è stata aggredita la povera Franca, l’efferatezza dell’omicidio, unitamente al numero dei fendenti con cui è stata colpita in parti vitali del suo corpo non lasciano dubbi sulla volontà di uccidere la 72enne, che per le sue condizioni fisiche e per la sua età non avrebbe potuto opporre notevole resistenza ad una rapina e alla fuga di chi le puntava un’arma».

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