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#contrappunti

Il problema esposto urge un intervento, non solo informativo e mediatico bensì formale e fattivo del comune di pertinenza. Qui c’è in ballo la sicurezza pubblica e sanitaria, che dalle immagini non lasciano alcun dubbio sulla pericolosità.

La scuola che fu, un tempo esistente, funzionante e frequentata, di Macchia -frazione di Monte Sant’Angelo- oggi è un rudere a cielo aperto, con tutti gli annessi che lo caratterizzano per la sua pericolosità.

Da oltre quindici anni abbandonata a sé stessa, senza nessun intervento delle amministrazioni comunali che si sono succedute -si parla di consiliature di ambedue le coalizioni politiche-, la scuola persiste in pericolosissime condizioni strutturali, con l’aggravante che è un ricettacolo per chiunque, anche per l’illegalità. Qui si potrebbe consumare l’ennesimo necrologio di cronaca che l’Italia ci riserva nei suoi TG.

Nel comune dove la parola “Legalità” è diventata il vessillo primeggiante di ogni azione, seppur pare formalmente il format propagandistico per attirare solo l’attenzione, purtroppo bisogna constatare che incombono situazioni che rasentano le liceità nell’affrontare problematiche urbane nella frazione di Macchia.

 

Macchia ScuolaAbbandonata nov2023 03

 

Monte Sant’Angelo è il comune di pertinenza di questa frazione. Un luogo dove un tempo, quello che fu e mai ritornato, era dedito all’agricoltura e pastorizia, dove la costa era l’incanto del luogo, dove finanche il comune limitrofo di Manfredonia continua a chiederne l’annessione. Da anni -e si parla di tempi ancestrali- chi vive a Macchia ad ogni sindaco, che si è insediato legittimamente con il voto dei Montanari, ha chiesto interventi infrastrutturali importanti, come rete idrica e fognaria, pubblica illuminazione, viabilità sicura su strade e non sterrati come ancora insistono, politiche sociali, di lavoro, per il turismo. Mai a pensare che una scuola potesse chiudere e trasferire alunni e maestre nel vicino comune di Manfredonia. È come se una costola della società civile sia stata recisa e buttata nel calderone della brodaglia amministrativa cui molti comuni cucinano per i loro contribuenti.

Eppure quella struttura fu utilizzata da un precedente sindaco -di oltre dieci anni fa- sia per riunioni dell’allora Amministrazione, sia come sede per qualche Consiglio comunale. C’era perfino un locale adibito ad ambulatorio medico, quello di base. Insomma, ha avuto un importante ruolo. E ora?

 

Macchia ScuolaAbbandonata nov2023 02

 

Quella scuola urge di importanti interventi di messa in sicurezza. Di essere risistemata strutturalmente con tutti i servizi per renderla funzionale, ripulita, disinfestata, sanificata e igienizzata, recintata, ripristinando così anche quel po’ che rimane della legalità cui un edifico pubblico, di proprietà del comune -perciò il sindaco è il primo e diretto responsabile di oneri e onori su quella struttura- deve avere almeno per esistere. Poi si penserà cosa farne, giacché di scuola a Macchia non se ne parla.

Un’idea potrebbe essere riconvertire quella struttura in un centro di aggregazione sociale, inclusivo per tutte le età e etnie, un luogo dove incontrarsi, fare cultura solidale, arte, fieristica e hobbistica, semmai anche con un bar per scambiare quattro chiacchiere tra amici mentre si socializza o si legge il giornale. Non un dopolavoro per dar sfogo alle già innumerevoli lamentele di chi grida urbanizzazione e il minimo di civiltà.  

Macchia ha bisogno di ritornare a vivere e non di avere un’ulteriore macchia che la sporca.

 

Macchia ScuolaAbbandonata nov2023 04

 

Da tempo Macchia di Monte Sant’Angelo è morta socialmente e con essa chi vi abita, seppur continua a versare le tasse nelle casse comunali. Un ossimoro sociale e istituzionale creato dal comune stesso. Quel comune de ”La Città dei due siti UNESCO”, di “Un Monte in Cammino” che si prepara al vertice della cultura regionale, dopo la débâcle nazionale.

Un tema che anni fa fu affrontato a Foggia, con l’attuale Parcocittà, oggi centro sociale polifunzionale molto efficiente, dapprima abbandonato per anni nell’incuria totale delle amministrazioni comunali, diventando da anfiteatro e auditorium a fulcro dell’illegalità, dello spaccio di droga, nel polmone verde del capoluogo, Parco San Felice. Basta chiedere a chi oggi lo gestisce e saprà come procedere -tra l’altro amico a questa amministrazione comunale e amico ventennale dello scrivente -.

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Sui social c’è chi in questi giorni l’ex scuola di Macchia l’ha paragonata a Gaza City ringraziando il sindaco per l’abbandono. Chi invece ricorda che dieci anni fa Padre Bortolo avrebbe affermato che c’erano fondi per la messa in sicurezza per quella scuola. Ma di quei fondi non se ne seppe più nulla.

Un dato è incontrovertibilmente vero. Quella struttura pubblica, un tempo una scuola, urge di un intervento di messa in sicurezza e sanitaria, sperando che poi venga riaperta ai cittadini, quei pochi che continuano imperterriti a vivere a Macchia, perché lì hanno la loro casa. Recintarla e renderla interdetta sarebbe la sconfitta del comune di Monte, la disfatta della legalità in territorio che di essa ha fame e sete.

Chi amministra quel manufatto abbandonato e pericolante si responsabilizzi e ascolti i Macchiaioli e prenda spunto da chi sta suggerendo soluzioni.

La testata giornalistica è qui, pronta a dar voce all’Amministrazione comunale e chiunque voglia intervenire per ridare vita a quella ex scuola.

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Ad Maiora!

#puntidisvista ♨️ #freethinker #MacchiaMonteSantAngelo #MonteSantAngelo #Foggia #legalità #scuola #LaCittàdeiDueSitiUNESCO #UnMonteinCammino

#contrappunti

[ndr.] Un grido di dolore di un Montanaro emigrato al Nord, che "vive" Monte attraverso ciò che la stampa pubblica e soprattutto dalle testimonianze di parenti e amici che lo informano. Quest'estate ha deciso di trascorrere le vacanze nella sua città natia, constatando di persona ciò che gli vien detto, vivendo amaramente ciò che sapeva [ndr.]

«Gentile Direttore, ho scelto di trascorrere l’estate del 2023 a Monte Sant’Angelo, paese in cui ho vissuto fino alla maggiore età. Da allora – sono nato nel 1977- tante cose sono cambiate. In peggio, però.

Il rientro - seppure momentaneo – in Puglia, mi ha indotto a riflettere su quello che il mio paese era un tempo e sulle condizioni in cui versa, ora.

Cos’è, oggi, Monte Sant’Angelo? Esso si presenta come un aggregato urbano abbandonato a sé stesso, che soffre di tutti i mali del Sud e privo della speranza di redimersi. È un paese dove manca l’aula consiliare. Quanti comuni in Italia ne sono privi? Le pratiche di buona amministrazione, adottate e realizzate da comuni virtuosi, a Monte Sant’Angelo risultano totalmente assenti. Gli abitanti del comune garganico, esclusi coloro i quali fanno parte della tifoseria partigiana ad oltranza, si mostrano rassegnati o, tutt’al più, disabituati solo ad immaginare un territorio diverso da quello in cui vivono. Di residenti ne sono rimasti in pochi, in verità. Il calo demografico è costante: dal 2017 al 2022, la popolazione è diminuita di 177 unità all’anno, quasi il doppio rispetto ai quindici anni precedenti. E non può essere diversamente. Nel comune dell’Arcangelo Michele sembra sia in vigore l’autogestione individuale: grava l’assenza del governo della città, distante dai problemi della comunità locale. L’élite municipale resta blindata nel Palazzo.

Si prenda, per cominciare il lungo elenco dei disastri esistenti, l’arredo urbano, che mostra tutto il suo degrado: strade dissestate, carenti di segnaletica verticale e orizzontale; verde pubblico non curato; bagni pubblici chiusi; suppellettili varie vetuste, ormai sul punto di implodere su sé stesse. I diversi cantieri di lavori pubblici paiono bloccati: durante il tempo di vacanza trascorso in paese, non ho mai visto le maestranze al lavoro.

Anche il cimitero non se la passa bene. Altro che luogo dove si onorano i cari defunti! La situazione è penosa: i servizi igienici, posti appena varcato l’ingresso, presentano muri scrostati e anneriti, la sala mortuaria è inagibile. Nel complesso, ci si accorge della scarsa attenzione dedicata al camposanto.

Stesso discorso vale per la biblioteca comunale, ridotta a deposito. Sebbene ubicata nel centro storico, essa sconta il disinteresse degli amministratori locali: nessun acquisto di nuovi libri, nessun abbonamento a periodici e/o quotidiani locali e nazionali. Il medesimo stato di abbandono vale anche per il museo civico e per gli eremi di Pulsano, alcuni di questi ultimi già interessati da crolli.

Le frazioni comunali sono anch’esse dimenticate. Pur essendo un paese di montagna, l’assistenza sanitaria è precaria. Ne è testimone quello che una volta era l’ospedale locale, in cui i vari reparti sono stati dismessi da tempo. Mancano le strutture primarie di una comunità, quali cinema, librerie.

Da tali premesse, è facile dedurre l’inesistenza di potenziali ipotesi di sviluppo. Se una volta Monte Sant’Angelo aveva un peso determinante nel contesto garganico, al giorno d’oggi rischia di scomparire. Politiche per invertire la rotta, purtroppo, non se ne vedono. È paradossale l’esistenza di un territorio caratterizzato da un ecosistema unico per le sue molteplici bellezze naturali (senza tralasciare il ricco patrimonio storico di cui è dotato: castello, chiese, abbazie, monumenti, ecc..), che mal si concilia con la dilagante povertà socio-economica presente.

È fuorviante la comunicazione sui canali istituzionali locali (social media), che spesso non rispondono a logiche informative: la censura è quasi diventata una procedura per bloccare il confronto civile e democratico. È questa la capitale della cultura?

Per quanto tempo ancora potrà resistere un paese di montagna, abbandonato al suo destino?»

Ritorna in auge la querelle su Villa Santa Maria di Pulsano, la struttura RSSA per anziani a Monte Sant’Angelo.

Si, proprio quella tanto discussa e spesso al centro di polemiche e chiacchiericci, che nel tempo hanno solo prodotto aspettative.

Nel mentre, come era previsto perché fino ad ora pare nulla sia stato fatto per evitare che gli ospitanti diventino vaganti, nell’aprile 2022 c’è l’annuncio del sindaco di Monte Sant’Angelo, dott. Pierpaolo d’Arienzo: «Ce l’abbiamo fatta! Abbiamo salvato la struttura (i 41 posti sono stati assegnati all’ASL) e salvaguardato i posti di lavoro». La RSSA diventò pubblica. Una soluzione che avrebbe dovuto produrre stabilità alle 41 persone ospitate e ai dipendenti.

Oggi, invece, con la Deliberazione del Direttore Generale dell’ASL FG, dott. Antonio Giuseppe Nigri, n° 837 del 28-08-2023, proposta n° 967 del 23-08-2023, pare che la RSSA terminerà la sua attività come era strutturata da quando il sindaco la annunciò pubblica. Difatti nella succitata delibera e bando di gara l’ASL FG “ha la necessità urgente di indire ed espletare tempestivamente la procedura di gara ad evidenza pubblica, con criterio di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa (costo fisso), per la selezione ed individuazione di un contraente al quale affidare la gestione di n.41 posti letto di RSA per persone non autosufficienti e individuazione dell’immobile sede della struttura Socio Sanitaria (ex R.S.S.A. Villa Santa Maria di Pulsano in Monte Sant’Angelo -FG)”.

Non è ancora ben chiaro se tale scelta indurrà il nuovo gestore di individuare un'altra struttura per ospitare gli anziani. Si sfati questa soluzione. Ma se ciò avverrà, sperando vivamente il contrario, è come se la struttura andrà via da Monte, sapendo che in loco non ve ne sono altre per tal finalità. Forse potrebbe rimanere la stessa ma cambiando definitivamente ragione sociale.

Intanto l’oggetto della deliberazione scrive: “Procedura aperta telematica per l’affidamento della gestione di n.41 posti letto di RSA per non autosufficienti di cui al Regolamento Regionale n.4/2019 ed individuazione dell’immobile sede della struttura Socio Sanitaria (ex R.S.S.A. Villa Santa Maria di Pulsano in Monte Sant’Angelo - FG). INDIZIONE”.

QUI IL PDF DELLA DELIBERAZIONE N° 837 DEL 28-08-2023

Un dato è certo, al momento tutto è in fase di riorganizzazione, in attesa che chi vincerà il bando deciderà sulle sorti dei 41 ospitanti e sui dipendenti.

Tuttavia, è bene ricordare, e questa testata giornalistica se n’è occupata ampiamente, che da quando la RSSA Villa Santa Maria di Pulsano è stata commissariata per le note vicende che l’hanno interessata da un’interdittiva antimafia, ospitanti e dipendenti hanno sempre vissuto sul filo del rasoio. Una situazione che non ha mai profuso certezza sul loro futuro e quello di una struttura, unica a Monte, che da sempre ha lavorato per il bene del territorio e con essa chi la gestiva.

E tutto ciò è scritto ed è conservato dai giornali e siti web, anche quando cambiò il commissario straordinario e si elevò un coro su presunte inadempienze finanziarie.

 

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A volte non è tutto rose e fior nella sanità pubblica. A parte le lungaggini burocratiche, le ataviche liste d’attesa per una visita, le continue fughe verso plessi fuori città, a Foggia nel periodo ferragostano si può anche donare il sangue senza che poi vi sia un servizio di ristoro. O meglio, non è sempre così, ma capita.

È ciò che è avvenuto il 14 agosto 2023 al Policlinico Riuniti di Foggia.

14 agosto 2023, ore 10:00, un lunedì lavorativo. Centro Trasfusionale Prelievo sangue e aferesi aperto ma bar chiusi. Il tutto senza che nessuno sapesse nulla. Ma anche qui non è così, perché qualcuno sapeva ma non ha avvertito il personale sanitario della struttura che uno dei due bar, quello sotto la Direzione sarebbe rimasto chiuso, contrariamente all’altro che aveva avvisato per tempo.

Due bar nel plesso ospedaliero e tutte e due chiusi. I donatori volontari del sangue dopo il buon gesto si son ritrovati senza ristoro, con tanto di scetticismo dei sempre gentili solerti e professionali medici, infermieri e ausiliari, del Centro Trasfusionale Prelievo sangue e aferesi.

Una decina, uno più uno meno, i donatori che hanno atteso il ristoro, arrivato dopo circa due ore dall’esterno. Tutto grazie all’impegno del medico di turno del Centro Prelievi, che sbigottita, una dottoressa, ha immediatamente chiamato un dirigente della Direzione Strategica Aziendale, avvisandolo del problema. Le Infermiere fin da subito si sono adoperate per assistere chi aveva già donato, facendoli sedere e risposare e invitandoli ad attendere che arrivasse il ristoro. Nel frattempo hanno offerto del caffè zuccherato e, mettendosi a disposizione e di loro tasca, hanno chiesto chi volesse una brioche da un distributore automatico. Gesti che stridono con quello della Direzione Strategica Aziendale che ha dimenticato che anche un bar aperto in un ospedale è un servizio prioritario. Gesti che si ricordano e vissuti da chi era lì la mattina del 14 agosto, a prova incontrovertibile di ciò che è accaduto.

Risposta? Il dirigente della Direzione Strategica Aziendale sapeva tutto ma non aveva avvisato, facendo rimanere meravigliati i presenti, personale sanitario e volontari, dell’enorme dimenticanza avuta. E anche questa è una prova incontrovertibile di quanto è accaduto.

Nel 2023 siamo ancora alle dimenticanze di chi invece dovrebbe, anche per default, avvisare di simili problemi e disguidi, e soprattutto provvedere anzitempo e senza che un medico lo ricordi a garantire tutti i servizi posti in essere quando i volontari donatori di sangue si recano al Centro Trasfusionale dei Riuniti di Foggia. Sappiamo tutti quanto è importante ristorarsi subito dopo una donazione. Questa è una mancanza che fa da spalla a quella già in essere, il non far entrare con le automobili chi dona sangue, pur avendo avuto diverse segnalazioni da associazioni, volontari, strutture sanitarie.

Siamo a Foggia e a Ferragosto, specie chi non è della città, si pensa solo alle vacanze. 

[ndr.] Una storia, anche una querelle, che si protrae da ben 14 anni, da quel 2009 data che avrebbe posto termine alla fine dei lavori di adeguamento e messa a norma del Teatro comunale di Foggia Umberto Giordano. Invece, tutto ritorna, a ricordare e sentenziare decisioni che nel corso di questi anni hanno alimentato anche dicerie, oltre che ribaltoni giuridici e politici. Alla fine, questa dell’ultima sentenza del Tribunale di Foggia, c’è una condanna che graverà sulle spalle dei cittadini, non su chi ha colpe omesse. Pippo Cavaliere, all'epoca assessore, dice la sua e mostra le carte. [ndr.]

Pippo Cavaliere: «Credevo e speravo di non dovermi più interessare del Teatro Giordano, invece la recente sentenza emessa dal Tribunale di Foggia, che condanna il Comune al pagamento di oltre due milioni di euro, mi induce ad un’amara riflessione.

La sentenza si fonda su un presupposto, a mio parere, errato, ossia su quanto attestato nel certificato di ultimazione dei lavori, regolarmente depositato agli atti, a firma del solo appaltatore, anche se sembra che successivamente sia comparso un certificato a firma anche del direttore dei lavori, come previsto per legge. Con detto certificato si attesta che i lavori sono stati completati a giugno 2009, entro cioè il termine contrattuale. A quella data all'appaltatore, avendo “ultimato” i lavori, viene pertanto liquidato l'intero importo contrattuale sulla scorta di un registro di contabilità, anche questo agli atti, di cui sarebbe utile conoscere le firme di sottoscrizione.

A sconfessare quanto sopra in maniera inconfutabile, esiste però numerosa documentazione che dimostra che non risponde al vero quanto attestato nel certificato di ultimazione; i lavori sembrerebbero infatti completati ben oltre il 2009 e comunque non prima del 2012. Si riportano di seguito, affinché i lettori ne abbiano contezza, parte di questi elementi, anche questi agli atti o attinti dalla relazione del CTU:

  1. il verbale in data 24.04.2012 da cui si evince che l'impresa esecutrice, a distanza di ben 3 anni dalla presunta ultimazione dei lavori, non ha ancora consegnato le dichiarazioni di conformità e le certificazioni relative alle opere eseguite, che avrebbero consentito il benestare dei Vigili del Fuoco all’utilizzo della struttura; detto verbale risulta sottoscritto dallo stesso appaltatore;
  2. il verbale della commissione di vigilanza in data 01.03.2011, in cui si attesta che i lavori non sono stati ancora ultimati, che gli stessi sono stati eseguiti in difformità del progetto approvato e che alcuni degli impianti eseguiti non sono funzionanti. Detto verbale è sottoscritto da numerosi soggetti, tra cui un ingegnere del comando dei VVF ed il comandante della polizia municipale;
  3. il contratto di subappalto in data 04.01.2011, con cui l'impresa esecutrice affida ad altra ditta i lavori di completamento degli impianti;
  4. la proposta di delibera G.M. n° 43 del 19.02.2015 e l'allegata relazione a firma del dirigente del settore LL.PP., con cui si contestano all'impresa esecutrice una serie di inadempienze, tra cui la ritardata ultimazione dei lavori;
  5. la nota dell'AVCP (ora ANAC) in data 12.03.2013, con cui si contesta al Comune di Foggia la mancata risoluzione del contratto d'appalto a causa delle numerose inadempienze dell'appaltatore, tra cui la ritardata ultimazione dei lavori;
  6. l'ordine di servizio n° 7 del 12.03.2010 con cui il direttore dei lavori contesta la mancata ultimazione dei lavori; in detto ordine di servizio le opere non completate vengono dettagliatamente indicate e risultano ben superiori a quelle indicate nel certificato di ultimazione di giugno 2009; con l’occasione la direzione lavori minaccia il ricorso alla rescissione contrattuale;
  7. il verbale della visita di collaudo in corso d’opera del 25.06.2010, in cui il direttore dei lavori conferma la mancata ultimazione dei lavori e dichiara che “i tempi contrattuali sono ampiamente scaduti.....con consequenziale grave danno per l’Amministrazione Comunale”;
  8. il verbale della visita di collaudo in corso d’opera del 28.07.2010, in cui l’impresa esecutrice s’impegna a completare ben 22 categorie di opere non eseguite, che vengono dettagliatamente elencate;
  9. la nota del 6.10.2010 con cui il direttore dei lavori minaccia nuovamente il ricorso alla rescissione contrattuale;
  10. la nota del 23.11.2010 con cui il direttore dei lavori fa rilevare che l’impresa non ha ancora completato i lavori impiantistici e non ha prodotto le certificazioni di legge;
  11. la nota del 20.12.2010 in cui il direttore dei lavori scrive: “Premesso che....... non è pervenuta alcuna certificazione relativa agli impianti eseguiti ed ai materiali impiegati .... Considerato che allo stato attuale nessuna attività lavorativa viena svolta da codesta impresa......... Rilevato altresì̀ che tale condotta omissiva sta arrecando notevoli danni all’Amministrazione Comunale, si comunica l’avvio della procedura rivolta alla risoluzione del contratto d’appalto…per grave inadempienza e ritardi ..........”
  12. il verbale della riunione del 23.03.2011 in cui l’impresa esecutrice conferma la volontà̀ di completare i lavori;
  13. la nota del 13.07.2011 con cui il direttore dei lavori contesta all’impresa esecutrice il perdurare di alcune inadempienze;
  14. nella nota allegata al verbale della riunione tenutasi il giorno 17.04.2012, il direttore dei lavori dichiara che i lavori “...non ancora sono stati completati nel rispetto del progetto approvato; inoltre l’impresa non ha ancora prodotto tutte le certificazioni, più volte richieste relative agli impianti....”.

Quindi da una parte c’è un certificato di ultimazione, originariamente sottoscritto dal solo appaltatore, che attesta che i lavori sono stati completati a giugno 2009, a cui fa seguito la liquidazione all’appaltatore stesso dell’intero importo contrattuale. Ad attestare invece che i lavori sono stati ultimati ben oltre giugno 2009, e quindi con notevole ritardo rispetto agli obblighi contrattuali, c’è il direttore dei lavori e responsabile del procedimento, il collaudatore in corso d’opera, il comandante dei vigili urbani, l’ingegnere dei Vigili del Fuoco, l’AVCP (ora ANAC) e persino lo stesso appaltatore! È del tutto evidente che se si dovesse partire dal presupposto che quanto attestato da questi ultimi rappresenta la verità dei fatti, la narrazione della vicenda giudiziaria porterebbe a conclusioni ben diverse da quelle a cui perviene la recente sentenza, anche perché verrebbero meno le ragioni su cui si fondono le riserve, oltre all’applicazione delle penali previste per legge conseguenti alla ritardata ultimazione.

Ebbene, tutto ciò premesso, pur in presenza di elementi inconfutabili e tutti correttamente evidenziati dal Comune di Foggia, appare quanto mai singolare che nei numerosi atti finora prodotti nel corso della vicenda giudiziaria, non venga contestato il suddetto verbale di ultimazione, ma si continua a ritenere, ahimè, che i lavori sono stati completati a giugno 2009 e a dichiarare che gli stessi sono stati eseguiti regolarmente. Potrà così liquidarsi all'appaltatore l'ulteriore somma di oltre due milioni di euro, dopo che il teatro è rimasto inagibile per ben nove anni e riaperto nel 2014 e cioè a distanza di oltre 5 anni dalla “dichiarata” ultimazione dei lavori. E a rimetterci saranno ancora una volta le tasche dei cittadini.

Rimane la profonda amarezza che circostanze e situazioni di questo genere alimentano non pochi dubbi nei cittadini ed accrescono la sete di giustizia e di verità».

[ndr.] Ha dell’incredibile quello che sta avvenendo a Foggia. Oltre la disastrosa situazione urbana, che in fretta e furia per i tempi ridottissimi di fine commissariamento si sta tentando di “rappezzare”, senza un briciolo di programmazione e razionalità civica coinvolgendo i cittadini stessi, questa amministrazione di commissari ha dato luogo al proseguo dei lavori per la realizzazione di un CCR, un Centro Comunale di Raccolta per Rifiuti, in viale Kennedy, al quartiere CEP, a due passi da un parco giochi, da un campo sportivo di Baseball e da un distributore di carburanti. Il tutto perché nel 2017 fu approvato dalla Giunta comunale. Potenzialmente una bomba ambientale, e di sicurezza sanitaria per la salute, considerando che in quel CCR avverrà la raccolta RAEE, ovvero di vernici, di batterie e di olii esausti ed altri rifiuti contenenti potenzialmente sostanze infiammabili. Vabbè che siamo alle porte di Foggia, ma li esistono e insistono abitazioni, attività commerciali, anche alimentari, e soprattutto come già scritto un parco giochi per bambini. Avviene nel silenzio totale, fino a ora, degli ambientalisti e associazioni affine, anche di una parte della popolazione circostante, soprattutto di chi a breve, in autunno, sarà chiamato ad amministrare la città, da quelle forze politiche e loro candidati sindaci, consiglieri e assessori, pronti a sedere sugli scranni municipali. Chissà perché... Un silenzio che la dice tutta sulle volontà future e che dovrebbe interrompersi per il bene comune e non continuare per quello privatistico, come spesso è avvenuto qui. E i risultati li stiamo subendo. Senza prender parti politiche ma per diritto di cronaca (perché siamo una testata giornalistica indipendente e soprattutto libera) c'è da dire che solo un candidato ha interrotto quel silenzio, che non le manda a dire, anzi pretende interventi risolutori.[ndr.].

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nota del candidato sindaco Giuseppe Mainiero.

«In queste ore ho raccolto le preoccupazioni e i timori dei cittadini residenti nell'area di viale Kennedy in cui Amiu Puglia sta svolgendo i lavori per la realizzazione del Centro Comunale di Raccolta per Rifiuti.

Timori e preoccupazioni che condivido e di cui mi sono fatto immediatamente portavoce nei confronti del Prefetto di Foggia, Maurizio Valiante.

Ho inteso investire della questione il Prefetto Valiante, nella sua veste di rappresentante del Governo sul territorio, avendo purtroppo "sperimentato" che il Prefetto Cardellicchio, che ho personalmente sollecitato per altre vicende - dagli abusi nella piazza che ospita il parcheggio interrato "Zuretti" alle illegittimità del bando per l'assegnazione delle strutture sportive di proprietà comunale - è solito ignorare letteralmente le istanze che gli vengono inoltrate dai cittadini, formalmente ed a mezzo pec. Una circostanza che considero di particolare gravità in termini di trasparenza e di correttezza nel rapporto con la comunità che il Ministero dell'Interno gli ha affidato il compito di amministrare. 

Le paure dei residenti di viale Kennedy, nello specifico, sono legate al fatto che il CCR sorgerebbe in una zona totalmente adiacente ad un distributore di carburante, oltre che a pochissima distanza da civili abitazioni, da un parco giochi e da campo da baseball.

Una collocazione quindi pericolosa e a mio avviso del tutto sbagliata, trattandosi di un impianto che come ogni CCR dovrà ricevere in raccolta RAEE, vernici, batterie e olii esausti ed altri rifiuti contenenti potenzialmente sostanze infiammabili.

Si tratta di una infrastruttura senza dubbio importante per una città come Foggia, che ha proprio nel grande tema della raccolta e dello smaltimento di rifiuti una delle più pesanti criticità da affrontare e risolvere seriamente. Ma la sua strategicità non può in alcun modo lasciare spazio ad una così grave superficialità nell'individuazione del sito in cui realizzarla.

È di tutta evidenza, dunque, che sarebbe stato opportuno prevedere, prima dell'inizio dei lavori, una sua completamente diversa collocazione. 

Questa è solo l'ennesima eredità nefasta degli anni di governo del fortunatamente ex sindaco Franco Landella, la cui Giunta nel 2017 decise sciaguratamente di "piazzare" in viale Kennedy il CCR. Senza tenere conto dei rischi e della pericolosità di quella ubicazione. Senza ascoltare i residenti e senza coinvolgerli, ma scaricando sulle periferie - come al solito - quel disinteresse e quell'abbandono di cui per anni sono state vittime.

Ora occorre porre urgentemente rimedio a questo errore, che potrebbe avere conseguenze pesantissime per i cittadini. 

È quindi necessario attivarsi a tutti i livelli affinché i lavori appena cominciati siano rapidamente sospesi, individuando un nuovo e più idoneo sito per ospitare l'impianto.

Spero che il Prefetto Valiante saprà muoversi immediatamente nei confronti della Commissione Straordinaria, riportando buon senso in un ambito estremamente delicato.

Il Comitato Civico "Resto a Foggia", dal canto suo, manterrà altissima la propria vigilanza e sarà accanto ai residenti di viale Kennedy per qualunque iniziativa o azione sarà necessario mettere eventualmente in campo».

 

«Attenzione a messaggi che informano di una presunta comunicazione da parte del Centro servizio pubblico del cittadino. Sono fraudolenti. Non chiamate il numero di telefono indicato perché si tratta di un servizio a pagamento».

Con questo breve ma significativo messaggio pubblicato sui canali social, la Polizia di Stato avverte i cittadini di una truffa, purtroppo ritornata in auge, perpetrata attraverso gli smartphone.

Arriva un messaggio, o un sms, che invita a chiamare a un numero che inizia 89 a un centro servizi e ascoltarlo per intero.

È una truffa!

La Polizia consiglia assolutamente di non rispondere e in caso di risposta di chiudere immediatamente la comunicazione e di avvisarla.

Mentre c’è chi lotta per un ambiente senza i “colpi di coda” dell’uomo, lasciando intatta la natura, c’è chi la sfrutta per coprire scorie radioattive. Un controsenso che da decenni si porta avanti in Basilicata, terra già di per sé sfruttata da estrazioni petrolifere e inquinamenti vari, termodistruttori allo sbando e politiche ambientali che lasciano il tempo che trovano. Nella prima parte c’è il sintetico, ma altamente significativo, intervento di Maurizio Bolognetti, sempre in prima linea a difesa del territorio, che denuncia l’ennesima bruttura dell’uomo in un territorio che merita di esser lasciato intatto. Una pala eolica può cambiare scenari.

Bolognetti: «Qui il mio servizio su eolico a Latronico. Verrebbe da chiedere al sindaco di Episcopia perché una bella pala non l'ha installata a ridosso della sua abitazione?»

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Nella seconda parte, come anticipato, si parla di scorie nucleari radioattive che, purtroppo ma erano anni che se ne discuteva contro voleri ambientali e di cittadinanze attive non solo locali, hanno trovato location a Rotondella, nel materano.

Qui il comunicato della Sogin: «Lo scorso 20 giugno Sogin ha aggiudicato la gara per realizzare l’edificio di processo dell’Impianto di Cementazione Prodotto Finito (ICPF) nel sito Itrec di Rotondella (Matera). Si tratta di uno dei principali progetti strategici per l’avanzamento complessivo delle attività di decommissioning nucleare in Italia.

L’appalto è stato aggiudicato al Raggruppamento temporaneo di imprese formato dal Consorzio stabile Ansaldo New Clear (mandataria) e Monsud SpA (mandante) per un valore di 43 milioni di euro comprensivo, tra l'altro, dell'importo di 1,5 milioni di euro legato al premio di accelerazione. Sogin, infatti, superando l'impostazione delle infruttuose procedure del passato, in questa occasione ha valutato le proposte anche in riferimento agli elementi ritenuti adeguati agli obiettivi acceleratori della realizzazione dell'opera.

Dall’avvio dell’iter di selezione del nuovo contraente, la Società ha impiegato circa tre mesi per ultimare il raffronto concorrenziale tra gli operatori economici che hanno presentato la propria offerta in seguito all’ampia consultazione del mercato nazionale ed estero che Sogin aveva lanciato il 30 dicembre 2022.

Nel complesso, l’iter si è concluso in meno di sei mesi, grazie ai poteri di deroga al Codice degli Appalti attribuiti all’Organo commissariale di Sogin dal Decreto-legge n. 73 del 21 giugno 2022. In particolare, la gara è stata bandita ai sensi dell’art. 50 della Direttiva 2014/25/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014. All'avviso pubblico di induzione della gara hanno risposto sette operatori economici.

Il progetto ICPF prevede la realizzazione di due strutture. L’edificio di processo, dove saranno svolte in maniera remotizzata le attività di cementazione dei circa 3 metri cubi di soluzione liquida radioattiva denominata “Prodotto Finito”, e l’annesso deposito temporaneo DMC3/DTC3, già realizzato e dove oggi si stanno installando gli impianti. All’interno di quest’ultimo verranno sistemati in sicurezza i manufatti contenenti i rifiuti cementati e una sua area dedicata ospiterà i due speciali contenitori, denominati cask, con i 64 elementi di combustibile attualmente stoccati nella piscina dell’impianto, in attesa del loro conferimento nel Deposito Nazionale.

Attualmente i rifiuti radioattivi liquidi presenti nel sito sono stoccati in sicurezza in un serbatoio d’acciaio contenuto, a sua volta, in una struttura in cemento armato di elevato spessore, e sono monitorati regolarmente. Tali controlli hanno confermato sempre il buono stato di conservazione delle strutture di stoccaggio, che non hanno mai evidenziato criticità per la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente.

L’entrata in esercizio dell’Impianto alzerà i livelli di sicurezza e consentirà un incremento significativo delle attività di dismissione del sito lucano. Nel 2023, le operazioni di smantellamento cresceranno nell’insieme di oltre il 4% con un avanzamento complessivo del 35%».

La denuncia parte non solo dai residenti, bensì da tutti i cittadini di Foggia che amano la città.

Passeggiare su una parte di corso Giannone è diventato impossibile, particolarmente in prossimità dell’inizio di Piazza Cavour. Si proprio la piazza simbolo di Foggia, con la sua Fontana del Sele, il pronao della villa comunale, il palazzo dell’Acquedotto Pugliese e degli Uffici Statali, dove si affaccia l’Università, oltretutto.

Le immagini non hanno bisogno di commenti.

Siamo su Corso Giannone, una delle arterie cittadine più passeggiate e il degrado fa da cornice. Uno scempio che dura da anni, da quando il Comune ha deciso di interdire il passaggio pedonale per una parte dello stabile diventato pericolante.

 {youtube}tVvz_Y4Dsqc {/youtube}

Tutto giusto sennonché i tempi si son protratti fino a rendere il marciapiede una giungla cittadina a cielo aperto. È palese che il Comune non è mai intervenuto per la pulizia, il decoro urbano, e soprattutto per la sicurezza sanitaria giacché quel tratto pedonale è meta di ratti, insetti e scarafaggi.

E dire che siamo circa dieci metri dal comando provinciale della Guardia di Finanza, che potrebbe sollecitare l’Ente a ripristinare l’area. E forse lo ha già fatto.

Ma a nessuno dei commissari straordinari seduti in quel palazzo, che ricordiamo è commissariato per infiltrazioni mafiose, interessa il decoro e la sicurezza urbana.

Ad Maiora!

♨️ #freethinker  #Foggia

Sono molte le segnalazioni che giungono in redazione, e non solo da noi, riguardanti lo stato pietoso e soprattutto pericoloso delle strade di Foggia.

Un luogo comune, purtroppo, diffuso in tutto il fu Belpaese, specchio della mal gestione amministrativa dei comuni.

Da tempo, e tanto, che giornali e tv denunciano lo status quo della pericolosa viabilità per autovetture, motocicli, pedoni, biker, diversamente abili su carrozzella. Finora nulla è stato fatto, senonché laddove o è passato l’ultimo Giro d’Italia di ciclismo o dove è stato rispolverato qualche intervento già appaltato e in procinto di scadenza.

Ma gran parte della superficie stradale foggiana, marciapiedi compresi, è un cratere a cielo aperto. Ad onor di cronaca qualche intervento è stato svolto, lo è ancora in essere, con il progetto “Strada X Strada”, ma son soldi pubblici che andavano spesi prima della scadenza, con interventi in aree che non erano disastrate come le numerosissime segnalazioni.

Oggi è il 17 giugno 2023 e in Via di Motta della Regina, in pieno villaggio Artigiani, nei pressi del centro commerciale Eurospin, da molto tempo la strada è un pericolo pubblico. Le auto che circolano debbono forzatamente viaggiare a 5 km/h per non rompere semiassi, cerchioni, e soprattutto l’osso del collo di che è dentro o sopra il mezzo, che sia a quattro o due ruote. Buche pericolosissime e profonde del manto stradale che insistono e si moltiplicano, senza che l’Amministrazione comunale, anche se commissariata, ponga rimedio. Neanche una “pezza” per ovviare al problema e adempiere alla sicurezza stradale e pedonale.

StradeBucate Via di Motta della Regina 02

Altre voragini in Via di Motta della Regina

StradeBucate Via di Motta della Regina 03

Stessi problemi denunciati un anno fa per altre vie cittadine, tra l’altro notificati a mezzo email PEC ai Commissari straordinari del Comune presso il Gabinetto del Sindaco, al dirigente dei Lavori Pubblici e a quello della Polizia Locale, perfino all’URP, senza mai aver ricevuto risposte, seppur la PEC è un documento ufficiale con tanto di ricevute e riscontri.

Nel merito, delle segnalazioni con email PEC si parla di via Goffredo Mameli e via Daniele Manin, nei pressi dello stadio, in data 28 marzo 2022.

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{youtube}oNZrr-hMOAg{/youtube}

Ed anche in via Nazzareno Strampelli, adiacente la Caserma del Comando prov.le dei Carabinieri, per il marciapiede che confina con due istituti scolastici superiori, in data 29 aprile 2022.

{youtube}rX3pxPDLp9A{/youtube}

Commissari straordinari, Dirigenti comunali e della Polizia Locale, a che gioco giocate? Siete consapevoli dei pericoli presenti? Attendete che qualcuno si fratturi qualche osso o l’osso del collo?

Per chi volesse comunicare una strada bucata, inviasse una email PEC ai seguenti indirizzi:

Inondateli di email PEC, inviate le segnalazioni corredate da foto e video a tutti i giornali, radio e tv locali, e chissà qualcuno in Comune smette di essere assopito.

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