Freedom a Monte. Le foto dalla Tv

Published: October 17, 2020 Category: Cronaca Gargano e Capitanata
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Ricostruire rinascere risorgere

Parlando del futuro che verrà dopo il Coronavirus, si fanno riferimenti espliciti alla ricostruzione economica che l’Italia ebbe subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un periodo in cui l’Italia usciva sconfitta, insieme alla Germania, e che provocò milioni di morti, con distruzioni di città e vari genocidi. Una ricostruzione prettamente socio-economica, di cui l’Italia seppe approntare e portare a termine in quasi vent’anni, dal 1945 al 1965, fino al boom economico degli anni Sessanta. Un boom che nasceva principalmente su base psicologica e quindi sociale, dove la fiducia nel domani e la speranza di una nuova vita crearono i presupposti per una Italia nuova e vitale. Una spinta di fiducia e di speranza che purtroppo oggi non abbiamo, specie in un momento di grave crisi economico-sanitaria, come quella provocata dal Coronavirus. Tuttavia, così come nel passato, oggi l’Italia, insieme ai paesi europei, come la Francia, la Germania, la Spagna, deve affrontare la difficile sfida di superare l’attuale crisi economica, attraverso un Piano di ricostruzione socio-economica, lo stesso che si ebbe subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Anzi, a tale proposito, si fa anche riferimento, come nel passato, ad un Piano Marshall, che coinvolga tutti i paesi occidentali, fra cui l’Europa e gli Stati Uniti, anche se in quest’ultimo anno, la politica americana è stata più isolazionistica e quindi non confacente al suo ruolo di potenza occidentale. Un Piano di investimenti, che coinvolga l’intero sistema economico-finanziario non solo degli Stati, ma anche dei privati. In questo senso si parla di ricostruzione globale delle economie degli Stati europei, fra cui anche l’Italia, sotto l’egida della Banca Europea. Un Piano economico che tenga presente innanzitutto le reali difficoltà del Paese, fra cui il settore sanitario, che avrebbe bisogno di un nuovo Piano di investimenti e di modernizzazione dei propri reparti, specie quelli riguardanti la lotta al Covid-19 e quindi alle varie epidemie che nel futuro possono ancora accadere. E poi i vari settori di attività riguardanti il turismo, lo spettacolo, il settore delle imprese e della produzione, il settore del commercio, la cultura, con un’ampia apertura dei luoghi d’arte, fra cui i Musei e i Siti archeologici. Tutto questo serve a riprendere la nostra vita normale, con uno spirito di fiducia e di speranza nel domani. Ma alla base di tutto ciò ci deve essere l’azione propositiva, non solo degli imprenditori, ma soprattutto dello Stato, attraverso il rilancio dei lavori pubblici, per creare nuovi posti di lavoro, attraverso le infrastrutture e i servizi. Il tutto nell’ambito di un Progetto che coinvolga direttamente il mondo economico, ma anche le comunità, le quali si devono sentire protagoniste e responsabili del loro futuro. In questo senso ricostruire significa rifondare e riprendere in mano una situazione messa in crisi dal Coronavirus, questo nemico invisibile, che non conosce confini e non rispetta nessuno, né ricchi, né poveri. In questo modo l’Italia può rinascere su nuovi parametri economici e su una nuova piattaforma sociale, in cui si tengano presenti, non tanto le forme burocratiche del lavoro e della produttività, quanto le reali esigenze della gente e quindi delle comunità locali, che in questi ultimi anni sono state abbandonate e messe da parte. Una rinascita è tale se incide direttamente nel tessuto sociale di una nazione, e precisamente nel modo di produrre e sviluppare ricchezza, non solo per i soliti capitalisti, ma per tutta la comunità.

Un nuovo modo, quindi, di fare economia, ma soprattutto politica, al fine di incidere profondamente nel tessuto sociale ed economico dei vari territori, da cui proviene ricchezza e benessere. Ed ecco, quindi, predisporre già da adesso nuove regole non solo di comportamento, ma di gestione della cosa pubblica, al fine di incidere soprattutto sul sistema economico, oggi basato soprattutto sulla globalizzazione e quindi sul libero mercato. Un sistema che, a dire la verità, sta presentando non pochi problemi di ordine economico-finanziario, come per esempio un eccessivo accentramento di poteri da parte delle grandi multinazionali, che determinano lo sviluppo economico di interi settori produttivi, con leggi e principi fondati soprattutto sul profitto e sul guadagno ad ogni costo. E questo lo vediamo specialmente in alcune parti del mondo, in cui a determinare lo sviluppo sono le grandi multinazionali, che spostano le loro fabbriche da un territorio all’altro, decretando la morte, insieme a quella della popolazione. Territori che vengono privati delle loro potenzialità, specie quelli del Sud a vantaggio solo di quelli del Nord o di quelli che offrono maggiori convenienze sul piano fiscale ed economico. In questo senso ne vanno di mezzo lo sviluppo di una regione e quindi l’impoverimento di essa, con gravi conseguenze di ordine lavorativo e occupazionale. A questo punto bisogna far si che una volta per tutti venga affrontata la questione del Sud Italia e quindi la questione meridionale, quale elemento basilare per la crescita omogenea dell’Italia. Non possiamo avere ancora una Italia a due velocità, il Nord che progredisce e il Sud che regredisce. E questo lo si può vedere oggi più che mai in campo economico e sanitario, per cui assistiamo da una parte ad una continua emigrazione di giovani che emigrano dal Sud al Nord, e dall’altra numerosi malati che si vanno a curarsi al Nord.

Se vogliamo ricostruire l’Italia e farla risorgere dobbiamo partire anche e soprattutto dalla risoluzione della questione meridionale, dando sia al Nord che al Sud le stesse opportunità e le stesse possibilità di sviluppo e di crescita. Questo è il momento per cercare di risolvere vecchi problemi legati sia alla politica che all’economia. La politica sia più vicina alla gente, attraverso l’erogazione di contributi e aiuti, specialmente alle imprese e ai cittadini in difficoltà economica. L’economia abbia un sistema più efficiente e non più legato ad un capitalismo o neoliberismo senza regole e senza morale. Forse è giunto il momento di ripensare il capitalismo e preparare la strada al post-capitalismo, come afferma l’inglese Paul Mason: “La grande novità ormai evidente è che le nostre economie non sono resilienti. Il 2008 ha rotto la globalizzazione e ha reso chiaro che il modello neoliberista è fallito. Ora tutto è messo in discussione non dal virus, ma dalla debolezza del modello economico e del sistema multilaterale” (La Lettura, 439, 20 Aprile 2020). Per questo dobbiamo muoverci verso un post-capitalismo più giusto, meno ineguale. Oggi la crisi del Coronavirus potrebbe aprire la strada verso un nuovo Rinascimento, come avvenne nel XIV secolo, quando la peste bubbonica contribuì a preparare, attraverso una nuova psicologia, la strada al Rinascimento. È tempo per uno Stato più solidale e più aperto ad un sistema economico che si basi soprattutto sulla cultura, sull’innovazione e sulla ricerca. Tre elementi base per un nuovo Rinascimento e quindi per un nuovo Risorgimento, che abbia come base lo sviluppo sostenibile, visto come uno dei primi obiettivi della nuova era post-Coronavirus. Quindi “un postcapitalismo sostenibile che permetta di raccogliere i pezzi di ciò che è rotto”. Purtroppo manca una “volontà generale” che possa creare le condizioni per questo Risorgimento. Una governance che possa mettere d’accordo gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina, quali attori principali per un nuovo mondo, anche se non disponiamo ancora di strumenti adatti che ci consentano di gestire adeguatamente l’interdipendenza globale. Forse ci possono aiutare la Cultura, la Bellezza della Natura e le Civiltà dei popoli. Del resto solo la Cultura può unire i popoli e li può far incontrare superando ogni confine e ogni barriera ideologica e razziale. E in questo campo l’Italia è sinonimo di Cultura, Bellezza, Arte e Natura. Dopo il Coronavirus non può esserci ripresa dell’Italia senza il rilancio del settore Cultura e quindi della sua creatività. Un settore che produce direttamente quasi 96 miliardi di Euro e ne genera altri 170 miliardi, contribuendo alla ricchezza nazionale con 265 miliardi in totale. Con la Cultura si valorizzano le città, le campagne, i territori, tanto da sviluppare e promuovere l’economia, la vita di relazione, la qualità della vita, la creatività, ma soprattutto essa serve a rafforzare nell’uomo il senso della Bellezza e dell’Arte, due elementi essenziali del vivere civile. Del resto in questi giorni di quarantena, ciò che ci è mancato maggiormente è stato il contatto con la Cultura, con l’Arte, con il proprio territorio e le sue bellezze. Dobbiamo ripartire dalla Cultura, dalle città d’arte, dai territori, per iniziare un nuovo percorso di Ricostruzione, di Rinascita e di Risorgimento della nostra società. Solo così possiamo vincere il senso della nostra fragilità e della nostra paura, che nasce dalla perdita di contatto con la Bellezza. Investire nella Cultura, così come nell’ambiente, nella ricerca e nell’innovazione scientifica e tecnologica, vuol dire contribuire alla rinascita della nostra comunità. QQhhhhhhh

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

Ciò che manca oggi all’uomo, costretto in casa per non esporsi al contagio del Coronavirus, è il rapporto con la Bellezza, che possiamo solo provare davanti ad un monumento o ad una opera d’arte. E tutto ciò oggi ci è precluso, in quanto la realtà, che si manifesta attraverso il contagio del virus e quindi la morte, acquista una dimensione diversa da quando eravamo liberi di scoprire in essa i tesori dell’arte, e quindi i Monumenti, i Siti archeologici, i Musei, dove l’uomo si può immergersi nell’universo trascendentale della Bellezza. Musei archeologici, ma soprattutto i Musei d’Arte moderna e contemporanea, oggi tutti chiusi per causa del virus. Una perdita enorme per l’uomo che ama l’Arte e la Bellezza. Per questo oggi l’uomo si sente più solo, immerso in un tempo senza Bellezza, dove regna solo la paura del domani. E a questo punto dobbiamo far mente locale per tutto ciò che nel mondo vi è di bello, e ancora speriamo ci sarà, in questo momento di privazione e di paura. Per questo ci chiediamo: Perché i Musei sono importanti per l’uomo, perché non vi si può fare a meno?

E allora diciamo che i Musei sono l’espressione più viva e palpitante della Bellezza, che si racchiude nelle tante opere d’arte che riusciamo a vedere e ad apprezzare E a questo proposito dobbiamo affermare che l’Italia presenta un grande patrimonio storico-culturale, racchiuso non solo nei grandi e piccoli Musei, ma soprattutto nei Siti archeologici e nei tanti monumenti sparsi in tutte le regioni d’Italia. Ed ecco allora che bisognerebbe fare una mappa, non solo dei Musei esistenti, piccoli e grandi, ma di tutto il patrimonio culturale sparso nei numerosi siti archeologici e nei centri urbani e rurali, dove la cultura e la civiltà dell’uomo hanno lasciato le loro tracce e le loro testimonianze. Purtroppo vi sono situazioni e realtà molto deprecabili, dove i monumenti vengono lasciati a loro stessi, in abbandono e senza tutela, e i Musei, vedi il Museo Archeologico di Monte Sant’Angelo, vengono chiusi, per cui il materiale archeologico ed artistico stesso viene accantonato nei depositi, con gravi conseguenze per la sua deperibilità. Una città senza Musei è come una Scuola senza maestri, una Chiesa senza paramenti, una Città senza strade e senza piazze, dove tutto è avvolto nel silenzio della storia, la stessa che appartiene all’intero suo territorio.

Non è immaginale una Città che non possa riconoscersi nel proprio Museo, come quello archeologico o in un Museo d’Arte moderna e contemporanea, di cui è priva la Città di Monte Sant’Angelo. Una Città che ha una storia e una cultura fra le più importanti della Puglia e dell’Italia meridionale, tanto da essere annoverata come sede di due Siti UNESCO, quello della presenza dei Longobardi in terra meridionale e quello delle vetuste faggete della Foresta Umbra. E allora non è possibile che nella città manchi un Museo Archeologico o un Museo d’Arte moderna e contemporanea, oppure un Museo botanico legato alla sua storia ambientale e quindi alle sue bellezze naturalistiche.

Oggi il turismo non è solo legato ad una sola valenza storica, come può essere il pellegrinaggio, ma il turismo ha bisogno di una dimensione pluridimensionale, basata sulla storia, sull’arte, sulla cultura, sulla religiosità popolare, sul godimento delle bellezze naturali, sulla qualità dell’accoglienza, ma soprattutto sull’offerta della propria identità culturale. E tutto questo lo si può scoprire non solo nei grandi centri come Roma, Firenze, Venezia, ma anche nei piccoli centri, come Monte Sant’Angelo, che ha in sè una grande storia e una grande tradizione culturale. E i Musei, così come i tanti luoghi che formano i “paesaggi dell’anima”, come i Palazzi storici, le Chiese, i Siti archeologici, i Centri storici, le Biblioteche, le Foreste e i Boschi, rappresentano la memoria storica, l’identità di un popolo, e come tali essi vanno tutelati, conservati, valorizzati, rigenerati nelle loro funzionalità e nelle loro capacità di produrre ancora e per sempre Bellezza. Spero che quando sarà passato questo momento di grave tensione sanitaria, oltre che sociale ed economica, si possa parlare di grandi Progetti legati alla nostra storia e alla nostra culturale, di grandi realizzazioni culturali, turistici ed economici, e non solo di ciò che offre la “cultura” dell’apparire.

GIUSEPPE PIEMONTESE Società di Storia Patria per la Puglia

 

 

Monte Sant’Angelo deserta.

Nel 2004 Miguel Benasayag e Gérard Schmit scrivevano che ormai siamo nell’epoca delle “passioni tristi”, cioè in un mondo in cui ogni “promessa” di un futuro migliore è compromesso da un “futuro” basato più che sulla felicità e sul benessere, quanto da minacce, vedi oggi la diffusione del “Coronavirus”,  che creano una situazione di continua precarietà e di paura nel domani. Un futuro, quindi, minaccioso che compromette la stessa sopravvivenza dell’uomo, di fronte ad alcuni problemi gravi, come il degrado ambientale, il rischio dell'aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell'autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy e, oggi, più che mai, la minaccia della diffusione di malattie virali come  il “Coronavirus”. Aspetti e problematiche negative,  riconducibili al fenomeno in atto della globalizzazione, che ha preso piede specialmente negli ultimi vent’anni e che sta condizionando in maniera massiccia le società contemporanee, ma soprattutto gli Stati occidentali, tanto da creare in continuazione momenti di crisi e di instabilità a causa di scambi commerciali incontrollabili e spostamenti di flussi finanziari senza regole e senza morale, oltre si intende a migrazioni e immigrazioni, che, se non regolamentate, possono portare gravi fenomeni di diffusioni, a livello planetario, di epidemie e pandemie. Purtroppo, oggi, tutto questo è presente e ricade in maniera speculare sulla pelle dei cittadini, ma specialmente sul modo di vivere di tanta gente, che si vede privare da un giorno all’altro della propria libertà di muoversi e di  portare avanti quotidianamente e serenamente la propria vita familiare e comunitaria.

In tutto questo scenario, di un mondo globalizzato, quello che subisce le maggiori conseguenze è lo sviluppo locale e, quindi, il venire meno del senso di territorialità e del senso di appartenenza. Sviluppo che dovrebbe essere basato soprattutto sulle potenzialità intrinseche del proprio territorio, che da un giorno all’altro si vede privato della necessaria attenzione da parte degli attori principali di tale sviluppo e, precisamente dallo Stato e, quindi, dal  governo, ma in generale dalla classe politica e più specificatamente dalla classe imprenditoriale, che agisce ed opera secondo principi e convenienze basati sul profitto e, quindi, su regole che possano agevolare il processo produttivo a minor costo. È il cosiddetto fenomeno della delocalizzazione, e in generale della globalizzazione, che purtroppo colpisce la maggior parte dei territori delle regioni del sud, a vantaggio dei paesi emergenti, dove la manodopera costa di meno e le leggi sono più favorevoli sul piano della fiscalizzazione.  

Ma al di la di tutto questo vogliamo concentrare la nostra attenzione sull’evoluzione che il concetto di territorio ha subìto in questi ultimi decenni, e precisamente prima e dopo la globalizzazione, con riferimento all’attuale situazione dei movimenti sovranisti e territorialisti, nati dai cosiddetti populismi. Per tutto l’Ottocento e il Novecento l’idea di territorio ha coinciso quasi sempre con l’idea di territorialità, che stava ad indicare un concetto di protezione e di sicurezza all’uomo all’interno di una città o di un proprio territorio, tanto da considerarlo come qualcosa che gli appartenesse. Generalmente tale concetto, con il passare del tempo, acquista una sua dimensione non solo fisica, quanto olistica, basata su determinate leggi e su un’autorità politica,  tanto che lo spazio del territorio riceve una sua propria autonomia e responsabilità dai confini. In questo modo i territori consentono di governare o tassare le persone e di installare in esse la lealtà  in virtù di una posizione spaziale condivisa, non in base alla loro razza o ai loro legami di parentela, né alla loro fede o affiliazione professionale, ma in base alla politica intesa come governo del territorio. Oggi questo concetto di territorio sta venendo meno, in quanto ormai il mondo si è avviato verso l’apertura dei propri confini e, quindi, verso una “società aperta” e, come afferma Z. Bauman, verso una “società liquida”, con i suoi aspetti positivi e negativi. In altri termini quella sicurezza che un tempo i confini  ci assicurava oggi non esiste più. Anzi tutto appare precario, tanto che si sente la necessità di ritornare ad una sorveglianza più costante e più fattiva dei propri confini. In ogni modo, a questo punto ci chiediamo: dove ci porterà questa situazione? Ma, soprattutto in che modo questa territorialità deve essere governata, in un quadro che non può essere circoscritto solo alla dimensione locale, ma soprattutto globale.  Sono interrogativi che stanno alla base della convivenza pacifica degli Stati, ma soprattutto della gente, che sul piano esistenziale, vedi l’attuale situazione della diffusione del “Coronavirus” e delle disposizioni restrittive di ordine sociale e sanitario,  subisce le maggiori conseguenze di ordine sociale, economico, politico e culturale. In questo modo la difesa del proprio territorio deve essere basata su una politica di trasformazione e di valorizzazione del territorio inteso, come affermano i territorialisti, come “un  organismo vivente ad alta complessità, un neoecosistema in continua trasformazione”. Dunque il territorio “non è una dimensione inerte e astratta, riducibile alla sua rappresentazione cartografica, né a un oggetto morto, suscettibile di qualsiasi trattamento e la complessità della sua vita connette inestricabilmente tempi della natura e temporalità culturali”. In altre parole “il territorio non è un concetto astratto e metrico equivalente a quello di spazio; è qualcosa che non esiste in natura (non è semplicemente terra); è il frutto di un dialogo tra culture e spazi geografici svolto in tempi lunghi: è una costruzione culturale, una messa in forma storico-geografica”. Il territorio è, inoltre, “luogo o è composto di più luoghi, e in quanto tale esprime identità, storia, carattere e strutture di lungo periodo; dà luogo a forme, configurazioni fisiognomiche (“tipi”) e individualità territoriali; il territorio, in quanto luogo o costellazioni di luoghi, è identità in contrapposizione alla logica di omologazione e astrazione che sta alla base della forma attuale di globalizzazione deculturante; il territorio è costitutivamente locale, non in senso dimensionale o gerarchico, ma nella forma di territorializzazione che riconosce, asseconda e incrementa, attraverso un progetto incentrato sui caratteri singolari del luogo, specifiche potenzialità di un ambito geografico e culturale”.

Il territorio, dunque, non è riducibile esclusivamente alla sua dimensione economica di uso immediato: è patrimonio e non soltanto risorsa. Il territorio è in relazione (identitaria, espressiva, coevolutiva, co-relazionale ecc.) con una comunità consapevole del luogo in cui abita e che, quindi. se ne prende cura (“il luogo appartiene a chi se ne prende cura”). La comunità incarna la “coscienza di luogo”, ossia “la consapevolezza del valore patrimoniale dei beni comuni territoriali in quanto elementi essenziali per la riproduzione della vita individuale e collettiva, biologica e culturale”, e in quanto tale è garanzia di autosostenibilità del territorio.

Tuttavia alla base dello sviluppo locale non può esserci solo la dimensione localistica, ma essa deve essere inserita nell’ambito di una governance  mondiale, che crei i presupposti per una pace mondiale. Purtroppo, oggi, molti fenomeni e crisi che succedono a livello mondiale, vedi il surriscaldamento ambientale, le guerre in Medio Oriente, gli attacchi terroristici, il fenomeno emigratorio, l’instabilità politica degli Stati, e la stessa diffusione di nuove malattie, tipo il “Coronavirus”,  stanno condizionando a livello locale, ma anche a livello mondiale,  interi territori e intere comunità, se non interi Stati,  tanto da creare gravi situazioni, vedi per esempio le migrazioni, così come oggi l’epidemia del “Coronavirus”, che non possono essere risolte a livello locale, ma solo attraverso una governance a livello globale.

Certamente viviamo in un mondo complesso, dove le realtà ormai si intersecano e si scambiano in maniera tale che il tutto non può essere visto in una sola dimensione o con un solo provvedimento localistico e, quindi, territoriale. Scrive a tale proposito J. D. Sachs, uno dei maggiori economisti del mondo:  “La sfida fondamentale del ventunesimo secolo sarà prendere atto che l’umanità condivide un destino comune in un pianeta affollato. Questo destino comune impone nuove forme di cooperazione globale: si tratta di un punto fondamentale e di assoluta evidenza, che tuttavia molti leader mondiali devono ancora comprendere o accettare… il che impone ai governi di garantire a ogni individuo le opportunità e i mezzi (la pubblica istruzione, il sistema sanitario nazionale e le infrastrutture fondamentali) per partecipare produttivamente alla vita sociale e per limitare gli effetti negativi della società sull’ambiente naturale. Questa filosofia progressista, secondo la quale le forze auto-organizzate dell’economia di mercato devono essere assoggettate a principi generali di giustizia sociale e tutela ambientale, non è stata ancora efficacemente estesa alla società globale” (Sachs, 2010, pp. 5-6). Per questo si chiede un cambio di rotta, verso una economia più umana, di cui recentemente si è fatto portavoce l’economista Giacomo Becattini, il quale a proposito dei distretti industriali ha fatto riferimento a nuovi principi economici e morali legati all’economia, ma soprattutto alla salvaguardia dei valori storico-culturali dei territori e, quindi, dei luoghi. Inoltre in questo momento di grave crisi sanitaria  si richiede una nuova politica che abbia come fine la salvaguardia innanzitutto della salute umana e il benessere della vita comunitaria, basata su principi di solidarietà e di assistenza civile e umana.  Del resto sappiamo che, oggi, i problemi  che investono intere comunità non sono solo locali ma globali, in quanto le risoluzioni purtroppo sono riconducibili non solo ad uno Stato, ma a più Stati e a più continenti. Oggi, non è possibile più rinchiudersi nei propri confini, anche se essi sono utili in determinati casi, ma bisogna avere una politica globale che salvaguardi innanzitutto il genere umano e le sue comunità. Solo così si superano le paure e le ingiustizie, in un mondo diventato purtroppo sempre più complesso e più difficile da governare. Speriamo che dopo l’esperienza e la paura del “Coronavirus”, nasca una nuova politica e una nuova società basata non più su divisioni e guerre di parte, ma su un progetto unitario di condivisione e di difesa di determinati valori, come quello della salute. Valori, soprattutto di salvaguardia della libertà dei popoli, della giustizia sociale, del benessere comunitario, della consapevolezza di una pace fra i popoli e gli Stati. Consapevolezza basata sul rispetto reciproco, ma soprattutto sulla difesa della dignità dell’uomo e sulla salvaguardia della nostra Madre Terra.

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

 

Uno dei problemi che oggi la politica si deve porre è come mai tanti giovani del Sud lasciano le loro case e si trasferiscono, per studio o per lavoro, verso le regioni del Nord, tale da privare per sempre i territori di origine delle loro energie e competenze. A tale proposito, secondo il Rapporto Svimez  2019, all’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovane fino a 34 anni, quasi un quinto laureato. Un problema che, purtroppo, ci richiama a quella realtà legata al fenomeno emigratorio che già a fine Ottocento, subito dopo l’Unità d’Italia, ma soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, ha visto milioni di italiani, specie quelli del Meridione, emigrare verso le regioni del Nord e i paesi europei ed extraeuropei. Di questi emigranti buona parte ha raggiunto le regioni del Nord, che ha svolto fin dall’Unità d’Italia una politica a loro favore, tale da discriminare il sud e creare le condizioni per avere due italie, e quindi due differenti velocità di crescita,  il Nord verso un progressivo sviluppo socio-economico, e il Sud molto a rilento, tale da dare origine a quella che viene chiamata tuttora la “questione meridionale”, le cui conseguenze ancora oggi le subiamo e ne siamo condizionati. Basti valutare le differenti condizioni socio-economiche fra le regioni del Nord, fra cui il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, e le regioni del Sud, come la Sicilia, la Calabria, la Basilicata, la Puglia, la Campania. Due Italie differenti soggette a diverse condizioni economiche, ma soprattutto a un diverso processo di sviluppo, che vede le regioni del Nord correre speditamente verso la cosiddetta “autonomia differenziata” e l’altra Italia quella del sud, verso un pseudo “federalismo”, che penalizzerebbe di più le regioni meridionali.

Tutto questo discorso ci porta a dare un giudizio  su quella che è la situazione attuale della nostra regione, la Puglia, ma in special modo la Capitanata, di cui, a mio parere, sta soffrendo maggiormente l’attuale crisi occupazionale e sociale, in quanto priva di progettualità socio-economica, ma soprattutto di una classe politica che sia all’altezza di costruire un futuro più equo e solidale, basato sullo sviluppo territoriale, ma soprattutto sulle grandi potenzialità che oggi un territorio, come quello dauno e quindi quello garganico, offre. Un territorio che purtroppo è soffocato, non solo da una politica priva di grandi “utopie” e di grandi “idee”, ma da una politica che è stata soggiogata e condizionata da forze esterne di dubbia moralità e di dubbia correttezza politica. E in questo mi riferisco alle cause che hanno determinato lo scioglimento, per “condizionamenti mafiosi”, diversi Comuni della Capitanata, da quello di Monte Sant’Angelo a quello di Mattinata, Cerignola e Manfredonia. Tutto ciò, pone seri interrogativi sul ruolo che oggi la politica deve avere, nell’ambito del   proprio sviluppo territoriale. Ma soprattutto del ruolo che oggi la cultura deve assumere, nell’ambito di un processo rigeneratore non solo della politica, ma soprattutto della comunità. E mi riferisco alle tante realtà culturali dei centri della Capitanata, fra cui Foggia, Cerignola, Manfredonia, Monte Sant’Angelo,  soggetti a dure prove per creare le basi per uno sviluppo territoriale, equo e sostenibile, di cui oggi abbiamo bisogno. Uno sviluppo che sia legato principalmente al proprio territorio, ma soprattutto a quelle forze sane e indipendenti che fanno capo a intellettuali e uomini giusti, che purtroppo si mantengono fuori da ogni contesto politico, in un momento di grave crisi, non solo economica, ma soprattutto di valori e di giustizia sociale. In altri termini, manca, oggi, nelle comunità locali, una visione utopica della realtà, che possa dare una spinta nel creare un nuovo mondo più giusto ed equo, con la consapevolezza che tutti siamo uguali, sul piano dei diritti e dei doveri, e partecipi di un comune destino, nei confronti di una comunità che si identifica in una città o in una regione. Per questo abbiamo bisogno di una nuova visione della realtà, che venga legata principalmente a dei “movimenti” culturali che abbiano in loro stessi   nuove visioni della vita e della realtà, non più condizionate dal potere politico, ma soprattutto dal potere “intellettuale”, capace di prefigurare un nuovo mondo e quindi una nuova realtà, legata, da una parte allo sviluppo locale, e dall’altra a quello globale. Non vi può essere sviluppo e, quindi, progresso, se non si creano le condizioni di un nuovo “movimento” che venga direttamente dalla cultura del proprio territorio, per poi allargarsi verso l’esterno; ma soprattutto un nuovo movimento che venga dall’essere cosciente di appartenere ad una comunità che abbia come fine non solo il bene individuale, ma soprattutto il “bene comune”.  E questo, oggi, non può avvenire attraverso la politica, ma attraverso una nuova presa di coscienza da parte della cultura, legata al proprio territorio e, quindi, come afferma Heidegger, all’essere parte integrante del mondo.

            

GIUSEPPE PIEMONTESE, Società di Storia Patria per la Puglia

 

Con messaggi n. 1 del 03.02.2020 Prot. AOO_026_1177 (https://protezionecivile.puglia.it/wp-content/uploads/pubblicazioni/messaggi_allerta/20200203_1625_MessaggioAllerta_001.pdf) e n. 1/2 del 04.02.2020 Prot. AOO_026_1270 (https://protezionecivile.puglia.it/wp-content/uploads/pubblicazioni/messaggi_allerta/20200204_1618_MessaggioAllerta_001.pdf), la Protezione Civile Regionale ha diramato l’allerta, prima gialla e poi arancione, per l’arrivo del forte vento, avvertendo tutti i Comuni della Capitanata dell’imminente pericolo, quindi anche il nostro Comune, tanto che, già durante la notte, il vento ha cominciato a soffiare forte.

Il Sindaco d’Arienzo sarebbe dovuto intervenire già dalle prime ore di questa mattina, decretando la chiusura delle scuole e avvertendo la popolazione e invece si è fatto vivo soltanto verso le 12.30, quando lui stesso ha annunciato, via Facebook, di aver riunito il C.O.C. (Centro Operativo Comunale) ed emanato l’ordinanza di chiusura delle scuole per il pomeriggio del 5 febbraio e per l’intera giornata del 6 febbraio 2020. Intanto, i genitori hanno vissuto momenti di panico, temendo per l’incolumità dei propri figli: tutto ciò è semplicemente assurdo! L’ordinanza di chiusura scuole andava fatta già nella prima mattinata, anche per evitare che la gente si riversasse nelle strade per accompagnare i figli a scuola. E non si dica che i genitori avrebbero potuto evitare di mandare i figli a scuola perché, come dovrebbero sapere bene il Sindaco e tutta la sua Amministrazione, se la scuola è aperta, non mandarli significa avere l’assenza, invece la Scuola chiusa con ordinanza sindacale non fa fare assenza. Inoltre, in una delle scuole c’è un’impalcatura per lavori in corso: e se quell’impalcatura fosse caduta mentre gli alunni entravano o uscivano da scuola?

Inoltre, sono state segnalate diverse criticità (foto sotto riportate): alberi e lampioni caduti, un palo della APU (la tanto amata zona a traffico limitata) abbattuto; un pezzo del muro perimetrale della Casa di riposo è quasi caduto; la palestra della Zona Galluccio completamente distrutta (e pensare che nei giorni scorsi l’Amministrazione Comunale, dopo la caduta del muro perimetrale, aveva affermato di averla messa in sicurezza!).

E se nel momento di quegli incidenti fossero passati dei pedoni, ma anche degli automobilisti, avremmo dovuto dire che è stato un puro caso? Ci sono tragedie che si possono evitare!

TUTTI QUESTI DANNI DENOTANO CHE L’AMMINISTRAZIONE NON PROGRAMMA INTERVENTI DI MANUTENZIONE: DEL VERDE (GLI ALBERI CADUTI), DEI PALI DELL’ILLUMINAZIONE (CADUTA PALO IN VIA MARCISI) ECC. E NON DICANO, DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE, CHE SONO SITUAZIONI VECCHIE PERCHÉ SONO BEN TRE ANNI CHE SONO STATI ELETTI PER AMMINISTRARE LA CITTÀ!

UNA COSA È CERTA: NON SI PUÒ PIÙ TOLLERARE TANTA SUPERFICIALITÀ E TANTA INCOMPETENZA DA PARTE DI QUESTA AMMINISTRAZIONE COMUNALE! (Fonte: Movimenti politici Forza Italia e Verso il Futuro – Monte Sant’Angelo)

 

Di Nico Baratta

Osservandolo da vicino, lì in terra, pare che “Il Viaggiatore” sia deluso, malinconico. E con l’umidità notturna pare che pianga.

È a terra, da ieri sera, 05 febbraio 2020, spezzato in due, forse dal fortissimo vento che in questi giorni sta mettendo a soqquadro Foggia, forse per mano di balordi criminali dell'inciviltà urbana, incuranti, o forse ignari, delle videocamere di sorveglianza, sempre che funzionino, che sveleranno chi ha provocato il danno. 

Non è la prima volta che la statua de “Il Viaggiatore” è sfregiata, presa di mira da chi crede possa far tutto. È stata graffiata, bucata, sfondata, sfigurata, riparata, ma è sempre ritornata con la sua valigia in mano.

Questa volta, però, il dubbio prevale sull'atto giacché il vento potrebbe averlo colpito. Un dubbio che ben presto sarà svelato. Un dubbio che ne pone un altro, quello del taglio, ben reciso. E il vento non recide di netto. Un dubbio che pone una domanda sulla fragilità della statua dal forte significato, e che dovrebbe avere una sola risposta: restaurarla con materiali più resistenti. 

Oggi “Il Viaggiatore” è lì arrabbiato. E solo la buona Foggia lo potrà, speriamo, farlo ritornare a sorridere. La città ha il dovere di rendergli giustizia per il suo fine, oltre per ristabilire la legalità, per quel messaggio di augurio verso tutti i nostri conterranei in terre forestiere che, anche obtorto collo, sono emigrate, soprattutto per lavoro, e che vorrebbero ritornare. 

“Ritorno a casa” è il nome della statua, anche se tutti la conosce come "Il Viaggiatore". Realizzata dal maestro di Faeto Leonardo Scarinzi su commissione del Rotary Club Foggia, la statua fu il dono alla città di Foggia, come messaggio di augurio, e perciò simbolo, verso tutti quei foggiani emigrati, un simbolo che saluta chi va e chi viene da quella stazione, un tempo secondo snodo ferroviario d’Italia.

Lui, “Il Viaggiatore”, deve ritornare a essere li, davanti alla stazione ferroviaria, come saluto a chi ritorna, come augurio a chi viaggia, come sprone a rincasare a chi se ne va, soprattutto come simbolo di civiltà.


Ad Maiora!                                                                                         

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“Cammini 2020” è il tema della 7^ edizione di “Libando, viaggiare mangiando”, la manifestazione in programma a Foggia dal 24 al 26 aprile 2020, che sarà presentata in anteprima alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano lunedì 10 febbraio alle ore 14.30 nello Stand di PugliaPromozione – Regione Puglia (ubicato nel Padiglione 3, stand C55 C59 G54 G58, quartiere espositivo di Fieramilanocity).

Promosso dal Comune di Foggia – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’associazione Di terra di mare, l’impresa creativa Red Hot, Asernet, Streetfood Italia e con il patrocinio di Regione Puglia, Puglia Promozione, Distretto Produttivo Puglia Creativa, Symbola, Federturismo Confindustria, Federeventi e Confcommercio Foggia, “Libando” è diventato negli anni un contenitore culturale, capace di raccontare enogastronomia, turismo e cultura.

Dopo aver percorso tanta strada e aver approfondito diversi temi – come Cibo e Riciclo, Cucina Madre, Grani di Puglia, Urban Food, Mediterraneo in strada – “Libando, viaggiare mangiando” punta i riflettori sui cammini, che esplorerà a tutto tondo. Da quelli religiosi a quelli sportivi, attraversando le diverse sfaccettature compresa la transumanza, riconosciuta patrimonio culturale dell’Unesco.

Il tema dei cammini percorrerà tutti gli ambiti di Libando: dalla cucina all’arte, dai laboratori allo street food, dai banchetti letterari al teatro e tanto altro.

A raccontare l’evento alla Bit saranno: l’assessore Regionale Industria turistica e culturale Loredana  Capone, il Sindaco di Foggia Franco Landella, l’assessore alla Cultura del Comune di Foggia Anna Paola Giuliani, il dirigente Servizio Cultura e Turismo del Comune di Foggia Carlo Dicesare, il presidente di Streetfood Italia Massimiliano Ricciarini, le ideatrici dell’evento Ester Fracasso e Maria Pia Liguori, Andrea e Valentina Pietrocola, blogger de La Cucina del Fuorisede, che da diverse edizioni si occupano dei social media dell’evento.

«Negli anni Libando ha rappresentato una formula innovativa e riuscita. È stato uno degli eventi che ha maggiormente costruito interesse ed attrazione, su cui l’Amministrazione comunale ha scommesso con audacia e visione strategica. La cornice della Borsa Internazionale del Turismo di Milano come luogo in cui presentare la settima edizione dell’evento conferma la bontà di un format attraverso il quale abbiamo trasformato il cibo in storia, cultura, socializzazione, rivitalizzazione e valorizzazione di spazi urbani. L’enogastronomia è diventata strumento per costruire turismo ed interesse per Foggia, ma anche veicolo attraverso cui raccontare le nostre radici ed il nostro futuro. Il tema della nuova edizione rimette al centro questo obiettivo, lo affina e gli restituisce rinnovato vigore, con la certezza di celebrare nell’aprile prossimo un nuovo straordinario successo», afferma il Sindaco di Foggia Franco Landella.

«Libando è stata una delle più importanti sfide culturali che il Comune di Foggia ha intrapreso e vinto. Il percorso seguito in questi anni ha saputo parlare e affrontare i cambiamenti sociali e culturali della società con uno sguardo attento ed efficace. I numeri dei partecipanti hanno elevato questo evento a vero e proprio brand di caratura regionale e nazionale, come dimostra la presentazione della sua settima edizione in una location così autorevole. Siamo convinti di esserci incamminati su una strada fino a qualche anno fa poco battuta, di essere stati in qualche modo dei visionari per ciò che abbiamo immaginato e realizzato, con una passione che non è mai venuta meno e che nella prossima edizione di Libando sarà riproposta con ancora più convinzione», dichiara l’assessore alla Cultura del Comune di Foggia Anna Paola Giuliani.

«Anche quest’anno Libando sarà un contenitore ampio, multisettoriale, capace di mescolare arte e spettacolo, spunti culturali e identità. Una formula in cui abbiamo sempre creduto fortemente e che è diventata una sorta di ‘filo rosso’ dell’evento. Musica, cucina, storia sono gli ingredienti di una manifestazione che riversa ormai nelle strade di Foggia centinaia di migliaia di persone, in una festa meravigliosa e colorata, ma anche seria sul piano dei contenuti e dei messaggi. Sarà così anche per l’edizione di aprile, alla quale abbiamo lavorato con scrupolo, orgogliosi e fieri di aver realizzato un’offerta unica nel suo genere e a cui in molti guardano con crescente interesse ed ammirazione» sostiene il dirigente del Comune di Foggia Carlo Dicesare.

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#libando #cammini2020 #libando2020 #libandoallabit

 

Il Sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo e l’Assessore alla cultura e al turismo Rosa Palomba domani - venerdì 8 febbraio - prenderanno parte all’inaugurazione della mostra “Toccar con mano i Longobardi”, l'esposizione parte del progetto omonimo per il quale l'Associazione Italia Langobardorum, struttura di gestione del sito UNESCO "Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)", ha ottenuto dal MiBACT (Ministero per i Beni e le Attività culturali e per Turismo) il riconoscimento del suo valore e l'ammissione a finanziamento a valere della L. 77/2006 "Misure di tutela e fruizione a favore dei siti UNESCO" italiani.

La mostra, realizzata in collaborazione col Museo Tattile Statale Omero, ha l'obiettivo di far conoscere la straordinarietà e la complessità del sito UNESCO attraverso un percorso tattile e una gamma differenziata di opzioni di fruizione che ne facilitano la comprensione, assicurando a tutti un'esperienza multisensoriale ottimale.

Saranno esposti sette modellini tridimensionali in scala dei monumenti architettonici che rappresentano maggiormente il sito seriale longobardo e sette modellini relativi alle aree in cui sono situati i monumenti, per permettere l'esplorazione tattile dei loro contesti di provenienza.

A rendere il percorso ancor più accessibile saranno le audio descrizioni da ascoltare tramite NFC e QR code, nonché un catalogo in Braille e uno in large print.

La mostra, ad ingresso libero, sarà visitabile al Museo Omero fino al 22 marzo al 2020, per poi essere ospitata nelle sette città del sito UNESCO.

All'inaugurazione della Mostra Sabato 8 Febbraio ore 17 saranno presenti la presidente dell'Associazione Italia Langobardorum Laura Castelletti, Vicesindaco del Comune di Brescia; un funzionario del MiBACT e il presidente del Museo Tattile Statale Omero Aldo Grassini; i rappresentanti amministrativi dei Comuni di: Cividale del Friuli, Castelseprio e Gornate Olona, Campello sul Clitunno, Spoleto, Monte Sant'Angelo e Benevento.

L'Associazione Italia Langobarodurm costituita nel 2009 dai comuni della Rete è la struttura di gestione del sito, non ha scopo di lucro e si occupa di progettare, coordinare e monitorare le azioni di rete relative alla valorizzazione, promozione e sensibilizzazione del sito UNESCO.

Il Sito seriale "I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)", iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale il 25 Giugno 2011, include Cividale del Friuli, Brescia, Torba-Castelseprio, Campello sul Clitunno, Spoleto, Benevento e Monte Sant'Angelo e comprende le più importanti testimonianze monumentali longobarde esistenti sul territorio italiano, dal nord al sud della Penisola, laddove si estendevano i domini dei Ducati Longobardi. I beni compresi nel Sito, selezionati ognuno per la propria tipologia, rappresentano i modelli più significativi o meglio conservati tra le numerose testimonianze diffuse sul territorio nazionale e rispecchiano l’universalità della cultura longobarda nel momento del suo apice.
 

TOCCAR CON MANO I LONGOBARDI

8 febbraio 2020 - 22 marzo 2020
Museo Tattile Statale Omero - Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28 ANCONA
tel. 0712811935
www.museoomero.it - www.longobardinitalia.it
Social: facebook, twitter, instagram, pinterest, youtube

INGRESSO Libero

ORARIO
Dal martedì al sabato 16 - 19; domenica e festivi 10 - 13 e 16 - 19.

Progetto a cura di | Maria Stovali, Arianna Petricone, Francesca Morandini
In collaborazione con | Museo Tattile Statale Omero
Consulenza scientifica | Aldo Grassini, Cristiana Carlini, Giorgio Flamini
Consulenza tecnica | Cooperativa Opera: Monica Bernacchia, Massimiliano Trubbiani
Progettazione e realizzazione plastici 3d | Finlogic spa, SmartLab3d
Realizzazione catalogo Braille e pannelli tattili | Stamperia Regionale Braille onlus di Catania
Progettazione e realizzazione supporti allestimento | Casa di Reclusione di Spoleto
Audioguide | Compagnia #SIneNOmine
Traduzioni | Jim Bishop
Uffici territoriali | Albina Contenti, Pasquale Gatta, Sara Matilde Masseroli, Francesca Morandini, Pasquale Palmieri, Claudia Pitassi, Maria Stovali
CdA Ass.ne Italia Langobardorum | Laura Castelletti, Stafano Balloch, Maurizio Calisti, Pierpaolo d’Arienzo, Rossella Del Prete, Sara Matilde Masseroli, Ada Urbani
Si ringraziano | Ente Basilica - Santuario San Michele Arcangelo, Polo Museale dell’Umbria, Soprintendenza Lombardia Occidentale, Nicola Del Barba, Deborah Muzi, Luigi Salierno - SCOOP arl, SEMA snc, Piera Tabaglio, Selene Teodor

 

Prosegue spedito con il vento in poppa il rilancio strategico promo-commerciale del "Marina del Gargano", il porto turistico di Manfredonia, tra gli approdi più avveniristici del panorama nazionale e del Mediterraneo per infrastrutturazione, servizi e collocazione geografica. Unitamente all'incremento dei posti barca occupati e delle attività commerciali presenti, per il "Marina del Gargano" sta per iniziare un'importante serie di azioni, volute dal nuovo management di "Gespo", che ne aumenteranno esponenzialmente l'appeal non solo per gli addetti ai lavori, ma anche a vantaggio della valorizzazione e promozione 365 giorni l'anno di Manfredonia, del Gargano e della Puglia.

Tre gli imminenti appuntamenti di rilievo che attendono il Marina nei prossimi giorni. Si inizia, martedì 11 febbraio alla Bit di Milano dove, alle ore 13 nel Padiglione Puglia, vi sarà la conferenza stampa "Puglia dal mare, network di porti e nautica da diporto come destinazione turistica - Campionato mondiale di motonautica - Regata internazionale Brindisi - Corfù" con media e stakeholders nazionali ed internazionali. All'evento, che segna ufficialmente l'ingresso del "Marina del Gargano" nella rete degli approdi pugliesi, prenderanno parte gli Assessori regionali Loredana Capone (Turismo e Cultura) e Raffaele Piemontese (Bilancio e Programmazione), Aldo Patruno (Dirigente regionale del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio), Giuseppe Danese (Presidente Distretto Nautico Puglia), Alfredo Melcarne (Presidente Nazionale Assonautica e Vice Presidente Unioncamere Puglia) e Ciro Gelsomino (Presidente "Marina del Gargano", porto turistico di Manfredonia).

Tra gli obiettivi principali del "Distretto Nautico della Puglia" vi è la nascita di una nuova imprenditorialità che rafforzi le realtà già esistenti e al tempo stesso generi nuove attività anche nei settori produttivi collegati alla nautica e l’integrazione e lo sviluppo dei settori nautici connessi al turismo per potenziare l’offerta e migliorare la qualità dei servizi turistici regionali.

Nella stessa giornata dell'11 febbraio, sempre alla Bit (ore 15 Padiglione Puglia), il Marina sarà presente alla conferenza stampa "Giro d'Italia 2020, scoprire la Puglia in Bicicletta" con la quale saranno illustrate le attività previste per il passaggio dell'ultracentenaria manifestazione ciclistica che il prossimo 17 maggio, oltre al passaggio della carovana da Manfredonia e dalle principali città del Gargano, vedrà la partenza proprio dal Porto turistico del "Giro-E 2020", la versione green ed innovativa della competizione.

Il 15 febbraio, invece, dopo questa prestigiosa anteprima milanese, il management del porto turistico di Manfredonia sarà a Verona proprio per la presentazione ufficiale del "Giro-E 2020" (dal 12 al 31 maggio con partenza dalla Sicilia ed arrivo a Milano in Piazza Duomo), l'evento cicloturistico inserito nel calendario della Federazione Ciclistica Italiana organizzato da RCS Sport Spa durante il Giro d’Italia, sulle stesse strade e nelle stesse date che ha come scopo quello di far vivere a tutti gli amanti della bicicletta, ciclisti amatori o ex professionisti, l’esperienza di percorrere le strade del Giro d’Italia nelle stesse giornate della Corsa Rosa. Si disputa utilizzando, solo ed esclusivamente, biciclette da strada a pedalata assistita (E-Road Bike) fornite dal proprio Team di appartenenza.

L’arrivo di Tappa è previsto almeno un’ora prima dell’arrivo del Giro d’Italia, sullo stesso traguardo, sotto lo stesso striscione di arrivo del Giro d’Italia. La tappa del 17 maggio (in concomitanza con la Giovinazzo - Vieste), partirà proprio dal "Marina del Gargano" per concludersi, dopo aver attraversato i magnifici scorci paesaggistici del Parco Nazionale del Gargano, Vieste. Una notevole vetrina per la promozione turistica sul grande palcoscenico mediatico alla vigilia dell'avvio della stagione estiva.

Nel frattempo il nuovo management è al lavoro per offrire, già a partire dall'imminente primavera, servizi potenziati per i diportisti e nuove occasioni di attrazione per turisti e cittadini. Tra le novità in definizione, la gigantesca e romantica ruota panoramica affacciata direttamente sul mare che (da fine marzo e per i successivi tre mesi) impreziosirà lo skyline del "Marina del Gargano"; un'occasione per vivere emozioni ad alta quota ed assaporare la bellezza di Manfredonia e del Promontorio da un differente punto di vista, decisamente inedito e speciale, assolutamente da non perdere.

 

I Finanzieri del Comando Provinciale di Foggia hanno tratto in arresto O. S. K., 39 anni, per aver usato violenza e minaccia nei confronti di un capotreno delle Ferrovie del Gargano, in servizio nella tratta ferroviaria Foggia – San Severo.

In particolare, un militare della Guardia di Finanza di San Severo, libero dal servizio, mentre era a bordo del treno, è stato testimone, insieme ad altre decine di passeggeri che viaggiavano nello stesso scompartimento, di ripetute violenze verbali rivolte dall’uomo verso il capotreno. A scatenare l’aggressione dell’uomo è stata, dapprima, la richiesta che gli ha rivolto il capotreno di esibire il titolo di viaggio, di cui era privo, poi, di mostrare un documento di riconoscimento, necessario per poter elevare la contravvenzione. Richieste, a cui l’uomo ha reagito prima con violenza verbale, poi, alzando i toni, con esplicite minacce, che hanno attirato l’attenzione degli altri occupanti il convoglio, in gran parte studenti e lavoratori pendolari.

Tra questi, come detto, anche il finanziere della sezione Anti Terrorismo e Pronto Impiego (A.T.P.I.)  della Compagnia della Guardia di finanza di San Severo che, libero dal servizio, è prontamente intervenuto, interrompendo la sequela di insulti e di atteggiamenti intimidatori verso il capotreno, così riportando la calma tra i passeggeri. Giunti alla stazione ferroviaria della Città dei Campanili, è intervenuta a sostegno del militare ATPI una pattuglia dei colleghi “Baschi Verdi” dello stesso Reparto che ha preso in consegna l’uomo e lo ha trasferito in Caserma, per gli accertamenti di rito, nel corso dei quali è stata accertata l’esatta identità del soggetto nonché il possesso di un permesso di soggiorno scaduto e l’esistenza a suo carico di diversi precedenti di polizia.

O. S. K., 39 anni, di origine libica, senza fissa dimora, è stato quindi arrestato per il reato di resistenza ad un incaricato di pubblico servizio e associato alla Casa Circondariale di Foggia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ne ha convalidato l’arresto.

Il coraggioso gesto del Finanziere, testimonia che i militari A.T.P.I. sono una preziosissima risorsa delle Fiamme Gialle di Capitanata non solo per l’esecuzione dei servizi di ordine pubblico ma anche per il mantenimento del comune senso di sicurezza attraverso la quotidiana prevenzione e repressione di ogni forma di violenza contro i cittadini e i rappresentanti dello Stato, in ogni Sua espressione.

 

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