Monte Sant'Angelo, Scalinata di Torre dei Giganti. Prof. Piemontese: «Monte senza cultura, senza la conoscenza e la valorizzazione dei Beni culturali non ha futuro»

L’intervento del prof. Giuseppe Piemontese all’assemblea cittadina “Oltre le scale”, dal minuto 27’:30’’, di venerdì 30 giugno, dalle ore 18:30, presso la scalinata di Via Torre dei Giganti.

«Buonasera.

Sono il prof. Giuseppe Piemontese, della Società di Storia Patria per la Puglia, chiamato in causa per spiegare l’importanza storica di questa scalinata, che non a torto si chiama Via Torre dei Giganti. Del resto anche la denominazione toponomastica sta a significare il valore di un luogo e questo valore si acquisisce non da un giorno all’altro, ma attraverso i secoli e, quindi, qualora si debba intervenire, bisogna rispettare soprattutto la storia culturale di esso, l’identità specifica del luogo. Per questo mi sento di intervenire anche perché tutto la mia vita di uomo di cultura è improntata alla conoscenza e alla valorizzazione della nostra identità storica, che significa bellezza, cultura e civiltà e noi tutti siamo i testimoni di grandi civiltà che vanno al di là della nostra esistenza, ed esse acquistano valore attraverso vari percorsi culturali di cui siamo eredi. E, oggi, in un certo qual modo, mi sento quasi defraudato quando abbiamo presentato la candidatura Monte Capitale della Cultura Italiana 2025, in quanto, secondo noi, abbiamo una storia non inferiore a quella di Agrigento, soprattutto se  riferito  alla  nostra  storia  che  affonda  le  sue  radici  nella  cultura mediterranea, la cui storia fa da ponte fra Oriente ed Occidente, specie se il tutto oggi è rapportato al conflitto in atto fra il mondo occidentale e il mondo orientale, fra l’Islam e il Cristianesimo. Per questo dobbiamo continuare a difendere e a salvaguardare ciò che i nostri padri ci hanno lasciato.

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Ritornando un po’ all’oggetto di cui sono oggi stato interpellato, noi abbiamo di fronte una realtà che affonda la propria radice nella struttura delle antiche mura, che facevano da corollario al Rione Junno e, quindi, alla città micaelica sorta intorno al Santuario di San Michele e a tutto ciò che nei secoli è stato costruito, fra cui i monumenti espressione della cultura cristiana, ma anche della cultura greco-romana, che sta a fondamento del cristianesimo.

I due punti cardinali della nostra città sono: da una parte il Santuario di San Michele e dall’altra il Castello e, infatti, da questo punto in cui sto parlando, si vedono due prospettive: il Santuario e il Castello e questa scalinata è l’elemento di congiunzione fra di essi, cioè fra il sacro e il profano e, quindi, non può essere distrutta nè creare un manufatto nuovo, anche perché da alcune foto del Novecento, su in alto della scalinata, vi era, nel 1920, una torre di vedetta che faceva parte delle antiche mura della città e che in seguito è stata distrutta per costruire alcuni ambienti del Convento dei Cappuccini e della Chiesa di San Nicolò, costruiti rispettivamente nel 1595 e nel 1601. Convento che nasce fuori le mura, in quanto generalmente i Cappuccini avevano l’abitudine di costruire i loro conventi fuori le mura della città. In questo senso l’attuale scalinata aveva il compito di collegare il Rione Junno alla città, attraverso il Castello e il Santuario di San Michele.

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Quindi, noi non possiamo snaturare quella che è stata la nostra identità, distruggendo il vecchio, cioè l’antico. Nel mio articolo citato ho detto che bisogna restaurare la scalinata attuale, intervenire attraverso nuove metodologie, affinché quello che abbiamo della scalinata rimanga e venga utilizzato attraverso nuove tecniche conservative. Questo è il mio pensiero di storico, ma anche in quanto figlio di costruttore, che non si permetteva mai di abbattere tutto, conservando ciò che poteva servire ed essere utilizzato. Questo è il compito di un uomo di cultura e questo è anche il compito della nostra tradizione culturale e la politica deve incominciare ad essere più sensibile verso il proprio passato, verso la cultura locale a cui Monte deve il proprio passato. Un passato che deve costruire il proprio futuro. Monte esiste solo perché ha una sua tradizione, una sua identità culturale che non può essere annullata, né snaturata, distrutta, perché se si distrugge l’anima di un luogo, o come affermano i Greci il Daimon o spirito del luogo, oppure come dicevano i Latini il Genius Loci, si distrugge tutto ciò che appartiene all’anima degli uomini. Noi siamo andati avanti, in questi 3 millenni di storia, da quando si svilupparono sul Gargano le civiltà pre-elleniste, fra cui la civiltà daunia, con i suoi miti e i suoi culti, fra cui i culti di Calcante, di Podalirio, di

Diomede, di Pilunno, fino a quando, nella tarda antichità, non sorse il culto di San Michele. Noi abbiamo una storia antica tramandata dai nostri progenitori e il nostro compito, caro Assessore, è quello di continuare ciò che i nostri avi, i nostri progenitori ci hanno lasciato, nel rispetto dell’ambiente, con il suo patrimonio storico-artistico, tanto da diventare esso stesso un elemento peculiare per il futuro di Monte Sant’Angelo.

Monte senza cultura, senza la conoscenza e la valorizzazione dei Beni culturali non ha futuro, per cui la politica non deve isolarsi, ma deve cercare di coinvolgere gli elementi che vivono per la bellezza e l’identità culturale di un luogo particolare e unico come quello di Monte Sant’Angelo.

Grazie».

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